CPN del 17-18 settembre 2005: intervento di GUIDO BENNI

Voglio correre il rischio di apparire strutturalista e meccanicista, per
dire che la parte della relazione del comp. Bertinotti che riguarda i
concetti di “crescita e decrescita”, non mi convince. Ritengo, infatti, che un partito comunista abbia, ogni tanto, il dovere di capire le cause strutturali dei fenomeni che si trova ad affrontare.
Mi pare che l’attuale momento sia caratterizzato dalla grave crisi
recessiva mondiale che la classe dominante, la borghesia, è incapace di affrontare e di risolvere. Questo produce, da una parte, politiche economiche sempre più restrittive nei confronti dei ceti subalterni, dall’altra, la fine della spinta propulsiva della borghesia come classe capace di produrre innovazione e sviluppo.
Questa incapacità, a sua volta, determina quella involuzione democratica e di valori che il nostro Segretario ha giustamente denunciato come “crisi di civiltà”. L’attuale momento non è, quindi, assimilabile a quello del primo centro sinistra dove, in effetti, si ottennero grandi riforme, ma in un clima economico che era, allora, espansivo. Oggi tutto ciò non è più possibile. Mi pare, quindi, di poter affermare che la borghesia ha, con ogni evidenza, esaurito la sua funzione storica. Ne deriva, quindi, che ogni margine riformista è oggi precluso. Il compito di un partito comunista dovrebbe essere, in tali condizioni, quello di riguadagnare al proletariato, di cui va capita l’attuale strutturazione, quote del potere perduto nei lustri scorsi.
Anche alla luce di ciò, mi sembra gravemente sbagliato l’atteggiamento
da noi assunto nei confronti della legge “proporzionalista” proposta dalla
casa delle libertà.
Intendiamoci, così com’è formulata, essa si configura in effetti come
una “legge truffa”. Ma noi avremmo dovuto denunciarne gli elementi
truffaldini e dichiararci disponibili a ragionare attorno ad una modificazione del testo proposto. Avremmo intercettato anche il malessere del centrodestra acuendone la crisi.
Il non averlo fatto mette in luce una nostra subalternità, seppur
inconscia, alle compatibilità del centrosinistra. Abbiamo, persino, utilizzato il peggiore degli argomenti prodiani, affermando che una legge elettorale non si cambia alla vigilia del voto. Storicamente è vero l’esatto contrario. Ogni nuova legge elettorale, dal ’92 in poi, è sempre stata introdotta prima del voto, anche per non delegittimare le nuove rappresentanze elette.
Abbiamo creato disorientamento in chi ci ha sempre visti come una forza
proporzionalista e abbiamo perduto l’occasione di condurre una prima battaglia per la riconquista di un sistema proporzionale che è garanzia di una nostra autonomia politica e di quella del proletariato.