Da “Batti e Ribatti” ai corrispondenti, al caso-Santoro

Il senso di responsabilità e l’entusiasmo che metto dall’inizio del mio mandato nella difficile opera di rilancio e valorizzazione del ruolo della Rai, nella società italiana e nel mercato, non mi impediscono ma al contrario mi spronano a rilevare negli ultimi tempi una successione di atti e di omissioni, da parte dell’attuale dirigenza aziendale, a dir poco preoccupanti.
Ancora pochi giorni fa, disattendendo una specifico orientamento del consiglio di amministrazione, il direttore generale annunciava la ripresa di una trasmissione di approfondimento, inopportunamente affidata a suo tempo ad uno stretto collaboratore di Berlusconi.

Martedì, il direttore generale proponeva a sorpresa, alla fine di un’estenuante riunione del consiglio di amministrazione, la collocazione a Londra di un giornalista tuttora oggetto di indagine interna, strumentalizzando una vecchia richiesta di trasferimento dell’attuale corrispondente da Londra e costringendo per la prima volta il consiglio di amministrazione a una lacerante votazione, che ha coinvolto anche il presidente. Nella stessa occasione, si decideva a maggioranza lo spostamento e la promozione a vice-direttore di RaiDue di un giornalista già occupato a Parigi. Tutto questo, a dispetto della pur unanimemente riconosciuta necessità di un serio confronto e di ragionate decisioni sia per sistemare organicamente le corrispondenze dall’estero, sia per sottrarre RaiDue all’attuale disastrosa situazione, sia per recuperare all’azienda le risorse e il talento dei tanti dirigenti lasciati tuttora inoperosi.

E ora occorrerà dare una risposta inequivocabile, a tempi brevi e senza ulteriori, speciosi indugi, alla vicenda di Michele Santoro. Togliendo ogni alibi o pretesto a chicchessia, sono ormai un fatto compiuto anche dal punto di vista formale le sue dimissioni da parlamentare europeo. E’ arrivato il momento che ognuno si assuma le proprie responsabilità, con chiarezza. Non sfugge a nessuno, al di là delle individuali valutazioni sul personaggio e sulle sue trasmissioni, che il caso-Santoro rappresenta una cartina di tornasole. Se questa dirigenza aziendale acconsentirà, come peraltro richiedono contratto e sentenze, al suo pieno e immeditato ritorno in video, avrà acquisito un indubbio merito, rispetto alla precedente dirigenza. Se invece Santoro fosse tenuto ancora in questi mesi, con una scusa o con l’altra, fuori dallo schermo, questa dirigenza rivelerebbe inequivocabilmente, nei suoi componenti più rappresentativi, una natura sostanzialmente subalterna a interessi e diktat provenienti dall’esterno dell’azienda.