Cpe, il governo cerca l’uscita

La delusione è enorme tra gli studenti, i sindacati e l’opposizione, che parlano di disprezzo della mobilitazione » e di «spettacolo allucinante». A fine pomeriggio era stato annunciato un intervento dei negoziatori dell’Ump, che nei giorni scorsi hanno incontrato, una ad una, le 19 organizzazioni sindacali e studentesche che contestano il Cpe. Ma Bernard Accoyer, presidente del gruppo Ump all’Assemblea, ha scelto di temporeggiare limitandosi a una dichiarazione minimalista di un solo minuto e trenta : ha parlato di «Scambio approfondito che ha permesso a tutti di esprimere le proprie posizioni e le proprie proposte per uscire dalla crisi nei tempi più brevi», ma non è andato al di là della promessa che «su queste basi» verrà «elaborata una sintesi per elaborare nella concertazione la proposta di legge che il governo ci ha chiesto». In altri termini, il gruppo di parlamentari della maggioranza Ump incaricato di trovare una via d’uscita a due mesi di mobilitazioni contro il Cpe cercherà un punto di equilibrio durante il fine settimana, per presentare una soluzione accettabile – da sindacati e studenti da un lato, da Dominique de Villepin dall’altro – lunedì, probabilmente in mattinata, prima dell’incontro, previsto a mezzogiorno, tra le 12 organizzazioni dell’intersindacale, che devono decidere il seguito della protesta. Julien Dray, portavoce socialista, ha denunciato ieri «il disprezzo» nei confronti della mobilitazione dei giovani mostrato dai negoziatori Ump. «Basta – ha detto Dray – non si può continuare a prendere la Francia in ostaggio, è incompetenza».
Per il Ps, «ci sono state indiscrezioni, voci, che annunciavano che il partito detto di maggioranza avrebbe finalmente ascoltato quello che succede nel paese e fatto proposte. Invece niente». Gérard Aschieri della Fsu parla di «spettacolo allucinante. C’è urgenza assoluta e abbiamo avuto due minuti di intervento, la montagna ha partorito un topolino». Il Pcf ha denunciato «una provocazione insopportabile» da parte di Accoyer.
Bernard Accoyer e il suo omologo al Senato, Rosselin de Rohan, nel pomeriggoo, hanno incontrato per più di un’ora il primo ministro, Dominique de Villepin, che ieri sera, dopo la dichiarazione di Accoyer, si è recato all’Eliseo. Il ministro degli interni, presidente del’Ump, Nicolas Sarkozy, aveva bloccato ieri la pubblicazione di un’intervsita rilasciata a Le Figaro, che però dovrebbe uscire oggi. Conclusione: il braccio di ferro continua nei palazzi del potere, mentre in piazza la tensione cresce pericolosamente e c’è chi teme il rischio di incidenti, come è stato dimostrato ieri dai fatti di Parigi (vedi l’articolo sotto).
Le ipotesi sul tavolo sono due: la prima, che ha il favore del ministro del lavoro Jean-Louis Borloo, è sostituire il Cpe con un nuovo contratto (che può anche non essere una legge), sulla falsariga del Civis, il contratto destinato ai non qualificati per assunzioni in enti locali e associazioni. Anche Nicolas Sarkozy preferisce questa ipotesi, che cancella il Cpe e si ricentra sui giovani in difficoltà, e che può essere realizzata in fretta, rispettando i tempi dell’ultimatum dei sindacati, che hanno dato fino al 17 aprile al governo per trovare una soluzione, tanto più che la tensione cresce nelle piazze e neppure l’arrivo delle vacanze sembra calmare i giovani. L’altra ipotesi è sostituire l’articolo 8 della legge sulle pari opportunità, quello del Cpe, con un negoziato sull’occupazione, non solo dei giovani. Ma questa ipotesi non ha per nulla i favori del Medef, la Confindustria francese, che non vuole né essere obbligata a una trattativa per legge né rimettere in discussione il Cne, il fratello gemello del Cpe a cui il padronato della piccola impresa tiene molto.
Scelta tra le due ipotesi, ma, ancora prima, scelta delle parole: i negoziatori dell’Ump sono presi tra due fuochi. La corrente di Sarkozy ha chiesto ieri ad alta voce il ritiro del Cpe e sottolineato che la sola preoccupazione è la scelta delle parole, per non irritare nessuno. Invece, alcuni parlamentari Ump non vogliono cedere, perché «accettare il ritiro sarebbe capitolare di fronte alla piazza». Già l’estrema destra, Jean-Marie Le Pen e Philippe de Villiers accusano l’Ump di «sottomissione ai disordini della piazza».