CPN del 22-23 aprile 2006 – documento proposto dalla Presidenza

Documento proposto dalla Presidenza

Valorizzare il risultato elettorale

Il Prc ha avuto un pieno successo che dimostra la validità della linea politica sulla quale il partito ha investito. Dentro l’Unione è la forza che in termini di voti assoluti, percentuale e di seggi ha il maggiore avanzamento. In Parlamento eleggiamo il numero più alto di deputati e di senatori da quando è nata Rifondazione comunista, il che accresce il nostro peso politico e le nostre responsabilità.
Questo risultato, frutto di una scelta unitaria e di una caratterizzazione forte, va valorizzato.

Ciò deve voler dire anche approfondire, a partire da analisi articolate nei territori, l’andamento del voto, analizzare i flussi elettorali, indagare anche attraverso il voto le culture profonde della società.

Tutto il partito va ringraziato per l’impegno dato: i gruppi dirigenti centrali e territoriali, le candidate e i candidati, i militanti, quanti si sono attivati per rendere possibile il risultato raggiunto.

La campagna elettorale ha visto una attivazione diffusa del partito, la messa in campo di tutte le sue energie, della ricchezza complessiva delle sue culture e delle relazioni allacciate in questi anni nelle pratiche di movimento.

E’ finito un ciclo politico
La vittoria dell’Unione è stata di stretta misura ma ciò non cambia il dato di fondo: è concluso un ciclo politico, quello del governo delle destre. Questo ciclo si identifica con un tentativo ambizioso, quello dell’uso del governo per imporre dall’alto un processo di regressione politico, economico, sociale e nel campo delle culture politiche. Questo tentativo si è manifestato in particolare con l’attacco sistematico a ogni componente autonoma dal governo, sia con riguardo alle Istituzioni, che al sistema dei governi locali, che alle organizzazioni sociali.

Il ciclo politico inaugurato dal governo Berlusconi è stato sconfitto ed è necessario oggi aprire una nuova fase.

Nella sfera della politica, occorre affermare con nettezza l’autosufficienza della maggioranza e la sua autonomia. Si può governare con il 51%.

Nella sfera sociale, invece, occorre conquistare un’egemonia che ancora non c’è. Il tema è quella della costruzione di un popolo. L’Unione non può fare come le destre: un impianto riformatore non può essere imposto dall’alto ma deve essere costruito dal basso e dall’alto. Alla dualità politica non corrisponde, quindi, una dualità nella società. Dentro la società vi è frastagliamento, fenomeni di frantumazione, rotture dentro i corpi sociali e generazionali.

La necessità di favorire la ricomposizione dentro processi riformatori rende indispensabile che sul piano politico vi sia la nettezza della scelta di un impianto e di una alternatività irriducibile alle destre.

Battere la grande coalizione
La nostra linea politica rimane quella della costruzione di una alternativa di società.

Nella realtà dell’Europa di oggi e nelle condizioni determinate dall’esito del voto, questa linea, nel passaggio di questa fase, trova il suo ostacolo principale nell’ipotesi della grande coalizione.

Si rende necessario, nel nuovo scenario determinato dalla crisi del neoliberismo, un aggiornamento di linea.

Negli scorsi decenni la linea dell’alternativa subiva il contrasto netto dell’alternanza. L’alternanza, infatti, si proponeva come necessitata dentro il quadro delle compatibilità date dalla modernizzazione neoliberista e impossibilità del loro superamento. Oggi questo compito, invece, viene affidato alla grande coalizione.

Perché? Per la crisi della guerra e delle politiche neoliberiste e per la crescita di un movimento mondiale di critica che innerva nuovi movimenti sociali e per la pace. Oggi in Europa si confrontano due modelli: l’alternanza e la grande coalizione. La grande coalizione rappresenta il tentativo di supplire nella sfera della politica all’incapacità del neolibersimo di determinare un consenso. Attraverso la grande coalizione si realizza, infatti, la barriera per impedire l’incidenza dei movimenti sul quadro delle scelte politiche.

Oggi la grande coalizione si pone come la scelta per impedire la costruzione di una alternativa mentre l’alternanza si pone come possibilità di costruzione di un percorso verso l’alternativa.

Se ieri potevamo dire che l’alternanza è contro l’alternativa, oggi si può affermare che è la grande coalizione l’ostacolo principale verso la costruzione di una alternativa.

La prova del governo
Il partito deve appieno recuperare l’autonomia di un progetto. La nostra sfida consiste, anche dentro la prova del governo, nel mantenere l’asse strategico del posizionamento del baricentro nel rapporto partito/movimenti e partito/società.

Ciò comporta dare una concreta conseguenza alla critica radicale del governo come “stanza dei bottoni”.

