CPN del 22-23 aprile 2006, intervento di GIANLUIGI PEGOLO

Intervento di Gianluigi Pegolo al Comitato Politico Nazionale del 22/23 aprile 2006

Ho apprezzato l’AUSPICIO UNITARIO con cui si è aperto e si è concluso l’intervento del segretario. Anch’io penso che in questa campagna elettorale si sia impegnato tutto il partito. Personalmente, nella mia esperienza a Napoli non ho riscontrato alcun clima ostile ed anzi colgo l’occasione di ringraziare il gruppo dirigente della federazione per la disponibilità dimostrata.
In questa nuova fase la ricerca dell’unità interna è una scelta doverosa e in questo senso sono per raccogliere il richiamo del segretario. A tal fine, ritengo necessario affrontare alcuni nodi che sono di ostacolo all’avvio di questo processo.
La prima questione riguarda la dialettica presente nel partito fra le diverse posizioni. Queste elezioni ci consegnano un risultato che nelle sue cifre è assai indicativo: 7 parlamentari sono stati assegnati alle minoranze su un totale di 68. Mi pare evidente che siamo di fronte ad una discriminazione ingiustificabile. Un percorso unitario richiede allora che da subito ci si impegni per garntire alle minoranze una condizione di effettiva pari dignità. Ciò significa un accesso effettivo agli incarichi di partito e ai ruoli istituzionali e il rigoroso rispetto dei principi democratici.
Ovviamente, la ricerca dell’unità implica anche un processo di convergenza sul piano dei contenuti della proposta politica. A tale riguardo credo sia utile soffermarmi su alcuni temi emersi nel dibattito. Affronterò per semplicità 3 questioni.

La prima riguarda L’ANALISI DEL VOTO.
Il risultato elettorale consente all’Unione di raggiungere la maggioranza, seppure di misura, in entrambi i rami del Parlamento. Non è cosa di poco conto e va giustamente valorizzata perchè costituisce la premessa per un governo liberato dall’ipoteca berlusconiana. Ma questo risultato apre anche grandi incertezze per l’ampiezza del consenso ottenuto dalle destre. Non solo, il recupero nell’ultimissimo periodo di Berlusconi indica che la debolezza della Casa delle libertà risiedeva nello scollamento del suo blocco sociale, più che in una disgregazione irreversibile dello stesso.
La domanda che inoltre sorge spontanea è come sia possibile che ciò sia avvenuto dopo che per mesi il centro sinistra veniva dato per sicuro vincente. Non mi convince un’interpretazione che individua nella capacità di Berlusconi , da un lato, e negli errori tattici dell’Unione, dall’altro, le ragioni di questo risultato inaspettato. La mia opinione è che in quel risultato vi si possa leggere anche un limite profondo dell’Unione e cioè l’incapacità di avanzare proposte mobilitanti. Limite che non è disgiunto dal prevalere in alcune delle forze della coalizione di un retroterra liberista. Penso all’inefficacia della risposta all’incursione di Berlusconi in tema di tasse. Ma questo getta una luce non rassicurante sulle prospettive dell’Unione.
In questo contesto il risultato di Rifondazione è positivo. Se ne può avere una prima percezione osservando lo scarto in termini di seggi con il risultato ottenuto nel 2001, ma anche in termini di voti il successo è evidente, specie al Senato. Nel merito del successo ottenuto dalla linea adottata dal partito, non mi pare che sia stato decisiva l’opzione della sinistra europea, mentre invece ritengo sicuramente positiva l’assunzione di una impostazione unitaria che , a mio avviso, è uno dei fattori principali del successo registrato al Senato. Il risultato alla Camera, invece, evidenzia un pericolo e cioè l’attrazione che l’Ulivo esercita su una parte del nostro elettorato. Il che deve farci attentamente riflettere sulla prospettiva che si aprirebbe per il nostro partito con la nascita del partito democratico.

Il secondo elemento di riflessione riguarda la PROSPETTIVA POLITICA.
Siamo tutti d’accordo sul fatto che uno spettro aleggia sulle prospettive future. Questo spettro si chiama “tentazione neocentrista”. Penso che tale propensione sarà l’elemento caratterizzante la prossima fase. Il punto è come affrontare questo rischio. Siamo tutti coscienti della necessità di garantire un sostegno al governo nascente. Il punto sul quale riscontro, tuttavia , delle differenze riguarda l’atteggiamento che deve accompagnare tale scelta. Non mi pare che l’assumere come motivo ispiratore quello della “garanzia dell’affidabilità” costituisca una condizione sufficiente a contrastare le pulsioni neo centriste di alcuni settori dell’Unione. Decisivo sarà infatti la capacità di modificare i rapporti di forza consolidando uno schieramento politico e sociale di alternativa. Ciò significa che l’unità della coalizione è conseguibile attraverso un processo dinamico, senza inutili appiattimenti.
Dovremo insomma essere UNITARI MA NON SUBORDINATI.
Questo atteggiamento è tanto più essenziale dopo i segnali che ci vengono dai poteri forti e alcune scivolate di alcuni esponenti dell’Unione. Per onestà devo dire, in ragione di queste considerazioni, che non ho condiviso la risposta che in prima battuta è stata data alla richiesta del direttivo della CGIL di abrogare la L.30. La scelta emendativa non è sufficiente e bene si è fatto nei giorni successivi a rettificare il senso delle prime dichiarazioni.

Il terzo ed ultimo elemento di riflessione riguarda il CHE FARE.
Sono state avanzate qui delle proposte che condivido.Per esempio mi pare giusto impedire un arretramento rispetto al programma sottoscritto, così come è giusto accompagnare l’esperienza del futuro governo con l’estensione di una partecipazione decentrata e di massa. E ancora, è giusto che l’impegno del nostro partito non si esaurisca a livello istituzionale ma che si indirizzi anche verso il sostegno dei movimenti di massa.
Vi sono tuttavia almeno due altri terreni sui quali sento la necessità di una riflessione.
Il primo è il profilo della nostra battaglia sociale e politica. La tenuta sul programma dell’Unione è necessaria ma non è sufficente. Avrei considerato utile che nel dibattito ci fossimo soffermati su alcune battaglie che non rientrano nell’orizzonte della coalizione ma che , a mio avviso, restano fondamentali.
Penso alla raccolta di firme per il ripristino della scala mobile o l’impegno, in tema di servizi pubblici, a respingere i tentativi di privatizzazione o, ancora, la necessità di un impegno – questo sì preventivo – contro impegni militari in Iran. Spero siamo d’accordo che su questi temi Rifondazione comunista debba rivendicare la propria autonomia d’azione e sostenere le proprie ragioni anche a livello di governo.
Un’ultima considerazione relativamente allo sviluppo della sinistra di alternativa. Sono note le riserve mie e di altri compagni sulla proposta della sinistra europea. Non è il caso di ritornarci. Mi chiedo, semplicemente: di fronte alla minaccia del neocentrismo la proposta della sinistra europea costituisce una risposta alla necessità di una forte sinistra di alternativa. Lo sarebbe se tale proposta avesse un carattere includente, ma nel momento in cui muove dalla ricerca di nuove adesioni sulla base di un ben definito impianto politico culturale, come si è richiamato nell’introduzione, ho l’impressione che in realtà rischi di costituire essa stessa un elemento di impedimento alla costruzione di una sinistra di alternativa ampia e plurale.