CPN del 14-15 ottobre 2006 – Intervento di FRANCESCO CIRIGLIANO

Vorrei partire in questo mio intervento da una riflessione del compagno Cremaschi il quale, ricordando il suo ruolo di sindacalista, ci ha raccontato come uno dei più gravi errori che possano essere commessi chiudendo un pessimo accordo non sia tanto la firma dell’accordo in sé, quanto l’andare dal lavoratore e rifilargli quell’accordo come un buon accordo. » lì che si produce la rottura emotiva con le lavoratrici e i lavoratori. Ho l’impressione che nelle settimane scorse è quello che sia accaduto al Prc nei confronti del suo popolo in materia di finanziaria, a partire dal manifesto uscito sui presunti sacrifici e sulle lacrime dei ricchi.

Credo che noi abbiamo il compito di dire la verità al nostro popolo, ossia che questa finanziaria è strutturalmente una finanziaria negativa, chè già a partire dalla sua entità, essa permane dentro il quadro delle compatibilità neoliberiste dei parametri di Maastrischt. Analizzandola nel merito, le ombre sono tantissime, a partire dai tagli agli enti locali che, nonostante lo sconto di 600 milioni di Euro, continuano ad essere superiori ai 2 Mld di euro (questo con una evidente riceduta nei Comuni e nelle Regioni dove le vie che rimarranno da percorrere saranno o l’aumento delle tasse sui servizi, o una loro esternalizzazione/privatizzazione); oppure sull’introduzione dei ticket al Pronto soccorso; oppure sul modo che si è scelto per spalmare il 40% del cuneo fiscale dedicato ai lavoratori.

Tutto ciò non significa sottacere gli elementi positivi – o meglio – di importante controtendenza che questa finanziaria introduce, a partire dalla redistribuzione della ricchezza. Ovviamente qui non è in discussione la tenuta del governo, bensì la capacità di avanzare – anche da questa nostra complessa posizione – un calendario di azioni di lotta e parlamentari volte ad attutire gli aspetti maggiormente negativi. Meglio dell’euforia delle scorse settimane la relazione del compagno Zipponi, alla quale si unisce l’intervista a Liberazione del compagno Russo Spena. Bisogna non sottacere l’impianto complessivamente insoddisfacente della finanziaria e, al contempo, non sottacerne gli elementi di novità, senza che vi siano esaltazioni.

Sulla Se, credo che essa viva una difficoltà innanzitutto legata alle diverse ipotesi che, nella stessa maggioranza, si sono delineate, a partire dalla infausta ipotesi di scioglimento del partito (in questo quadro importanti sono state le parole del Segretario Giordano). Si ammetta che essa è nata su un’onda emotiva che però non è riuscita ad interpretare lo spirito includente della tesi n. 35 del penultimo congresso in merito alla necessità di un soggetto politico europeo della sinistra d’alternativa. Concludo con due battute rispondendo alla compagna Deiana e al compagno Smeriglio che hanno parlato di “sentieri”: Heidegger parlava di come questi necessariamente si interrompano… ed andando per sentieri egli, da non cattolico, arrivò ad una conclusione raccapricciante per un comunista, ossia quella invocazione a Dio come unica via di salvezza.