Uno sviluppo adeguato di questa critica la troviamo nell’affermazione di una idea e una pratica che potremmo definire di governo allargato e coinvolgente. Nel mentre nella sfera dei rapporti politici, ribadiamo con assoluta nettezza che la maggioranza dell’Unione deve rimanere autosufficiente, pensiamo a una idea di governo più ampia dell’azione dell’esecutivo, con il coinvolgimento delle autonomie in cui si articola il tessuto democratico del Paese.

La sfida del governo richiede una azione determinata per la coerente applicazione del programma, a partire dall’opzione per la pace e quindi dall’annuncio immediato del ritiro delle truppe dall’Iraq e dall’applicazione del principio affermato con nettezza del rifiuto della politica dei due tempi nel campo delle politiche economiche e sociali.

In questo senso, il tema centrale che emerge è quello della lotta a fondo alla precarietà. L’aggressione alle forme concrete attraverso le quali la precarietà si produce e che, nella crisi prodotta dal neoliberismo, si fa pervasiva della condizione di lavoro e di vita, deve divenire l’asse di fondo dell’azione del governo.

Alla necessità di produrre atti concreti nelle direzioni suesposte si deve accompagnare la capacità di comunicare una ispirazione generale, un profilo riformatore.

Lanciare tra i primissimi atti del governo una inchiesta sulla condizione sociale del Paese potrebbe avere un grande significato anche di valore simbolico.

Investire sul processo costituente della Sinistra Europea
Il percorso per dare vita alla sinistra di alternativa prevede di costruire la soggettività politica della Sezione Italiana del partito della Sinistra Europea. Abbiamo chiaro come vogliamo farlo: attraverso una costruzione a rete che rifiuti le scorciatoie di assemblaggio dei ceti politici ma che parli di forze reali della politica, sociali, di movimenti, di associazioni, di singoli. Abbiamo posto le discriminanti del movimento e dell’innovazione politica da esso prodotti. Abbiamo chiarito che Rifondazione rimarrà per l’oggi e per il domani e che non viene messa in discussione l’autonomia di ciascuno che vuole entrare dentro questo processo.

Il processo di costruzione della Sinistra Europea non solo non è in contraddizione con il rafforzamento del partito ma, al contrario, può trovare maggiore vigore da un suo accrescimento.

Il processo della costruzione della sinistra europea deve essere consensuale, pluralistico, fondato sulla pari dignità dei soggetti coinvolti, articolato nei territori e frutto di un coinvolgimento largo: un vero processo costituente dal basso.

Dobbiamo adesso entrare nella fase decisiva di questo percorso secondo le tappe già indicate.

Una nuova fase nel partito
Sono nuove le sfide che si prospettano di fronte a noi. Il successo ottenuto è frutto della validità di una ispirazione di fondo e delle scelte effettuate. Ma sono nuovi i nastri di partenza che abbiamo di fronte: il baricentro nei movimenti, la sfida del governo, la scelta della costruzione della Sezione italiana della Sinistra Europea, il rafforzamento del partito.

E’ possibile determinare un nuovo clima sulla base della nuova fase, senza derivazioni meccaniche dal passato, anche utilizzando le fluidificazioni che si sono prodotte in questa campagna elettorale.

I prossimi appuntamenti delle campagne elettorali per le elezioni regionali in Sicilia e per le elezioni amministrative e quello altrettanto impegnativo di giugno per il referendum oppositivo alla controriforma della Costituzione varata dal governo delle destre rappresentano impegni fondamentali per il valore di quelle consultazioni, per incrementare la vittoria politica dell’Unione, acuire la sconfitta delle destre, fare ulteriormente crescere il consenso attorno al partito, avviare il nuovo corso.

Accanto a questo, è necessario, dare piena conseguenza alla scelta dell’autonomia del partito a partire dal rilancio delle campagne sui temi della pace, sulle questioni sociali, sulle vertenze territoriali, sul tema dei diritti di civiltà e delle persone. Il rilancio del conflitto sociale e la crescita dei movimenti che si oppongono alla guerra e al neoliberismo sono impegni imprescindibili.

Abbiamo lavorato, anche in queste settimane seguenti il voto, per il pluralismo dentro l’Unione e affinché la sinistra di alternativa avesse una visibilità a partire dai passaggi istituzionali che si avvicinano.

Il partito, i suoi gruppi dirigenti centrali e territoriali, saranno coinvolti in una discussione ampia subito all’indomani della sistemazione degli assetti istituzionali e di governo.

Fausto Bertinotti
Imma Barbarossa
Francesco Ferrara
Paolo Ferrero
Loredana Fraleone
Franco Giordano
Gennaro Migliore
Daniela Santroni
Patrizia Sentinelli
Approvato a maggioranza con 29 voti contrari