CPN del 14-15 ottobre 2006 – Documento finale di “Essere comunisti”

DOCUMENTO DELL’AREA ESSERE COMUNISTI

Comitato Politico Nazionale del 14/15 ottobre 2006

1 – Il nostro giudizio sulla Legge finanziaria varata nei giorni scorsi dal governo muove da una considerazione di fondo concernente l’entità della manovra, la quale – come è noto – si attesta a 34,7 miliardi di euro. Di questi, 15 vengono destinati alla correzione del deficit pubblico. La scelta di una finanziaria così “pesante” esprime in quanto tale una filosofia del rigore, un approccio votato a subire passivamente i vincoli di Maastricht e che è in sostanziale continuità con le politiche del centrosinistra degli anni Novanta. Il fatto è tanto più negativo in quanto la recente diffusione da parte dell’Istat dei dati sul primo semestre di esercizio finanziario ha confermato i chiari segnali di miglioramento dei conti pubblici: mentre nel primo semestre del 2005 il disavanzo era stato del 5,1 % rispetto al prodotto interno lordo, il passivo dei primi sei mesi del 2006 si ferma al 2,9 %, dunque già al di sotto del fatidico 3% previsto dai parametri Ue quale limite non valicabile del rapporto tra deficit e Pil. Nonostante ciò, l’esecutivo ha pervicacemente mantenuto la rotta del rigore assoluto, glissando sul fatto che – con le suddette dimensioni finanziarie – tale rigore potrebbe mettere a rischio l’esigenza dell’equità. A nulla sono valsi i precedenti di Francia e Germania (le quali hanno in passato ampiamente sforato il parametro deficit/Pil senza subire sanzioni). A nulla è valso l’appello di un nutrito gruppo di economisti i quali, davanti alla prospettiva “lacrime e sangue” di un abbattimento del debito, hanno chiesto di lavorare per una più ragionevole politica di stabilizzazione del debito stesso. A nulla è valsa la richiesta del ministro Ferrero di “spalmare” la manovra su due anni, riducendone nel contempo l’entità a 24 miliardi.

2 – Stante una tale impostazione, appaiono sbagliati i commenti positivi espressi dalla Cgil e da autorevoli dirigenti del Prc. Oltre a favorire il consolidarsi di pericolose illusioni tra la nostra gente, tali giudizi hanno contribuito ad accreditare l’idea di una finanziaria tutta condizionata dall’ala sinistra dell’Unione e, per contrasto, ad alimentare la reazione di Confindustria e delle destre, tesa a modificare in peggio la manovra. Al contrario, occorre dire che in primo luogo sull’entità della Finanziaria dobbiamo registrare, come sinistra alternativa nel suo insieme, un’indiscutibile battuta d’arresto. Certamente, le ulteriori valutazioni di merito e di dettaglio introducono anche a riscontri positivi. In particolare, è giusto sottolineare che la cosiddetta “rimodulazione” degli scaglioni fiscali inizia ad andare in direzione di una più equa politica del prelievo fiscale. Ciò va detto non tanto guardando all’effettiva consistenza dei vantaggi derivanti per le categorie meno abbienti dal riassetto delle aliquote (per la verità alquanto limitato e mangiato dal solo aumento delle bollette di luce e gas); quanto piuttosto in considerazione dell’inversione di tendenza come tale, primo passo entro una concezione più equa e progressiva della tassazione. A tale intento di redistribuzione del reddito e di equità va ovviamente ascritto l’impegno (da tradurre in atti concreti) ad intaccare l’evasione e l’elusione, in linea con la previsione di un recupero complessivo pari a 9 miliardi di euro.
Bisogna però dire con altrettanta chiarezza che, anche su questo fronte, i benefici per chi vive del proprio lavoro sono largamente da conquistare. Intanto, va ricordato che le risorse destinate a incrementare le provvidenze fiscali, contenute nel combinato detrazioni/Irpef, sono sottratte alla quota che avrebbe dovuto essere destinata al lavoro a seguito dell’abbattimento del cuneo fiscale: ciò significa che, mentre le imprese intascheranno direttamente il 60% di tale sgravio, il restante 40% (4 miliardi lordi) non andrà direttamente nelle buste paga dei lavoratori ma verrà distribuito su tutta la platea dei soggetti Irpef (evasori compresi). Ma, soprattutto, occorrerà vedere gli effetti dei tagli agli Enti Locali: che le realtà locali siano costrette a ricorrere ad ulteriori interventi fiscali o dismissioni di servizi pubblici è infatti una prospettiva che non è stata certo scongiurata dallo sconto di 600 milioni di euro (su circa tre miliardi di riduzione dei trasferimenti) concesso dal governo a seguito delle proteste dei sindaci e della Associazione nazionale dei Comuni italiani.

