CPN del 17-18 settembre 2005: intervento di MIMMO CAPORUSSO

Intervento CPN del 17-18/09/’05

Ho seguito attentamente la relazione del compagno segretario, della quale condivido i passaggi inerenti la battaglia che dovremo – come partito – mettere in piedi in occasione della prossima legge finanziaria. La presentazione della legge finanziaria da parte del governo più classista ed antipopolare che l’Italia repubblicana abbia conosciuto dovrà vedere una mobilitazione imponente e senza tentennamenti, trasformandola in battaglia per l’accelerazione della fine di questo governo, e come battaglia a favore di salari più alti e per la sicurezza sui luoghi di lavoro.
Io sono un operaio metalmeccanico di quel Mezzogiorno in cui il livellamento verso il basso delle condizioni di vita delle lavoratrici e dei lavoratori assume proporzioni non più sopportabili; in cui ai bassi salari e alle difficoltà di arrivare a fine mese, si sommano le difficoltà a conservare la propria vita. I processi neoliberisti che investono l’organizzazione del lavoro trasformano lo stesso valore della vita umana a variabile dipendente delle compatibilità del capitale e del profitto: quello che è successo nelle scorse settimane a Taranto è sotto gli occhi di tutti, e i comunisti devono chiarire come non sia più accettabile che per salari da fame e condizioni di lavoro disumani si debba morire. La battaglia per salari più alti e per il rilancio della sicurezza sui luoghi di lavoro deve diventare la centralità della nostra proposta anche all’interno delle primarie: dobbiamo trasformare questo strumento sbagliato in una opportunità finalizzata al conseguimento del migliore dei risultati.
Quello sulle primarie non è l’unico degli argomenti su cui rimane forte la mia criticità: tra questi la questione del proporzionale. Sono ben consapevole del tranello che si nasconde dietro questa farsa proporzionalista che l’attuale governo vuole imporci. Il tentativo è chiaro e tutto deve essere messo in moto per rigettarla. Ma allo stesso tempo non possiamo essere noi comunisti – che in questi anni abbiamo fatto anche della battaglia proporzionale una battaglia di civiltà e democrazia – ad arroccarci sulla difesa del maggioritario. Rigettare l’attuale provocazione del governo non può e non deve rappresentare la rinuncia al ritorno ad un proporzionale senza truffe.
Qualora il partito dovesse ritenere accantonata l’ipotesi di un ritorno al proporzionale e/o dovesse rinunciarvi sin da ora e da questa legislatura, ci troveremmo di fronte ad una involuzione strategica con la quale la “connessione sentimentale” con le forze popolari diventerebbe una stolta chimera.

Mimmo CAPORUSSO
Federazione di Bari