CPN del 14-15 ottobre 2006 – Intervento di MIMMO CAPORUSSO

Da una recente indagine dell’ISTAT emerge che in Italia le famiglie povere sono 2,5 milioni. Si tratta dell’11% dei nuclei familiari su base nazionale: il 4,5% si trova al nord, il 25% è presente nel Mezzogiorno d’Italia. Quindi se ne deduce che continua ad esistere la questione meridionale nel nostro Paese. La Finanziaria che di recente è stata approvata dal Consiglio dei Ministri tiene conto delle condizioni di vita di questi nuclei familiari? Pur riconoscendo la discontinuità rispetto all’ultima finanziaria votata dal governo Berlusconi e pur constatando che ci sono alcuni elementi di controtendenza rispetto al recente passato come la rimodulazione delle aliquote Irpef per i redditi alti, l’aumento della tassazione delle rendite ed altro, ritengo che il nostro partito può e deve lavorare fino all’approvazione definitiva della Finanziaria per migliorarla decisamente. Va avviata da subito una discussione nel partito per migliorare la finanziaria su alcuni punti, per noi inaccettabili. Cercherò di elencarne alcuni: 1) ticket sul pronto soccorso: è questa una misura odiosa per il nostro partito, che in passato ha lavorato per la sua abrogazione sia a livello nazionale che a livello regionale (dove governiamo); 2) il taglio ai Comuni: è evidente che se si tagliano i trasferimenti ai Comuni gli stessi sono obbligati ad aumentare la tassazione, vanificando di fatto quella minima redistribuzione che avviene con la rimodulazione dell’aliquota IRPEF; 3) l’art. 188 della Legge Finanziaria che autorizza le spese per le missioni militari all’estero (Afghanistan compreso) senza il voto parlamentare va rimosso; 4) il cuneo fiscale va redistribuito in parti uguali tra imprese e lavoratori (continua ad esistere per la gran parte dei lavoratori e pensionati il problema che non si arriva a fine mese) in attesa di un meccanismo di adeguamento dei salari e delle pensioni (bisogna lavorare alla reintroduzione della scala mobile); 5) il Partito deve impegnarsi per la riuscita della manifestazione sulla precarietà del prossimo 4 Novembre per cancellare la legge 30.
Sulla sezione italiana della Sinistra Europea continuo ad esprimere la mia contrarietà. Questo nuovo soggetto politico rischia di aggregare ceto politico; è confermato che esso esclude tutte le forze della sinistra di alternativa che hanno condotto la battaglia sull’estensione dell’ art.18.
Ritengo che i nostri sforzi debbono andare in direzione del rafforzamento del PRC che, oltre ad essere un partito d’opinione (ne è stata dimostrazione l’ultima manifestazione nazionale che ha visto una presenza numericamente scarsa rispetto alle aspettative), rischia di diventare il partito degli eletti (onorevoli, consiglieri regionali, assessori ecc.) svuotando gli organismi dirigenti.