3 – A riprova del fatto che certi appetiti sono inestinguibili, la Confindustria si è rabbiosamente scagliata contro alcune buone notizie incluse in questa Finanziaria: la messa a disposizione delle risorse necessarie per la chiusura del contratto del Pubblico Impiego e la stabilizzazione di 150 mila precari della scuola (a fronte, tuttavia, dei 260 mila pensionamenti previsti nel prossimo triennio), il trasferimento all’Inps della parte di Tfr “inoptata” (cioè non espressamente assegnata dai lavoratori ad un fondo pensione) e il mantenimento delle cosiddette “finestre” per il pensionamento di anzianità. Pur essendo in presenza di una manovra che è ben lontana dalla “svolta” promessa in campagna elettorale nonchè richiesta dall’involuzione sociale del Paese, padronato e destre provano a stravincere. E’ evidente che la partita è appena iniziata ed è lungi dall’essere chiusa; e che occorrerà attrezzarsi per un duro confronto nel Parlamento e nel Paese, non solo per mantenere quel che si è riusciti a strappare ma per conseguire un risultato complessivo accettabile da quanti hanno consegnato alle forze che compongono l’attuale governo il proprio consenso politico, oltre che il proprio voto.
Bisogna quindi procedere ad una vera e propria “operazione verità”, spiegare senza reticenze come stanno le cose, promuovere nella società una vasta discussione sui contenuti di questa Finanziaria ma anche al di là di essi. Nello stretto merito della manovra, si dovrà agire da un lato per rendere operativi i dispositivi più significativi dal punto di vista dei rapporti di classe e della distribuzione del reddito, quali appunto gli strumenti per una seria lotta all’evasione e all’elusione; d’altro lato, bisogna incalzare l’Esecutivo con un’efficace iniziativa politica ed una forte mobilitazione sociale per ridurre il peso dei tagli e, in particolare, per cancellare le misure più odiose come i ticket sul pronto soccorso e le prestazioni mediche. In proposito, risulta eclatante la cifra di un miliardo e 700 milioni di euro destinata alle spese militari (4450 milioni nel prossimo triennio). Padoa-Schioppa ribadisce di non aver nessuna intenzione di ritoccare il punto di equilibrio della manovra? Bene, si riducano le risorse da impiegare per l’acquisto di armamenti e le si dislochi per il potenziamento di welfare e servizi sociali (per incrementare, ad esempio, il fondo per i non autosufficienti). In questo modo, il mantenimento dell’equilibrio finanziario contribuirebbe al benessere dei cittadini e alla pace piuttosto che a preparativi di guerra.

