CPN del 26/27 novembre 2005: odg sulla controriforma costituzionale

ODG
La campagna referendaria per dire NO alla controriforma costituzionale

Il CPN, riunitosi il 26-27 novembre 2005-11-25

considerato che
il 20 ottobre la Camera dei deputati e il 16 novembre il Senato hanno approvato in seconda e definitiva lettura il disegno di legge costituzionale ‘Modifiche alla Parte II della Costituzione’, a maggioranza assoluta;
non essendo stato raggiunto il quorum dei due terzi la legge non è stata promulgata ma solo pubblicata come testo di legge sulla Gazzetta ufficiale per dare la possibilità di chiedere il referendum da parte di un quinto dei componenti di una delle Camere o di cinque Consigli regionali o di 500 mila elettori/elettrici;
il testo di legge è stato pubblicato il 18 novembre in GU, giorno da cui decorrono i tre mesi per la richiedere il referendum oppositivo e dunque per la raccolta delle firme;
il 23 novembre è stato depositato in Cassazione – primo firmatario Oscar Luigi Scalfaro – il quesito da parte di un vastissimo arco di organizzazioni politiche, associative e sindacali per avviare la raccolta delle firme per l’indizione del referendum;
la scelta di raccogliere le firme, pur potendo attivare la richiesta parlamentare o dei Consigli regionali, è finalizzata ad attivare immediatamente tutti/e i/le cittadini/e per coinvolgerli nella difesa della Costituzione repubblicana e costruire così le basi della vittoria del NO al referendum.

Denuncia il governo di centrodestra di utilizzare anche i tempi dell’indizione del referendum per tentare di provocare una caos istituzionale con il rincorrersi nei primi sei mesi del 2006 di scadenze particolarmente significative come le elezioni politiche e amministrative, l’elezione del Presidente della repubblica a cui si aggiungerà il referendum probabilmente nel giugno 2006.

Impegna tutte le organizzazioni del partito a organizzare la raccolta delle firme, il cui termine è il 18 febbraio, anche attraverso Comitati unitari del NO.

Ritiene di dover sottolineare ancora la ‘rottura costituzionale’ rappresentata dalla legge Bossi-Berlusconi perché:
cambia l’intera Seconda parte della Carta del ’48, ledendo le disposizioni dell’art.138 che impone al legislatore della revisione costituzionale di intervenire con modifiche puntuali di singoli istituti;
stravolge la forma di governo parlamentare attraverso l’introduzione del premierato assoluto, annullando il ruolo del Parlamento ridotto a esecutore della volontà del Primo ministro;
trasforma le elezioni in un processo di investitura del Primo ministro che non dovrà richiedere neppure la fiducia e potrà controllare a suo piacimento la maggioranza parlamentare disponendo del potere di scioglimento della Camera;
manomette le istituzioni di garanzia – Presidente della Repubblica, CSM, Corte costituzionale –svuotandole dei loro compiti di salvaguardia del pluralismo istituzionale, dei diritti, civili politici e sociali, di ogni cittadino/a;
dietro un falso federalismo, dato che il Senato non sarebbe organo rappresentativo delle realtà istituzionali territoriali, provoca la secessione dei ricchi dai ceti poveri attraverso la devolution delle competenze in materia sanitaria ed educativa, così da spezzare l’unità giuridica e politica della Repubblica e annullare il diritto di uguaglianza e la pari dignità sociale delle persone, sancita dall’art. 3 della Costituzione.

Dopo decenni di tentativi di realizzare la ‘grande riforma’ per cambiare in senso autoritario i connotati della Repubblica, ora, con la campagna di raccolta delle firme e poi con quella referendaria per far vincere il NO, è tempo di dare una nuova legittimazione popolare alla Carta costituzionale nata dalla Resistenza antifascista, per affermare la sua centralità e supremazia, fondamento della democrazia e dei diritti universali delle persone.

La segreteria nazionale di Rifondazione Comunista

Approvato all’unanimità, con 4 astensioni, dal Comitato politico nazionale del 27 novembre 2005

Per informazioni
www.salviamolacostituzione.it