«Cpe da ritirare entro il 17»

I primi incontri, ieri, tra il gruppo di parlamentari dell’Ump incaricati di trovare una via d’uscita alla crisi e i sindacati sono finiti con un nulla di fatto. «Deluso» François Chérèque della Cfdt, per il quale l’unica cosa positiva è che «per la prima volta hanno ascoltato la nostra posizione». Bernard Thibault della Cgt sostiene di non aver capito se aveva di fronte «dei parlamentari sotto il controllo del governo, oppure un fronte comune. In ogni caso non c’è stata trattativa, ma solo una conversazione per valutare la situazione». Non c’è stata risposta alla prima richiesta del fronte sindacale: ritirare il Cpe entro dieci giorni, cioè prima delle vacanze parlamentari di Pasqua, per poter aprire le discussioni e la trattativa. «Risponderemo solo alla fine», hanno detto i parlamentari della maggioranza, che dopo aver ricevuto ieri Cfdt, Cgt, Cftc e Cgt, vedranno oggi altri sindacati e anche l’Unef, la principale organizzazione degli studenti.
L’uscita dalla crisi potrebbe passare, però, per una crisi di governo, corredata delle dimissioni di Dominique de Villepin: è l’impressione che deriva dall’intervento del primo ministro, che, estremamente nervoso, ha risposto a un’interrogazione dell’opposizione, dicendo «trarrò tutte le conseguenze necessarie dalla crisi del Cpe». Il governo è a pezzi, Villepin è stato messo da parte, mentre Nicolas Sarkozy, che è alla testa della missione di conciliazione, ha fatto sapere ai sindacati di essere disposto all’abrogazione, cosa che ha irritato profondamente Matignon e Eliseo. «Se è un vero uomo politico getterà la spugna», dicono gli amici di Sarkozy. «Ha solo voluto dire che tirerà le conseguenze dagli incontri di questi tre giorni», ribattono gli amici di Villepin. Ma la crisi politica è tale che il centrista François Bayrou già parla della necessità di «passare alla VI Repubblica».
«Auspico che l’articolo 8 della legge sulle pari opportunità – quello che istituisce il Cpe – venga rivisto per rispondere alle inquietudini che si sono manifestate», ha dichiarato ieri Jacques Chirac in consiglio dei ministri, prima di invitare tutti a «prendere le proprie responsabilità» e studenti e liceali «a passare gli esami e riprendere i corsi».
Ma una cinquantina di università restavano bloccate ieri e il movimento continua a mantenere la pressione, anche se cresce la tensione tra chi vuole mantenere i blocchi e chi ha paura di perdere l’anno con l’avvicinarsi delle date degli esami. Il calendario della lotta si sta adeguando a quello delle vacanze, che iniziano (a Parigi e Bordeuax) già a fine settimana e dureranno, a rotazione, fino all’inizio di maggio. L’intersindacale si incontrerà lunedì prossimo, per fare il punto sugli incontri con la delegazione Ump da ieri a venerdì. Gli studenti vogliono manifestare martedì 11, ma sarà una giornata interlocutoria, visto che molti sono già in vacanza e la partecipazione non potrà essere paragonata alle cinque giornate di mobilitazione, dove, ancora martedì 3 aprile, c’erano 3 milioni in piazza. Gli studenti, con l’aiuto di militanti di sindacati più radicali, organizzano delle azioni di disturbo, per mantenere viva la mobilitazione, in attesa di una giornata di protesta nazionale, probabilmente per il 1° maggio, se di qui ad allora non ci sarà stato nessuno sbocco alla crisi. Ieri le strade di accesso a Poitiers e a Rennes sono rimaste bloccate per ore, due centri di smistamento postale occupati a Tolosa, a Chambéry è stata occupata la stazione, a Nantes i mercati generali. I sindacati confederali temono la radicalizzazione, hanno paura del rischio di incidenti, che potrebbero screditare il movimento e far mutare l’opinione pubblica che è in maggioranza contro il Cpe, mentre il sostegno al primo ministro è crollato di altri 14 punti. Gli studenti prevedono ogni giorno interventi per «bloccare l’attività economica». Hanno l’intenzione, a livello locale, di interpellare uno per uno i politici e di rendere pubbliche le risposte date.
Ieri il Ps ha presentato una proposta di legge, sulla falsariga di quella del Pcf di lunedì, per chiedere l’abrogazione del Cpe e anche del Cne, il contratto di nuovo impiego, in vigore dal 1° settembre scorso per le imprese con meno di 20 dipendenti, di cui il Cpe è una copia (anche qui, periodo di prova di due anni e licenziamento senza giustificazione). Il Pcf ha l’intenzione di incontrare i sindacati, per mettere a punto una proposta alternativa per il lavoro giovanile. Il Ps presenterà la propria all’inizio di maggio, sotto forma di proposta di legge, che sarà discussa il 16 maggio all’Assemblea. Il Medef, la Confindustria francese, ha espresso inquietudine: chiede al governo di trovare in fretta una via d’uscita, per evitare che «sia il Cne a fare le spese della crisi del Cpe e che vengano denaturati questi contratti che funzionano bene per la piccola impresa».