4 – Ma, più in generale, l’impegno di Rifondazione Comunista dovrà essere rivolto nei prossimi mesi ad alcuni decisivi terreni di lotta, in vario modo collegati al merito di questa Legge finanziaria:
a) l’art. 188 di quest’ultima – che per i prossimi tre anni autorizza la spesa per le missioni militari all’estero (Afghanistan compreso), bypassando l’avallo parlamentare – è stato sconfessato ma non ancora rimosso. Si dice: deciderà il Parlamento. Da qui, da questo tentativo (per ora scongiurato) di esautoramento della discussione parlamentare – inaccettabile sul piano democratico – occorre prendere le mosse per rilanciare il movimento contro la guerra e per riproporre all’ordine del giorno il ritiro dei nostri militari dall’Afghanistan, definendo anche per questo teatro bellico una chiara strategia d’uscita; ma anche per richiedere la sospensione dell’accordo militare con Israele. Provvedimenti che, tra l’altro, renderebbero più credibile il carattere di interposizione del nostro impegno in Libano, già sottoposto a seri rischi di stravolgimento
b) Come si è detto, la Finanziaria non ha toccato i pensionamenti per anzianità. Tuttavia, c’è un ufficioso impegno dei sindacati col governo (una sorta di Protocollo d’intesa) per riaprire il capitolo previdenziale e rivedere in peggio l’età pensionabile e i coefficienti di calcolo. Una ferma azione di mobilitazione e di contrasto nei confronti di qualsiasi ennesima controriforma delle pensioni deve costituire per il Prc un’assoluta priorità.
c) Ad oggi, la parte moderata dell’Unione sembra rimettere in questione persino l’obiettivo soft del “superamento” della Legge 30. Su tale delicata materia il governo non può glissare: la lotta alla precarietà deve tornare ad essere un punto qualificante dell’agenda di governo. A tal fine, tutta la sinistra di alternativa è chiamata ad organizzare la mobilitazione, a cominciare dall’importante manifestazione del 4 novembre, che deve riuscire grande e partecipata.
d) Uno dei terreni su cui si è qualificata la campagna elettorale dell’Unione è quello di una redistribuzione della ricchezza a vantaggio di stipendi, salari e pensioni. In tale ambito, assume un rilievo essenziale il progetto di legge di iniziativa popolare per il ripristino della scala mobile. Il comitato promotore ha concluso positivamente la raccolta di firme necessarie alla legittimazione di tale proposta. Si tratta ora di dare voce ed efficacia politica ad un’iniziativa fondamentale per la difesa del valore reale dei redditi da lavoro.
e) Occorre rilanciare e conferire carattere nazionale alla vertenza casa: ciò va fatto a partire da una ferma opposizione alla privatizzazione di quel che rimane del patrimonio immobiliare pubblico e dalla riproposizione dell’abolizione dell’Ici sulla prima casa (non di lusso).
f) Altro terreno strategico su cui focalizzare la nostra azione è quello della scuola. Per la scuola e la formazione, è necessario cancellare la previsione di un aumento di oltre 100 milioni di euro del fondo destinato a finanziare le scuole paritarie dell’infanzia, fondi che vanno ad aggiungersi a quelli già previsti da molte regioni, comprese quelle governate dal centrosinistra. Va rilanciato il movimento per la riforma della scuola secondaria superiore e l’elevamento dell’obbligo a 18 anni, sulla base del “Progetto di legge di iniziativa popolare”, battendo il tentativo del ministro Fioroni di far passare nella finanziaria l’elevamento dell’ obbligo a 16 anni attraverso i percorsi integrati con la Formazione Professionale
Su tutti i punti suddetti il Prc deve rendersi protagonista di una vasta campagna di massa, incalzando senza reticenze il governo e ponendosi come riferimento per i movimenti e le vertenze sociali nonché come interlocutore essenziale per tutto l’arco della sinistra di alternativa.

5 – La ‘condicio sine qua non’ che presiede alla possibilità di conseguire risultati concreti in una così complicata fase politica è rappresentata dal rilancio di Rifondazione Comunista e del progetto politico inaugurato all’atto della sua fondazione, nel quadro di un complessivo coordinamento delle forze della sinistra di alternativa. A tale esigenza la maggioranza del partito ha risposto con il varo della sezione italiana della Sinistra Europea, una proposta rispetto alla quale continuiamo ad esprimere una critica puntuale e articolata, in coerenza con quanto abbiamo detto a suo tempo quando il suddetto percorso è stato avviato sul piano europeo. Con questo non intendiamo affatto ritirarci sull’Aventino, estraniarci dalla discussione che attraversa il partito. Né si deve ritenere che tale critica derivi da una qualche sottovalutazione dell’esigenza prioritaria di far convergere in Europa (in tutta l’Europa) e in Italia le forze che si collocano alla sinistra delle socialdemocrazie. Il punto è che – come abbiamo più volte argomentato – riteniamo che la suddetta impresa, per le sue modalità di attuazione e il suo profilo politico-identitario, abbia non favorito ma al contrario ostacolato la convergenza unitaria dei comunisti e, più in generale, delle forze della sinistra anti-capitalistica e di alternativa. E’ un fatto che in Europa più della metà di queste forze non si riconoscano nella Sinistra Europea. Le stesse difficoltà che con ogni evidenza sta attraversando la costituzione della sezione italiana (al punto che c’è, nella maggioranza del partito, chi già parla di “fallimento” del progetto) sono la spia del fatto che anche qui in Italia la Sinistra Europea non si propone in modo inclusivo, come istanza in cui possano riconoscersi tutte le componenti comuniste e di sinistra alternativa (sociali, partitiche, culturali, associative, di movimento) in un raccordo anche stringente, ma che non comporti alcuna dissoluzione o diluizione dell’autonomia politica, strategica e organizzativa di ciascun soggetto (come, al contrario, è avvenuto nel caso della spagnola Izquierda Unida). La Sinistra Europea continua insomma a presentarsi come una camicia troppo stretta per un progetto davvero unitario e plurale.
Tale giudizio critico ha un senso, posto che valga ancora l’obiettivo della rifondazione di un partito comunista con basi di massa. Cioè, posto che non si acceda all’idea – formalmente e per la prima volta manifestata in un nostro organismo dirigente – di uno scioglimento di Rifondazione Comunista, in concomitanza con la costituzione di un altro partito che decreti la sparizione del nome e dei simboli comunisti. E con essi – riteniamo – anche di una forza organizzata e di massa, non piegata alle compatibilità del sistema capitalistico. Che il segretario del Prc abbia immediatamente e ufficialmente escluso una tale ipotesi è un fatto di rilievo, che merita attenzione. Ma certamente un tale episodio non fa che accrescere le già forti perplessità circa l’esito del percorso.

