CPN del 26/27 novembre 2005: intervento di Luigi Saragnese

Il compagno Bertinotti ci ha detto dei molti miglioramenti già avvenuti nella stesura del programma ai “Tavoli “ tematici dell’Unione. Ma, finora, per la scuola, nei fatti e nelle dichiarazioni pubbliche, continuiamo ad assistere al manifestarsi delle posizioni più diverse.
Insomma, avviene l’esatto contrario di quello di cui insegnanti, studenti e genitori avrebbero bisogno.
La questione centrale è se sia necessario, come il movimento di opposizione alla Moratti ha rivendicato sin dall’inizio, abrogare la legge 53 sulla scuola e la legge sulla docenza universitaria per avviare una politica scolastica alternativa a quella portata avanti dal centrodestra. Molte e autorevoli voci fra i partiti del centrosinistra hanno più volte ribadito la loro contrarietà a tale obiettivo, ricorrendo a diversi argomenti.
Esponenti della Margherita hanno, ad esempio, più volte sottolineato che “non è giusto ricominciare da zero quando si fa una riforma su un corpo vivo e vitale come la scuola” .La riforma viene definita (v. Farinelli 9 novembre al convegno della Margherita) “inadeguata, in diversi aspetti sbagliata, contraddittoria con le sue stesse premesse “ ma “Non serve azzerare tutto: alcuni elementi della riforma vanno conservati, magari modificandoli un po’ o realizzandoli pienamente”. “è per questo che non siamo d’accordo con chi chiede l’abrogazione della legge Moratti (…) perché sarebbe irresponsabile stressare ulteriormente il nostro sistema educativo con ulteriori attese messianiche e relative tensioni”
Anche per Ranieri, responsabile nazionale scuola dei DS “La logica va rovesciata: prima di parlare di abrogazione, l’Unione faccia le sue proposte”.
Se poi si passa dal piano nazionale a quello locale, e si presta attenzione alle scelte politiche concrete, quotidiane, più ancora che alle dichiarazioni o alle interviste, degli Assessori provinciali e regionali del centrosinistra ( e dei relativi apparati di funzionari che quasi sempre sono gli stessi della precedente legislatura) , la differenza è ancora più grande.
In questi mesi, dopo la sconfitta del centrodestra alle regionali di primavera, era già possibile nelle Regioni e negli Enti Locali governati dal centrosinistra intraprendere politiche che marcassero la discontinuità con quelle precedenti, che segnassero una inversione di tendenza rispetto alle politiche liberiste, di privatizzazione e mercificazione dell’istruzione e del sapere.
Assistiamo, al contrario, al moltiplicarsi di atti politici che prefigurano la continuazione della Moratti… senza la Moratti, esattamente come la politica delle “ grandi opere” dalla TAV al Ponte sullo Stretto vedono la continuità centrodestra- centrosinistra.
Si prenda la questione delle leggi regionali sui “buoni scuola”, varate da quasi tutte le regioni prima governate dal centrodestra: invece della loro abrogazione, si prevedono modifiche che, però, non intacchino il mantenimento del principio della “libertà di scelta educativa”, cioè la possibilità di continuare a scegliere le scuole facendosele pagare da tutti i cittadini.
Oppure, si prendano gli accordi Stato-Regioni sulla “sperimentazione” dei percorsi di formazione professionale, cioè quegli accordi che anticipavano la Riforma Moratti prevedendo per i giovani dopo la terza media la continuazione non nella scuola ma, appunto, nella formazione professionale, più o meno integrata, finalizzata al lavoro e gestita da privati: bene, all’approssimarsi della scadenza c’è un gran movimento di assessori della Margherita e/o dei DS che, invece di portare alla fine questa sciagurata esperienza , punta ad un loro rinnovo per altri tre anni, con l’assurdo che se tale posizione risultasse vincente nelle scelte delle regioni, il prossimo anno scolastico potrebbe avviarsi con la riforma Moratti, cancellata da una legge nazionale, che continuerebbe a vivere nelle Regioni governate dal centrosinistra.
Non importa nulla che sia all’ordine del giorno l’elevamento dell’obbligo a 16 anni e in prospettiva a 18, come frutto più maturo di un grande movimento di massa che è stato capace di sconfiggere la Moratti. Per loro, parlare di più scuola per tutti sarebbe un ripetere “idee inguaribilmente vecchie” (v. Farinelli al convegno del 9 novembre della Margherita), mentre la modernità sarebbe la formazione professionale per ragazze e ragazzi di 14 anni, finalizzata a lavori poveri, meramente esecutivi, precari; quella formazione professionale che invece, già settant’anni fa, Gramsci nei Quaderni del Carcere così definiva:” Nella scuola attuale, per la crisi profonda detta tradizione culturale e della concezione della vita e dell’uomo, si verifica un processo di progressiva degenerazione: le scuole di tipo professionale, cioè preoccupate di soddisfare interessi pratici immediati, prendono il sopravvento sulla scuola formativa, immediatamente disinteressata. L’aspetto più paradossale è che questo nuovo tipo di scuola appare e viene predicata come democratica, mentre invece essa non solo è destinata a perpetuare le differenze sociali, ma a cristallizzarle in forme cinesi.

Per questi motivi credo che tutto il Partito debba tenere fermo l’obiettivo dell’ abrogazione delle Riforme Moratti della scuola e dell’Università e impegnarsi nel sostenere una proposta di innalzamento dell’obbligo scolastico, senza pasticci e confusioni con la formazione professionale.
Ci serve avanzare una proposta chiara, indicare un percorso credibile a tutto il centrosinistra, facendo venire allo scoperto quanti sostengono “l’impossibilità tecnica” dell’abrogazione.
Nello stesso tempo occorre avviare una grande discussione di massa, nelle scuole, su un progetto condiviso di riforma della scuola secondaria superiore come, ad esempio, quello proposto dal movimento milanese di Retescuole, che coinvolga insegnanti, genitori e studenti e che sia capace di costruire un progetto di “scuola che vogliamo”.