Crescono i segnali di preparazione di un attacco militare contro l’Iran

In pochi giorni sono aumentati i segnali di preparazione di un attacco militare israeliano e statunitense contro l’Iran. Quanti di questi siano solo fattori di “pressing” tesi a intimidire l’Iran e costringerlo alla resa o quanto siano l’avvio sistematico di un processo di preparazione di un attacco vero e proprio secondo una consolidata tradizione statunitense, non è facilissimo dirlo guardando le cose dal nostro paese e sulla base delle informazioni a disposizione. Ma alcuni dati stanno diventando ormai e purtroppo molto nitidi.

Atilio Boròn nel suo blog sottolinea la gravità e l’emblematicità di un articolo comparso sulla Military Review (organo delle forze armate statunitensi) a firma di uno degli intellettuali di punta della Israel Lobby americana, Amitai Eztioni, consulente di divese amministrazioni USA. (vedi http://www.atilioboron.com/ ). Nell’articolo e poi in una intervista rilasciata alla corrispondente di Ha’aretz da Washington, Eztioni afferma che “l’unica opzione accettabile è un attacco militare esemplificante contro l’Iran” e che qualsiasi altra alternativa vada scartata.

In questi giorni va segnalata anche la visita improvvisa del Capo di Stato Maggiore statunitense, ammiraglio Michael Mullen, a Tel Aviv. Mullen si è incontrato con i vertici militari israeliani per discutere appositamente il dossier Iran.

Mercoledì, l’agenzia iraniana Fars ha fatto uscire la notizia che a 8 km da Tabuk, in pieno deserto, l’Arabia Saudita ha prestato un eliporto alle squadriglie da combattimento dell’aviazione israeliana. I sauditi hanno negato, come qualche settimana fa quando il Times rivelò che Riad aveva concesso lo spazio aereo per un eventuale attacco a Teheran. Ma ieri una fonte anonima israeliana al Jerusalem Post, ha confermato più o meno tutto. Stessa storia per le navi nel Canale di Suez. “Una decina di giorni fa, i pescatori della zona ne hanno contate una dozzina, dieci americane e un paio israeliane, prima che le motovedette egiziane li allontanassero: e se Il Cairo ha smentito tutto, ma gli israeliani hanno provveduto a smentire la smentita. «La copertura navale è il primo passo», dicono i militari israeliani: anche per questo, ai cantieri tedeschi della Blohm & Voss è arrivata l’ordinazione urgente di due navi da guerra, 300 milioni l’una” scrive oggi il Corriere della Sera, solitamente informato benissimo su quanto avviene nelle forze armate israeliane. Si rammenta poi la presenza nel Golfo Persico di sottomarini israeliani dotati di missili da crociera.Contemporaneamente si segnala il lancio di un altro satellite spia israeliano – l’Ofek 9 – che transiterà sui cieli iraniani.

Il Gulf Daily News – riprendendo una fonte locale – segnala invece movimenti di forze speciali Usa e israeliane in Georgia e soprattutto in Azerbaigian, al confine con l’Iran. http://www.gulf-daily-news.com/NewsDetails.aspx?storyid=281041

Siamo dunque alla vigilia di quello “scossone” che Israele vuole imporre all’agenda politica mediorientale e internazionale? Israele è disposta a tutto pur di uscire dall’isolamento e dall’empasse in cui si è cacciata a causa della sua politica aggressiva (ultima in ordine di tempo il sanguinoso attacco contro la Freedom Flottiglia nel Mediterraneo) e dell’apartheid contro i palestinesi che il mondo non è più disposto ad accettare. Ma è proprio questo il problema del mondo: i pericoli che derivano dalla politica dell’escalation israeliana e dalla sua sindrome di Sansone. Paradossalmente – ma non del tutto – sarebbe meglio che l’Iran disponesse già delle armi atomiche. Sarebbe questo l’unico impedimento materiale – la mutua distruzione assicurata – ad una guerra devastante e pericolosa per tutti.

* www.contropiano.org