Da Mirafiori a Termini Imerese la Fiat è la roccaforte del “no”

TORINO — Un’ora dopo la chiusura dei seggi, i fischi di dicembre e le contestazioni più recenti ai leadersindacali si trasformano in una pioggia di no: alla Fiat, in tut-tol’arcipelagodifabbrichecheva da Mirafiori a Termini Imerese, da Torino a Palermo, il protocollo Damiano riceve una sonora bocciatura. In serata il dato di Mirafiori è completo: il no ha vinto con il 76 per cento, un dato che sale oltre l’80 per cento nelle aree operaie delle Carrozzerie e delle Meccaniche. Ma anche tra gli impiegati, tradizionalmente più moderati, il protocollo viene respinto con oltre il 62 per cento dei voti. All’Alfa di Pomigliano la bocciatura supera il 90 per cento. ACassino il no raggiunge l’84 pei cento, a Termini Imerese il 79 e a Melfi il 75 per cento. Risultati che si accompagnano ad un’altra affluenza alle urne, in molti settori superiore a quella registrata in occasione del referendum sulla piattaforma del contratto nazionale dei metalmeccanici.
Il dato complessivo è di quelli che non lasciano spazio a dubbi. E viene dai dipendenti di un’azienda che, superati gli anni bui della crisi, è stata rilanciata ed è alla vigilia di nuove assunzioni. Non un «no» dettato dalla paura del futuro, dunque, ma una contestazione di merito, basata sulla convinzione che in questo modo si possa ottenere di piti, soprattutto per quanto riguarda i lavori usuranti e il precariato. «Dopo questo risultato – dice il segretario della Fiom di Torino, Giorgio Airaudo – sarà difficile nascondere la questione Fiat come la cenere sotto il tappeto. Nelle fabbriche de) gruppo la consultazione si è svolta in modo corretto e con una grande partecipazione». In tutti gli stabilimenti di Fiat auto italiani ino sono stati circa 12.600 contro poco più di 2.800 si. Per Cgil, Cisl e Urt una,disfatta. Non differente il segno dei risultati al-lTveco, l’azienda del gruppo che producei camion: 1427no contro 708 si.
Firn e Uilm prendono atto della vittoria del no anche nelle aree dove le due organizzazioni favorevoli al protocollo sono piùradi-cate. «Ci inchiniamo al parere espresso dailavoratorieprendia-mo atto che esprimono indicazioni diverse rispetto alle piccole aziende do ve sembra prevalere il sì. Bisognerà comunque interrogarsi sul voto di Mirafiori», dice il responsabile della Firn torinese, Antonio Sansone. Il segretario nazionale dei metalmeccanici della Cisl, Giorgio Caprioli, ritiene invece che la vittoria del no alla Fiat sia il frutto «di un voto politicizzato in cui l’estremismo di sinistra si salda con quello di destra». Ma è difficile consegnare all’estremismo sette dipendenti di Marchionne su dieci. Diversa l’ipotesi di Maurizio Peverati che rappresenta la Uil a Mirafiori: «Più che una protesta contro i sindacati confederali mi sembra una protesta contro il governo e la richiesta di una politica che sostenga i redditi delle classi più deboli». In serata si esprime sul voto alla Fiat anche il leader nazionale della Fiom, Gianni Rinaldi-ni: «Il voto in Fiat – dichiara – si commenta da solo. È un dato omogeneo che esprime un dissenso sull’accordo e un disagio più generale nella fabbrica».
A Torino il no prevale anche nella altre aziende metalmeccaniche: in tutta la provincia circa il 70 per cento delle tutebluhaboc-ciato l’intesa. Positivo il giudizio di Roberto Di Maulo, segretario nazionale delFismic, ilsindacato autonomo più forte in Fiat: «Con questo voto si è consumato il V-day dei lavoratori delle grandi fabbriche».