Da fame un quarto delle pensioni

I pensionati di vecchiaia sono 10.880.000 e hanno ricevuto nel 2005 circa 1.265 euro al mese in media. Tra loro, sono 1.739.000, per il 70% donne, quelli in condizioni più difficili, con meno di 500 euro al mese; mentre 3.083.000 hanno percepito tra 500 e 1000 euro. Ma non sono tutti davvero anziani, questi pensionati, perché il 28% ha meno di 64 anni; e nell’insieme sono tanti, 17,7% della popolazione italiana, circa uno ogni due occupati. I dati statistici completi diffusi ieri dall’Istat aiutano a capire di che cosa si stia discutendo, quando si parla di revisione del sistema previdenziale.
L’analisi dell’Istituto centrale di statistica, condotta in accordo con l’Inps, contiene molti altri dati. Dei 10,9 milioni di cui sopra, il 74,5% riceveva (sempre nel 2005) unicamente pensioni di vecchiaia e il 25,5% anche altre prestazioni pensionistiche. Gli uomini rappresentano il 55,4%, ma ricevono il 64,2% dei redditi a causa del maggiore importo medio delle loro pensioni, 17.618 euro all’anno rispetto ai 12.169 euro percepiti in media dalle donne. Quattro milioni e 684 mila hanno diritto a una sola pensione, 321.000 a due o più pensioni di vecchiaia, 1.019.000 cumulano con altre pensioni.
Rispetto al 2004, nel 2005 il numero dei pensionati è aumentato dell’1,2%, mentre l’importo annuo dei loro redditi pensionistici è cresciuto del 4,2% (4,0% per i soli redditi da pensione di vecchiaia): non c’è stata dunque nessuna perdita di potere d’acquisto. Nel Nord i pensionati di vecchiaia sono più numerosi rispetto alla popolazione, il 20,7% (molto distante dal 13,7% del Mezzogiorno) e ricevono pensioni di importo in media leggermente superiore.
L’Istat ha censito anche tutti gli altri tipi di pensione: ai superstiti, di invalidità, indennitarie, di invalidità civile, sociali e di guerra. Nella condizione più grave di bisogno sono i 460.000 anziani, all’80% donne, che ricevono soltanto la pensione sociale, nella misura media di 398 euro al mese. Un secondo gruppo di pensionati sociali dispone anche di altri redditi da pensione, e riesce di poco a superare i mille euro al mese.
Mettendo insieme tutti i diversi tipi di pensione, in Italia alla fine del 2005 c’erano 16.560.879 titolari di pensione, numero pressochè invariato rispetto al 2004; mentre l’importo annuo dei redditi percepiti, pari a 214.881 milioni, mostra un incremento del 3,3% da un anno all’altro. Gli uomini sono il 47% del totale ma ricevono il 55,9% dei redditi pensionistici per effetto di un maggior importo medio (15.451 euro) rispetto alle donne (10.783 euro).
Il 68,4% del totale dei censiti ha diritto a una sola pensione, il 24,2% ne cumula due e un 7,4% è titolare di almeno tre pensioni. I dati raccolti da Istat e Inps mostrano poi che il 47,2% dei pensionati è nel Nord (oltre 7,8 milioni di persone), contro il 30,2% nel Sud e il 19,5% nel Centro.
Grazie all’aumento degli occupati, negli ultimi anni è risultata in leggera discesa la proporzione tra pensionati – di tutte le classificazioni – e occupati (importante dato che sono i contributi degli occupati a pagare le pensioni).
Da 74 pensionati per 100 occupati nel 2001 si è lentamente passati a 73 nel 2002, 72 nel 2004 e 71 nel 2005. Ma il rapporto è molto squilibrato nel Mezzogiorno, dove a pensionati meno numerosi corrisponde un ancor più basso numero di occupati ufficiali (altri non risultano perché illegali): dunque la proporzione è di 78 pensionati ogni 100 occupati.