«Da Bush solo bugie, gli Stati uniti hanno già perso»

Phyllis Bennis, dell’Institute for policy studies: anche l’ultima menzogna, la democratizzazione, è fallita

PERUGIA
Ricercatrice dell’Institute for policy studies (Ips, www.ips-dc.org), Phyllis Bennis è stata la mattatrice della sesta Assemblea dell’Onu dei popoli conclusasi ieri a Perugia e che culminerà nella Perugia-Assisi. Pacifista, autrice di «Prima e dopo: la politica estera americana dopo l’11 settembre», la Bennis è specializzata in questioni mediorientali e Nazioni unite. È su questi temi che le abbiamo fatto alcune domande, nell’intervallo di una sessione di lavoro.

Cosa succede in Iraq, gli Stati uniti stanno perdendo oppure la loro strategia è quella di mantenere il caos?

Hanno già perso. Ora la propaganda Usa dice che bisogna portare la democrazia in Mesopotamia, perché tutti i precedenti obiettivi (trovare le inesistenti armi di distruzione di massa, recidere presunti legami tra Saddam e al Qaeda) si sono rivelati delle menzogne. Quando sarà definitivamente fallita anche la cosiddetta «democratizzazione» non avranno più alcuna ragione per occupare il paese. In questo momento per l’Amministrazione Usa sarebbe fondamentale dare l’impressione che Baghdad si stia, se non democratizzando, almeno stabilizzando. Tuttavia le occupazioni militari non possono portare ad alcuna forma di stabilità. È a causa di questa contraddizione di fondo che hanno già fallito. L’unica possibilità per iniziare la normalizzazione è ritirare subito le truppe.

I media ci mostrano ogni giorno marines incapaci di fronteggiare la guerriglia. Come va invece l’occupazione da un punto di vista economico?

Ogni mese costa al contribuente americano più del conflitto in Vietnam e precisamente 1,5 miliardi di dollari. Si tratta di denaro che viene sottratto direttamente al bilancio federale e che in questo momento dovrebbe essere utilizzato per riparare i danni dell’uragano Katrina. Per quanto riguarda la situazione sul terreno di guerra, è anch’essa disastrosa: le ditte incaricate della ricostruzione spendono il 25% del loro bilancio per la sicurezza e, allo stesso tempo, non riescono ad operare. Saddam Hussein, dopo la prima guerra del Golfo, riuscì a ricostruire le infrastrutture di base in un anno.

Come si esce da questa situazione? Che spazio c’è per le Nazioni unite?

L’Onu non deve assolutamente entrare in Iraq prima della fine dell’occupazione militare. Non si deve internazionalizzare la guerra, ma la pace, quindi le Nazioni unite potranno entrare in gioco solo dopo l’uscita delle truppe statunitensi alle quali comunque, a causa delle distruzioni e delle sofferenze che hanno provocato, non dovrebbe essere assegnato mai alcun ruolo.

Che conseguenze sta avendo il conflitto sull’intero Medio Oriente?

Devastanti. Sta destabilizzando l’intera area e riducendo l’Iraq a quello che non era mai stato prima: un centro del terrorismo internazionale.

Dove vanno le Nazioni unite di Kofi Annan sfiduciato e con gli Usa rappresentati da John Bolton?

L’Onu può recuperare credibilità soltanto accogliendo nel suo seno le voci della società civile, dei movimenti, non rispondendo più alle esigenze dell’imperialismo statunitense. Per quanto riguarda Bolton va chiarito che non è un’eccezione nell’amministrazione Bush, al contrario la rappresenta molto bene nella sua arroganza e aggressività. In questo momento Annan dovrebbe resistere alle pressioni che mirano alle sue dimissioni. Piuttosto che per l’Oil for food avrebbe dovuto ritirarsi nel 2003, quando il Palazzo di vetro ha riconosciuto l’occupazione Usa.

Capitolo Palestina. È possibile un periodo di pace dopo le mosse unilaterali del premier israeliano Sharon?

Non scherziamo…tutte le mosse fatte finora da Sharon mirano ad ottenere il via libera di Washington all’occupazione e a una Palestina sempre più piccola. E sai il governo di Tel Aviv cosa ha concesso in cambio? Gaza. Davvero un prezzo molto modesto da pagare!

Con una situazione del genere sul terreno la soluzione dei due stati (da anni stella polare della strategia dell’Olp, ndr) è ancora percorribile?

Sta diventando di fatto impossibile. Personalmente non ho mai creduto che si trattasse della soluzione «giusta», ma solo di quella realmente possibile in un determinato periodo storico. Con la penetrazione del muro all’interno della Cisgiordania e l’espansione delle colonie inglobate dalla barriera sta prendendo corpo quella che Sharon chiama una soluzione ad interim permanente. Una contraddizione in termini, ma che ha come effetto quello di rendere impossibile la soluzione dei due stati (quello palestinese sarebbe, allo stato attuale, costituito da tre bantustan in Cisgiordania, forse collegati a Gaza da un’autostrada, ndr).

Hamas parteciperà alle elezioni di gennaio, forse i fratelli musulmani faranno qualcosa di simile per il voto egiziano di novembre e in Iraq si è votato dopo tanti anni di dittatura. Bush sostiene: la democrazia avanza.

Come dice la scrittrice egiziana Nawal Saddawi, questa retorica è solo una nuova forma d’imperialismo: non stanno rubando più soltanto le nostre risorse, ma anche le nostre lotte, rivendicando qualcosa (la battaglia per la democrazia in Medio Oriente, ndr) che esiste da anni, mentre per anni loro non hanno fatto altro che appoggiare le dittature più brutali.