CPN del 26/27 novembre 2005: odg sull’autodeterminazione delle donne

Ordine del giorno sull’autodeterminazione delle donne
Cpn – 26/27 NOVEMBRE 2005

L’escalation che sta vivendo in queste settimane la campagna contro la legge 194, simbolo oltre che strumento della autodeterminazione delle donne, non ha precedenti negli ultimi anni: il tentativo di bloccare l’introduzione in Italia della pillola abortiva RU486, le proposte dell’Udc di istituire una commissione parlamentare sull’applicazione della legge e di “aprire” i consultori pubblici ai volontari del movimento della vita sono tutte misure volte a “svuotare dall’interno” una legge che perfino il politico più sconsiderato si guarderebbe bene dall’attaccare frontalmente per non perdere il consenso della maggioranza dell’elettorato non solo femminile.
Questa crociata contro l’autodeterminazione delle donne viene oggi condotta spavaldamente dalla Chiesa cattolica e dalle destre, e legittimata da settori del centro sinistra, con un vigore che ha trovato linfa vitale nell’esito del referendum sulla legge 40. Mai come in questi giorni si assiste all’ennesima prova dell’inadeguatezza della sinistra a contrastare quello che è un disegno organico politico culturale insidioso che attraverso le donne investe tutta la società.
E’ sul controllo e sul disciplinamento del corpo femminile, ossessione del patriarcato vecchio e nuovo, che sta misurando infatti la sua forza il disegno di una società sempre più svuotata dei grandi principi su cui si è fondata la nostra democrazia costituzionale, e sempre più regolata sui dettami del Vaticano, che interviene ormai disinvoltamente fin dentro ciò che viene deciso nelle istituzioni pubbliche, si occupa delle leggi della Repubblica italiana, assurge a depositario assoluto ed indiscusso dell’unica etica, quella cattolica.
Gran parte della sinistra è incerta se non addirittura latitante su questi temi di estrema importanza, lo è stata durante la campagna referendaria e lo è oggi, basti pensare alla rapidità con cui è sparita dall’agenda politica dell’Unione l’abrogazione della legge 40, la stessa rapidità con cui solo qualche mese fa è stata archiviata in un colpo solo qualsiasi discussione sul dopo referendum, rimosso totalmente insieme a tutte le tematiche che esso sollevava. Come se si trattasse di aspetti aggiuntivi, irrilevanti, mentre in questione sappiamo che c’era e c’è il principio di autodeterminazione delle donne, così come il principio stesso di laicità dello stato contenuto nella nostra carta costituzionale, principi violati entrambi ripetutamente sia nella legge 40, sia nelle molteplici famigerate leggi regionali sulla famiglia degli ultimi anni. Anche il nostro partito ha su questo segnato il passo.
Ma non ci sono scorciatoie: non possiamo non ripartire proprio da lì, da quella sconfitta referendaria, che ha messo in evidenza sia il disegno egemonico della Chiesa cattolica, sia la sua rinnovata influenza nella società, sia, in particolare, la crescente subalternità del mondo politico nel suo complesso. Anche attraverso la furiosa campagna contro l’autodeterminazione femminile passa l’indebolimento della cultura laica e democratica del nostro paese.
Nell’epoca dell’impoverimento della politica, della crisi ideale, delle mille forme di precarietà e insicurezza materiale ed esistenziale, del bisogno estremo di identità certe, la Chiesa cattolica può finalmente presentarsi come unica forza di coesione sociale e spirituale, dispensatrice di quei valori rassicuranti che sfociano nelle nuove forme patriarcali dei fondamentalismi, dell’etnocentrismo, dell’eurocentrismo, della negazione dei nuovi diritti, come indica la vicenda dei Pacs.
Su questo intreccio di temi è necessario avviare un percorso di analisi e riflessione dentro il Prc, per contrastare il rischio evidente di una dismissione da parte della sinistra di quella cultura politica critica laica in cui noi ci riconosciamo in quanto femministe e comuniste.
E’ necessario che la campagna elettorale di aprile sia interamente attraversata da questi temi, e che la libertà della donne in materia procreativa diventi un punto chiave, con la difesa senza se e senza ma della legge 194 e l’assunzione di un nostro impegno chiaro per abrogare la legge 40.
Crediamo anche che sia necessario un lavoro di sensibilizzazione da parte del Prc verso tutte/i le/ consigliere/i regionali affinché si oppongano fermamente alla proposta circa il monitoraggio dell’attuazione della legge 194 e contro l’ingresso dei militanti antiaboristi nei consultori, un pacchetto osceno la cui applicazione come sappiamo è demandata alle Regioni.

* odg approvato all’unanimità