CPN del 22-23 aprile 2006, la DICHIARAZIONE DI VOTO di CLAUDIO GRASSI

DICHIARAZIONE DI VOTO DI CLAUDIO GRASSI. COORDINATORE NAZIONALE ESSERE COMUNISTI

Le motivazioni del nostro voto favorevole al documento sono state argomentate negli interventi che abbiamo svolto nel corso del Comitato politico nazionale. Chi fosse interessato può leggerne la versione integrale nel sito www.lernesto.it.
In sede di dichiarazione di voto mi limito a sottolineare i due motivi principali.
1) Vogliamo cogliere pienamente e investire sull’apertura di una fase nuova nel Partito. Il Segretario ne ha parlato nella sua relazione, noi siamo disponibili. Occorre lasciarsi alle spalle – senza sottacere o sminuire le differenze politiche – i contrasti del congresso di Venezia e la loro accentuazione nei mesi seguenti. Riteniamo indispensabile che si determini, al centro e in periferia, un clima nuovo di civile convivenza e rispetto reciproco. Vorremmo lavorare per questo. Partiamo da una fase nuova, aiutati da un buon risultato elettorale, ma in una situazione molto complessa come quella determinata dalla presenza di Rifondazione Comunista nel governo. Riteniamo infatti che non sarà affatto facile né scontato far realizzare all’Unione una politica riformatrice.
Inoltre la nomina di Bertinotti alla Presidenza della Camera richiederà l’individuazione di un nuovo segretario e, visti gli impegni parlamentari di quasi tutti gli attuali membri della segreteria, di un nuovo gruppo dirigente. E’ un processo impegnativo, inedito per Rifondazione Comunista: sarebbe auspicabile affrontarlo con il coinvolgimento di tutto il Partito.
2) Nel merito del documento proposto, che abbiamo potuto modificare e integrare preventivamente, esprimiamo una condivisione di massima, mantenendo però un dissenso su due questioni politicamente rilevanti. In primo luogo diamo una valutazione meno ottimistica sulla reale possibilità e anche volontà del futuro governo di attuare una politica realmente riformatrice che sia diversa non solo da quella attuata da Berlusconi, ma anche da quella attuata dai governi tecnici e di centro sinistra degli anni ’90.
E’ vero che la situazione si è molto modificata rispetto a quegli anni, ma è altrettanto vero che nessun paese a capitalismo avanzato è riuscito a dare uno sbocco alle difficoltà determinate dalla crisi economica internazionale, nella direzione da noi auspicata. Anche la Spagna di Zapatero, che attualmente è, forse, il Paese con il governo più avanzato, non riesce ad attuare una politica economica seriamente redistributiva: siamo fermi alla riedizione del liberismo temperato.
In secondo luogo non riteniamo che la costituzione della Sezione italiana della Sinistra Europea rappresenterebbe la risposta più adeguata da mettere in campo per occupare lo spazio che si aprirà alla sinistra del Partito Democratico nel caso della sua costituzione. Questo non significa assolutamente disinteresse a proseguire un confronto che, al contrario, ci vedrà partecipi. Tuttavia a fronte della probabile costituzione del Partito Democratico noi riteniamo si debba lavorare in due direzioni. Da un lato investire per rafforzare il nostro Partito che deve mantenere la sua autonomia politica, culturale e organizzativa, rilanciando con forza il progetto della Rifondazione Comunista. Dall’altro lato, costruire la più ampia unità di tutte quelle forze politiche e sociali che hanno sostenuto il referendum per l’estensione dell’articolo 18 e le mobilitazioni di massa contro la guerra, per costruire un Polo capace di reggere la sfida con il Partito Democratico.
Dal nostro punto di vista la creazione della Sinistra Europea – Sezione italiana può mettere in secondo piano il necessario consolidamento e rafforzamento di Rifondazione Comunista e al tempo stesso, poiché non è in grado di essere il contenitore capace di raccogliere tutta la sinistra di alternativa, non essere oggi lo strumento più utile per unire tutte le forze pacifiste e antiliberiste.