Cpe, tre milioni di no I francesi non cedono

Il movimento anti-Cpe tiene. E’ questo il principale dato della giornata di mobilitazione di ieri: di nuovo 3 milioni in piazza secondo i sindacati, 700 mila nel corteo a Parigi (che si è concluso con qualche tensione), mentre la polizia parlava di un milione in provincia. E c’è di più: ormai i giovani francesi hanno molti appoggi internazionali. La caratteristica del corteo parigino di ieri, è stata difatti la presenza di «stranieri». Per la prima volta, ha partecipato a una manifestazione anti-Cpe John Monks, segretario generale della confederazione europea dei sindacati. «I sindacati di tutta Europa sono solidali con i sindacati e i giovani di Francia oggi – ha detto – ci sono altre vie, altre idee possibili per affrontare la disoccupazione giovanile. Non è solo una questione francese, altri governi, in Germania, in Olanda, hanno immaginato piani simili. La Grecia ne ha già introdotto uno».
Sostegno anche da parte dei sindacati statunitensi, giapponesi e canadesi, portato dal segretario generale del Tuac (Trade Union Advisory Committee), commissione sindacale consultiva all’Ocse: «Vediamo sovente che le idee di precarietà vengono discusse all’Ocse – ha detto – e siamo qui per dire: adesso basta, siamo a favore di un lavoro decente e di trattative il più presto possibile». Ci sono state varie manifestazioni di fronte alle ambasciate francesi e una mobilitazione eccezionale in Svizzera. Anche gli studenti hanno ricevuto sostegno dall’estero. «Più di 25 organizzazioni studentesche europee ci hano comunicato il loro sostegno – ha affermato Bruno Julliard dell’Unef – così come organizzazioni americane, africane e asiatiche. Vale a dire che i giovani francesi esprimono come i giovani di tutta la terra la volontà di difendere il diritto al futuro». Al corteo parigino c’erano delle delegaioni dall’estero, anche se alcune – tra cui dall’Italia – non sono riuscite ad arrivare a causa dello sciopero contro il Cpe, che ha interessato anche gli aeroporti. Per Jean-Claude Mailly, di Force ouvrière, la questione è di sapere «se i lavoratori francesi hanno dieci anni di ritardo o dieci anni d’anticipo». Invece, gli scioperi sono stati inferiori a quelli di martedì della scorsa settimana.
Sul fronte politico, la tensione è estrema all’interno della maggioranza. Ieri il premier Dominique de Villepin ha cercato di rimettersi in sella, dopo essere stato messo all’angolo dal responsabile dell’interno Nicolas Sarkozy, ormai al centro della procedura di uscita dalla crisi. I socialisti non ci sono andati con mano leggera. Il portavoce del gruppo ha chiesto a Villepin cosa sta a fare sul banco del governo, visto che «da venerdì – cioè dall’intervento di Chirac – questo governo non esiste più. C’è ormai un primo ministro virtuale», nella persona di Sarkozy. Villepin si è difeso affermando che il suo governo opera per riannodare il dialogo (ma un sondaggio, che pubblica oggi L’Express, dice che il 45% dei francesi vuole le dimissioni del primo ministro). Ma per Villepin i paletti entro i quali la soluzione deve essere trovata sono le concessioni fatte venerdì da Chirac: cioè ritocco del Cpe e non ritiro, con la riduzione da due a un anno del periodo di prova e la reintroduzione della giustificazione del licenziamento. Ma i sindacati non intendono accettare questa linea.
Bernard Accoyer, capo-gruppo Ump all’Assemblea, ha scritto una lettera di «invito al dialogo» ai sindacati. Vuole incontrare già da oggi le organizzazioni, ma una per una. Stamattina, le 12 organizzazioni sindacali e studendesche si riuniranno per decidere una risposta comune, ma pur essendo decise a dialogare sono molto perplesse. «Stiamo andando avanti – ha dichiarato François Chérèque, leader del sindacato Cfdt – i politici stanno mollando, dobbiamo andare fino in fondo». Bruno Julliard, a capo degli universitari dell’Unef, ricorda le condizioni per rispondere all’invito al dialogo : «Il ritiro del Cpe, non un ritocco».
L’approccio è confuso da parte del potere: a negoziare dovrebbe essere l’Ump, il partito di maggioranza, con Sarkozy dietro le quinte a tirare le fila. «C’è un approccio un po’ sovietico a voler affidare all’Ump il compito di uscire dalla crisi, come a un partito unico», ha ironizzato il capogruppo comunista, Alain Boquet. Sarkozy è incerto. L’uomo che voleva incarnare la «rottura» si trova ad indossare i panni del conciliatore. Dopo essere stato richiamato da Chirac, lunedì sera, perché la sua corrente aveva già dato per «morto» il Cpe, ieri ha ripreso toni più fermi: «Il nostro elettorato auspica fermezza e giustizia» ha detto. L’ala favorevole a Villepin ha accusato ieri Sarkozy di voler instaurare «il regime dei partiti, cosa che è contrario a quello che voleva De Gaulle». Sarkozy ondeggia. Il Pcf ha presentato lunedì una proposta di legge per abrogare il Cpe. Il Ps lo farà oggi, e poi, a maggio, presenterà una proposta più dettagliata per affrontare la questione della precarietà dei giovani.