Cuba – Usa -Onu: le risoluzioni non fanno primavera

Le risoluzioni dell’Assemblea Generale non sono esecutive, sono, in realtà, poco più che raccomandazioni. All’ONU chi comanda è il Consiglio di Sicurezza, cioè le 5 potenze che ne fanno parte: USA; Regno Unito, Francia, Cina e Russia, le cui risoluzioni sono obbligatorie. Un anacronismo totale, eredità della 2nda guerra mondiale. Comunque, vale anche il fatto che tutto il pianeta è contro quest’altro anacronismo del blocco economico più lungo della storia, iniziato ai tempi di Kennedy, e tenuto in vita anche dagli Stati Uniti di Obama. E’ bene tenere presente questo fatto perché l’opinione pubblica mondiale non è ben informata e crede che le risoluzioni dell’Assemblea Generale siano legge e quindi, nel caso specifico, eliminino l’embargo; tant’è che si assiste regolarmente ogni anno ad un vero e proprio festival della stampa mondiale che ne celebra la cessazione.

Ma non è così. L’embargo c’è, e resta, ratificato dallo stesso presidente Obama solo qualche mese fa. Infatti i Presidenti degli Stati Uniti debbono ratificarlo a scadenza annuale, ed Obama non ha avuto dubbi né scrupoli nel farlo. Mentre prima e durante la campagna elettorale che lo ha portato alla Casa Bianca, si era schierato, da semplice senatore, per la sua abrogazione. Realpolitik? Impossibilità di andare contro gli ancora forti interessi creati dalle lobby anticastriste della Florida, e rinforzatesi costantemente dai tempi di Reagan fino ad oggi? E’ probabile, e Cuba è meno prioritaria nell’agenda presidenziale della riforma della Sanità, le guerre in corso, la crisi economica mondiale. La rappresentante statunitense all’ONU ha definito “la solita solfa”, “vocabolario da guerra fredda” le argomentazioni della delegazione cubana che ha presentato la mozione.

Bisognerà comunque vedere ora quali saranno le reazioni del Governo nordamericano a questa massiccia presa di posizione della comunità internazionale. In altre parole, ne terrà conto? Terrà conto della sua stessa opinione pubblica che, secondo gli ultimi sondaggi, quasi al 70% è contro l’embargo? Edward Kennedy definiva la cessazione dell’embargo come “un obbligo morale” degli Stati Uniti. Ne potrà tenere conto? Dalle notizie che si hanno, pare che per il momento non si muoverà più di tanto.
Zapatero è stato a Washington e con Obama si è parlato di Cuba. La Spagna, ricordiamo, è il paese alfiere della normalizzazione dei rapporti tra Cuba e Unione Eurpea, e svolge una politica costante di riavvicinamento. Che ha dato i suoi frutti anche in Italia, vedi il viceministro Urso che si è appena recato a Cuba ad inaugurare il padiglione italiano alla Fiera Internazionale dell’Avana.
Nelle conversazioni a Washington, Obama e Zapatero hanno toccato anche il tema Cuba, ove Obama ha detto che gli USA avevano compiuto i primi passi, e che ora toccava all’isola caraibica. Bisogna ricordare però che i “primi passi” a cui fa riferimento Obama sono quelle licenze che permettono ai cubanoamericani residenti negli USA di viaggiare a Cuba con meno restrizioni, e lo stesso dicasi per quanto riguarda le rimesse economiche. Ora queste restrizioni erano state introdotte da Bush jr, mentre il “blocco” esiste dai primi anni 60.

In altre parole Obama ha riportato la situazione a com’era prima dell’era Bush jr, lasciando il resto invariato. Misure di pochissima rilevanza, hanno subito commentato i cubani, che lasciano tutto praticamente invariato, aggiungendo che l’imposizione dell’embargo è stato un atto unilaterale degli Stati Uniti, e che pertanto Cuba non deve compiere assolutamente nessun “passo” per suo conto. Imposto unilateralmente, deve essere tolto unilateralmente; e Cuba, aggiungono, non ha mai imposto nessun “bloqueo” agli Stati Uniti. Mentre fanno presente che togliere l’embargo andrebbe anche a favore degli interessi degli Stati Uniti, ove, come si è dimostrato in questi ultimi anni in cui è stato permesso un parziale commercio, forti gruppi imprenditoriali premono per potervi esportare i loro prodotti. Così come gli USA rappresenterebbero un mercato di primissima importanza per i prodotti cubani. In questi tempi di crisi l’eventuale cessazione del bloqueo assume quindi un importanza ancora maggiore.
Rimane quindi sotto osservazione l’evolversi dei rapporti fra i due Paesi e le speranze suscitate dall’avvento di Obama. Nella speranza che quest’ultime trovino una loro realizzazione, anche se meno veloce del previsto.