Croazia, sui banchi la genetica si fa “razzismo”

“Nature”, gli scienziati contro il ministro dell’istruzione che dice: la differenza tra serbi e croati sta nei geni

In Croazia anche la genetica entra in politica. In un allarmato articolo pubblicato fra le notizie dell‘ultimo numero della rivista scientifica Nature, Alison Abbott racconta di una rovente polemica che sta attraversando i media del paese balcanico.
Gli scienziati croati sarebbero “arrabbiati” poiché il loro ministro dell‘istruzione, università, ricerca scientifica e sport starebbe “incoraggiando gli insegnanti a promovuore l‘idea che i croati siano legati solo in maniera remota agli altri popoli slavi, come i serbi”, scrive la rivista internazionale.

Tutto nasce dalla riforma dei curricula scolastici in atto nel paese. Protagonisti della vicenda sono il fisico Vladimir Paar, capo della commissione per il curriculum scolastico, e il medico Dragan Primorac, ministro in carica dal 2003 (in forze nel partito ultranazionalista Hdz) e in particolare coature (insieme al genetista Luca Cavalli Sforza) di un articolo pubblicato sulla rivista Science nel 2000.

L’articolo, come spiega la prima autrice, Ornella Semino, dell’universitá di Pavia, è semplicemente “uno studio pilota condotto sui marcatori genetici stabili del cromosoma maschile Y, di un piccolo campione proveniente da diverse popolazioni europee (fra cui 58 croati forniti proprio da Primorac). Lo scopo è studiare la genetica delle popolazioni europee: studiamo i popoli odierni per cercare di ricostruire la loro storia. Il risultato mostra che le differenze sono solo quantitative e non qualitative – e cioè anche i popoli lontani hanno gli stessi marker degli altri – ma non ci può dire nulla della storia recente dei popoli”.

Paar ha proposto che i presunti risultati della ricerca – che lui chiama arbitrariamente – “la teoria di Primorac” vengano insegnati in terza media, nell’ambito del corso di storia. In particolare, in una intervista del 16 settembre al notissimo quotidiano di Zagabria Jutarnji list, Paar spiega che «all’interno del programma di storia bisogna inserire le nuove scoperte genetiche. E’ bene che i bambini comprendano lo spirito dell’interdisciplinarità e imparino come le ricerche delle scienze naturali possano contribuire fortemente allo studio della storia umana. Molto presto verrà confermato che i croati sono uno dei popoli più antichi d’Europa, e che gli ungheresi hanno il marker genetico slavo piú dei croati».

Fermo restando che gli scienziati – Primorac compreso – si guardano bene dal parlare di “marker genetico croato”, dalle parole di Paar è chiaro che il vero scopo dell’introduzione della presunte scoperte genetiche nelle scuole è di mostrare che i croati non sono slavi, ma radicalmente diversi dai loro ex-compatrioti serbi e musulmani di Bosnia.

Il ministro non ha mai smentito pubblicamente le semplificazioni di Paar, benché abbia inviato una lettera a Nature spiegando che naturalmente “le evidenze scientifiche in nostro possesso non sono sufficientemente forti da poter trarre conclusioni su origini diverse di croati e slavi”, aggiungendo che “purtroppo anche sui giornali gruppi diversi stanno tentando di interpretare i nostri dati per pure ragioni politiche. Noi semplicemente non lo consentiremo”, conclude, evidentemente nel timore che la sua brillante carriera scientifica possa essere rovinata da una manipolazione politica della scienza tanto rozza.

Il tentativo, mascherato da pseduo-scienza, di provare la presunta origine non slava dei croati non è un affare recente. La prima teorizazzione risale all’epoca dello Stato nazi-fascista croato (Ndh), durante la seconda guerra mondiale. Fu in quel periodo che si cominciò a parlare per la prima volta di un’origine persiana dei croati. Allo stesso tempo, i nazionalisti cercarono di dimostrare la radicale differenza tra la lingua serba e quella croata, tentando di introdurre artificialmente elementi che le diversificassero.

A seconda dei venti politici, i nazionalisti hanno cercato di utilizzare tutte le scienze a disposizione, dalla linguistica alla storia, per sostenere l’estraneità croata rispetto ai propri vicini. Ma nessuna ricerca potrà mai smentire il fatto che i serbi e croati si capiscono alla perfezione e che l’unica differenza fra di loro è quella religiosa. Per non parlare del fatto che molti serbi hanno per secoli vissuto in quello che oggi è territorio della repubblica di Croazia e molti croati in quella che è oggi la Bosnia.

La riprova che serbi e croati si capiscono perfettamente e che i loro immaginari culturali non sono poi così diversi, è che ultimamente sempre più gruppi teatrali e scrittori di Belgrado vengono ospitati a Zagabria e viceversa. Al recente Queer festival di Zagabria è stato bandito un concorso per la composizione delle fiabe sulla diversità. Delle quattro vincitrici, due erano state scritte da autori di Serbia e Montenegro. Chissà che ne pensaranno i fautori della pura linfa “ariana” croata.