Da Chirac nessuna chance per i sans papier

Non c’è stata nessuna bella sorpresa nell’ultima intervista del 14 luglio di Jacques Chirac, come avevano sperato i difensori dei bambini sans papier e delle loro famiglie. Il presidente si è limitato a dire che il sistema scelto dal ministro degli interni – esaminare caso per caso le situazioni delle famiglie dei bambini scolarizzati in Francia – è il «meno peggio e non ne vedo un altro». Per Chirac, bisogna piazzare la questione delle regolarizzazioni nel «contesto» dei più generali rapporti nord-sud, mentre la «Francia non ha la vocazione di lasciare entrare tutti».
Il Reseau éducation sans frontières si è organizzato per evitare che la distrazione estiva permetta delle espulsioni di famiglie con bambini iscritti nelle scuole francesi. Giovedì, il Resf ha portato all’Eliseo il pacco con 100 firme di sostegno, tra cui quelle del cantante Johnny Hallyday, dell’attrice Charlotte Gainsbourg, dei sociologi Edgar Morin e François Dubet, del sindacalista François Chérèque, della psicanalista Catherine Dolto. Il Resf, che lunedì organizza una nuova manifestazione a Parigi di fronte ai locali dell’Alta autorità contro le discriminazioni, denuncia la «vaghezza» dei criteri stabiliti per le regolarizzazioni dalla circolare di Sarkozy del 13 giugno scorso. I «criteri» sono di avere un bambino che ha frequentato l’ultimo anno scolastico, di non avere legami con il paese d’origine (c’è l’assurdo di «non parlarne la lingua» che non si sa se si applica al bambino o a tutti), di essere bene integrati in Francia. Le famiglie hanno tempo fino al 13 agosto per presentare la domanda, e ogni notte si formano code interminabili, con persone che dormono in strada alle porte degli uffici. In altri termini i criteri sono talmente vaghi che giustiticano tutti i rifiuti. La Prefettura di Parigi, secondo il Resf, sembra abbastanza larga di manica. Mentre quelle della banlieue sono molto più severe. Per rispondere alla levata di scudi su questa vaghezza di interpretazioni, Sarkozy ha deciso di riunire i prefetti il 24 luglio, per fare chiarezza.
Oltre alla circolare del 13 agosto, c’è un testo di interpretazione pubblicato il 30 giugno, che ha aggiunto altra confusione. In questo documento, che pare essere solo una nota interna senza valore giuridico, c’è l’indicazione di escludere dalla regolarizzazione tutte le famiglie che provengono da «paesi sicuri». La lista dei paesi sicuri è quella del diritto d’asilo, che esclude ormai paesi come la Bosnia, il Mali, il Senegal, l’Albania. Inoltre, sarebbero esclusi anche paesi come la Romania e la Bulgaria, con la scusa che entreranno nell’Ue nel 2007 o al massimo nel 2008. In pratica, la maggior parte delle famiglie di sans papiers sarebbero escluse dalla circolare. Inoltre, mentre l’attenzione è focalizzata sulle famiglie, le espulsioni di persone sole o di coppie senza figli sta viaggiando a un ritmo sostenuto. «Sarkozy sta dividendo i sans papier – denuncia il Resf – da un lato le famiglie, dall’altro i celibi».