Cuba, prosegue il nuovo corso della Rivoluzione, tra progresso e tradizione

2 agosto Tra le placide acque del Mar dei Caraibi sin dal 1959 resiste a poche miglia dalle coste americane la Rivoluzione Cubana. Certo, ormai Fidèl Castro si è fatto da parte lasciando il potere al fratello Ràul Castro, non certo un tradimento degli ideali della Rivoluzione dato che Ràul era con suo fratello e il Che nella Sierra Maestra quando si combatteva contro il dittatore Fulgèncio Batista. Non certo un tradimento ma comunque una svolta, un rinnovamento sancito dalle riforme e dalle liberalizzazioni decise proprio da Raùl, il quale sembra essere convinto della necessità di imprimere un nuovo corso al governo dell’isola.

Per il secondo anno consecutivo Ràul Castro non ha tenuto personalmente il discorso di celebrazione per il Rivoluzione Day, tenutosi il 26 luglio di fronte a decine di migliaia di persone, preferendo lasciare la vetrina al suo vice-presidente, Josè Ramòn Machado Ventura. Ràul Castro era però presente alle celebrazioni, a differenza del fratello Fidèl, il quale per le non ottime condizioni di salute si è ormai defilato dalla vita politica del Paese, non rinunciando però a esprimere il suo illustre parere sulle questioni più importanti. Alla celebrazione era presenti anche alcuni esponenti del governo venezuelano, i quali han voluto segnalare la vicinanza tra il Venezuela e Cuba in un momento in cui il paese sudamericano è indebolito dalla malattia di Hugo Chàvez, il quale si è fatto operare proprio a Cuba per un tumore all’intestino.

«Dobbiamo definitivamente rompere con la mentalità dell’inerzia»: ha detto il vice-presidente Ramòn Machado Ventura, ribadendo la sua aderenza completa alla “vittoria delle idee” propugnata proprio da Fidèl Castro. Machado ha anche voluto sottolineare che al posto di enfatizzare che cosa gli manca, i cubani dovrebbero invece chiedersi e valutare quanto di più si potrebbe fare con quando a disposizione. Da quando l’Unione Sovietica è crollata, dal punto di vista economico le cose si sono messe molto male per Cuba, per questo un isola di undici milioni di abitanti ha dovuto per forza di cose cercare delle nuove strade per riuscire a rimanere a galla nonostante il pesante embargo che continua a gravare sulle sue spalle. Insomma Ràul Castro starebbe cercando di rivitalizzare e rinnovare l’economia cubana senza tuttavia perdere l’ideologia socialista e la forte carica morale e ideale della Rivoluzione; per far questo il governo ha approntato un cambiamento radicale all’interno del mondo del lavoro dove, grazie alla liberalizzazione, in un solo anno i lavoratori autonomi sarebbero aumentati del doppio portandosi alla cifra ragguardevole di 325.000.

A L’Havana è possibile toccare con mano questi cambiamenti dato che la Capitale è stata interessata dall’apertura di centinaia di piccoli negozi a gestione familiare, tra i quali si segnalano parrucchieri, piccoli ristoranti, e chioschi di cibo da strada. Certo la liberalizzazione sta avendo anche molti risvolti negativi, come ad esempio l’aumento indiscriminato dei prezzi di cibo e di materiali da costruzione, dovuto in gran parte proprio alla concorrenza e alla competizione sul mercato, e quindi alle speculazioni. Per questo Machado ha voluto ricordare ai cubani i valori della Rivoluzione: disciplina, ordine e rigore, cercando di fare appello al proprio senso civico al fine di evitare ulteriori speculazioni e sprechi di risorse.

Ràul Castro ha recentemente annunciato che ben presto vi saranno altri importanti cambiamenti, come ad esempio l’impegno a lasciar viaggiare all’estero i cubani più facilmente, e la liberalizzazione della vendita di beni statali e di macchine. Ma come hanno reagito i cubani a queste riforme dall’alto sancite da Castro e dal Partito Comunista Cubano? Innanzitutto andrebbe specificato che, a differenza di quanto riportato dai media americani, notoriamente ostili a Cuba e alla Rivoluzione, il consenso della popolazione cubana ai Castro non è mai vacillato. Anche nei momenti più cupi di crisi o della malattia di Fidèl, la popolazione cubana non ha mai manifestato la volontà di recidere il cordone con la Rivoluzione, dimostrando di apprezzare e tenere in debito conto le conquiste conseguite mediante essa nel corso dei decenni. E’ chiaro però che soprattutto una fetta di popolazione maggiormente istruita, cosmopolita, e giovane, ha cominciato a richiedere a gran voce un adattamento ai nuovi tempi; e Ràul Castro ha deciso di accontentarli al fine di evitare di creare una frattura con il popolo cubano che alla lunga avrebbe potuto incrinare il consenso della gente nei confronti del PCC e della Rivoluzione.

Si ascrivono in quest’ottica le liberalizzazioni previste da Raùl Castro soprattutto per quanto riguarda i salari e un mezzo potentissimo come internet. A Cuba infatti la popolazione in grado di leggere e scrivere è pari al 100% , una cifra spaventosamente alta che fa onore alla Rivoluzione, e che soprattutto inizia a richiedere a gran voce di mettersi in contatto con il mondo. Per questo se nel 2005 solo solo 3.3 su 100 cubani possedevano un pc (il 2%), dopo solo due anni, nel 2007, la popolazione in possesso di un pc è diventata pari al 16%, una crescita netta e in continua evoluzione. Ora che il Venezuela ha deciso di portare il cavo di fibra ottica da Caracas fino a L’Havana nel primo semestre del 2011, le cose dovrebbero ulteriormente migliorare. Per la verità Cuba accusa gli Stati Uniti di sabotare l’accesso a internet dell’isola. Secondo L’Havana infatti le sanzioni ai danni di Cuba non permetterebbero ai cubani di collegarsi a un cavo di fibra ottica installato a sole dodici miglia dalla costa del paese; per questo i cubani devono affidarsi a costosissimi “uplink” attraverso Cile, Brasile e Canada. Di conseguenza i prezzi di accesso al servizio sono molti alti, e accessibili solo a una piccola porzione della cittadinanza, per quanto il governo stia effettivamente provvedendo ad aprire vari centri aperti al pubblico dove poter navigare gratuitamente. Per non parlare dell’embargo che impedisce ai cubani di accedere alle componenti hardware americane necessarie a facilitare le connessione a internet.

Il tentativo operato da Raùl Castro è in sintesi quello di innovare senza perdere contatto con la tradizione, rompere lo stato di inerzia in cui Cuba è piombata da vent’anni a questa parte, senza operare nessun taglio nella spesa pubblica e nei servizi pubblici punta di diamante del suo sistema sociale, vedi istruzione e sanità. Dall’altro lato il governo sembra aver compreso l’importanza di allentare la stretta repressiva sull’isola, per questo starebbe cercando di aumentare la libertà a disposizione dei cittadini cubani.

Molto potrebbero fare anche gli Stati Uniti ponendo fine all’embargo che sta soffocando Cuba, come peraltro promesso anche da Obama, ma finora tutte le promesse americane sono rimaste lettera morta.