6 – Proponiamo alla discussione del partito una strada diversa. In primo luogo, chiediamo di investire di più sul rilancio e il rafforzamento del Prc. Avvertiamo profondamente l’esigenza di tornare a sintonizzarci sul processo della rifondazione comunista, approfondendo la ricerca intorno ai principali nodi teorici e di “analisi concreta della realtà concreta”; così come riteniamo non aggirabile la necessità di pensare a nuovi strumenti per adeguare le strutture del partito alla complessa realtà nella quale operano. Diciamo questo, con la convinzione che una forza comunista sia oggi una presenza necessaria nel nostro Paese, utile ai movimenti e ai lavoratori; e che una tale forza possa avere una possibilità di espansione sia organizzativa che elettorale. Sicuramente, non pensiamo affatto che possa esser costruito un futuro – per noi e per i nostri soggetti sociali di riferimento – attraverso la diluizione progressiva della nostra identità e della nostra forza organizzata, entro un contenitore non più comunista.
In secondo luogo, proponiamo di operare per dare gambe alla sinistra di alternativa. Non proponiamo di meno, ma di più di quanto non propongano i compagni della maggioranza. Come si è detto e come abbiamo visto in questi mesi, la proposta della sezione italiana della Sinistra Europea non raccoglie tutto ciò che va raccolto per poter reggere la sfida del nascente Partito Democratico. Occorre ripartire facendo sin dall’inizio riferimento a tutte le forze che hanno sostenuto il referendum per l’estensione dell’articolo 18. Senza forzature organizzative e senza pregiudiziali veti ideologici, ma muovendo da quello che già da qualche tempo c’è: un sostanziale accordo sui contenuti di fondo, in particolare sui versanti dell’opposizione alla guerra e alle politiche neoliberiste. In tal modo si potrebbe costruire una forte aggregazione, nel Parlamento e nel Paese, rappresentativa del 15 % dell’elettorato italiano. Molteplici potrebbero essere le forme e i luoghi attraverso cui concretizzare da subito un tale progetto politico. Nelle istituzioni: attivando patti di sistematica e preventiva consultazione tra i rispettivi gruppi; nella società: costituendo forum della sinistra di alternativa aperti ai partiti, ai movimenti e a tutte le soggettività interessate; nel vivo del dibattito culturale e teorico: dando vita ad una fondazione che, a partire dalle riviste già operanti nell’ambito della sinistra di alternativa, apra il cantiere del confronto sul progetto di società, sulle modalità della trasformazione sociale, sui mutamenti intervenuti nei processi produttivi, sulla cruciale questione della guerra e della pace e sulle tante altre questioni rispetto a cui tutti noi avvertiamo un’inadeguatezza della nostra analisi e della nostra proposta.
Un processo – dunque – inclusivo e plurale, entro cui poter spendere la forza organizzata (e possibilmente crescente) di Rifondazione Comunista.

Claudio Grassi
Bianca Bracci Torsi
Alberto Burgio
Maria Campese
Bruno Casati
Gianluigi Pegolo
Bruno Steri