Da aprile la guerra dei robot

Ad aprile il Pentagono invierà a Baghdad un primo contingente di eccezionali soldati, le cui qualità vengono così descritte dal portavoce del Joint Forces Command: «Non hanno paura, non hanno fame, non ignorano gli ordini, non s’impressionano se chi è accanto viene colpito» (The New York Times, 16 febbraio). Sono i primi soldati robot: piccoli cingolati che, guidati a distanza da soldati umani con speciali computer portatili dotati di joystick, fanno vedere e sentire loro (attraverso videocamere e microfoni) che cosa c’è intorno. Quando il soldato umano individua il nemico (o presunto tale), basta che prema un pulsante e il soldato robot apre il fuoco con una mitragliatrice che spara 1.000 colpi al minuto. Il soldato robot, dichiarano i responsabili del programma, è «un sogno che il Pentagono insegue da trent’anni». Ora il sogno sta divenendo realtà: i prototipi che da aprile saranno messi alla prova in Iraq sono solo l’avanguardia di legioni di soldati robot che stanno per uscire dai laboratori del Pentagono nel quadro del programma «Futuri sistemi di combattimento». Particolarmente impegnato in questo campo è lo Space and Naval Warfare Systems Center di San Diego: ha costruito un soldato robot di sembianze umane, con un occhio da ciclope e un fucile come braccio destro, che per ora si allena sparando a lattine di Pepsi in attesa di bersagli umani.

Questo e altri laboratori stanno lavorando a prototipi di soldati robot in grado di operare autonomamente senza il controllo di un operatore a distanza. Molti sono ancora i problemi tecnici da risolvere, anzitutto quello che il soldato robot distingua l’amico dal nemico. «Non gli daremo facoltà di decidere sulla vita o la morte finché non saremo sicuri che è in grado di farlo», dichiara il responsabile del centro di ricerca del Joint Forces Command. In attesa, ha consultato dei giuristi i quali gli hanno detto che «non vi sono proibizioni perché i robot prendano decisioni di vita o di morte». Non dice il responsabile che tale facoltà dipende dal programma che verrà immesso dal Pentagono nella «mente» dei soldati robot.

L’importanza che il Pentagono attribuisce ai soldati robot è dimostrata dal fatto che per il programma «Futuri sistemi di combattimento» è previsto uno stanziamento di 127 miliardi di dollari. Ciò farà crescere ulteriormente il budget del Pentagono che, nell’anno fiscale 2006, viene portato a 419,3 miliardi di dollari (il 42% in più rispetto al 2001). Ma la spesa militare statunitense va ben oltre: si aggiungono al budget del Pentagono 16,5 miliardi di dollari per l’arsenale nucleare (iscritti nel bilancio del Dipartimento dell’energia), più altre voci (tra cui 70 miliardi annui per i militari a riposo) che portano la spesa militare effettiva per l’anno fiscale 2006 a oltre 600 miliardi di dollari, circa un quarto dell’intera spesa federale. E in più vi sono le spese per le guerre in Iraq e Afghanistan (105 miliardi di dollari nel solo 2005).

Al Pentagono sono però convinti che quello dei soldati robot sia un ottimo investimento: non solo perché farà «risparmiare vite americane», ma anche perché farà risparmiare dollari. Ogni soldato, spiegano al Pentagono, costa in media per tutta la sua vita professionale oltre 4 milioni di dollari. Un soldato robot, nell’attuale versione, costa invece solo 230 mila dollari. Per di più, finita la sua vita professionale, il soldato robot non va in pensione, per cui non pesa più sul budget del Pentagono, oggi in difficoltà a causa di una spesa pensionistica che, per gli attuali soldati, è prevista in 653 miliardi di dollari.

Per questo al Pentagono sono convinti di aver trovato la soluzione nei soldati robot che, oltre a costare meno, non solo non hanno paura ma non pensano e, quando sono colpiti, vengono rottamati evitando l’impatto politico delle bare che tornano in patria. Molto dipenderà dai prototipi che da aprile verranno sperimentati a Baghdad, trasformando gli iracheni in cavie dei nuovi Dottor Stranamore.