Costa d’Avorio: una storia di ordinario colonialismo

di Gabriele Repaci per l’Ernesto online

Dopo la Libia ora tocca alla Costa d’Avorio.
Dietro la foglia di fico della protezione dei civili, l’ONU ha avallato l’ennesima spedizione coloniale per rimuovere dal potere un capo di stato sgradito all’Occidente.

Ad Aprile del 2011 la Force Licorne, una forza militare francese composta originariamente da 900 uomini, ai quali se ne sono aggiunti altri 1200 a fine gennaio, ufficialmente di stanza ad Abidjan per proteggere l’importante comunità francese (12.000 persone, delle quali più della metà possiede la doppia nazionalità), è entrata in azione ai sensi della risoluzione 1975 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite colpendo le postazioni militari del Presidente uscente Laurent Gbagbo e garantendo così l’avanzata delle forze del candidato della “comunità internazionale”, nonché ex funzionario del FMI, Allassane Ouattara sino alla residenza di Gbagbo. Questa operazione militare ha provocato le vive proteste della Russia che ha accusato le truppe francesi di «ingerenze» in un conflitto interno, di essere andate oltre il mandato Onu di proteggere i civili, e del Sudafrica che ha minacciato un intervento armato.
Dopo un primo momento in cui sembrava che la capitolazione di Gbagbo fosse prossima (il ministro degli esteri francese Alain Juppé aveva dichiarato pubblicamente che il Presidente ivoriano stava trattando i termini della resa) ora la situazione sembra essere entrata in stallo. Gbagbo ha dichiarato che non ha alcuna intenzione di dimettersi. Non sappiamo quindi con certezza come possa concludersi la crisi ivoriana. A meno che non vi sia un intervento militare da parte del Sudafrica, sembra che Gbagbo non abbia altra scelta che arrendersi.
Di una cosa possiamo però essere sicuri: la Francia, ed in generale L’Occidente, sta pericolosamente sovvertendo la libertà di autodeterminazione del popolo ivoriano, mettendo al potere un suo uomo che ha vinto le elezioni solo tramite brogli. Stando ad alcune testimonianze agli elettori ivoriani sarebbe stato impedito di votare nel nord del paese. Inoltre Youssouf Bakayoko, presidente della commissione elettorale indipendente CEI, che comprende al suo interno membri delle forze d’opposizione a Gbagbo, avrebbe subito forti pressioni a pochi minuti dalla fine del suo mandato, che lo avrebbero indotto a proclamare dei risultati elettorali in condizioni poco chiare. Il giorno seguente Bayoko sarebbe stato preso in ostaggio all’Hotel du Golf, sede del rappresentante dell’opposizione Alassane Ouattara, per proclamare la sua elezione.
Ad ogni modo la Costituzione Ivoriana prevede che in caso di vacanza del potere legalmente costituito che il Presidente dell’Assemblea Nazionale diventi Presidente della Repubblica ad interim. Recita infatti l’Articolo 40 della Costituzione Ivoriana: « In caso di vacanza della Presidenza della Repubblica a causa morte, dimissioni, impedimento permanente, l’interim della Presidenza della Repubblica è assunta dal Presidente dell’Assemblea nazionale per un periodo dai 45 ai 90 giorni durante i quali si deve procedere alle elezioni del nuovo Presidente della Repubblica.
L’impedimento permanente viene constatato dal Consiglio Costituzionale su richiesta del Governo, approvato dalla maggioranza dei suoi membri.
Le disposizioni dei commi 1 e 5 dell’articolo 38 si applicano in caso d’interim.
Il Presidente dell’Assemblea Nazionale, assunto il ruolo di Presidente della Repubblica, non può avvalersi degli articoli 41 commi 2 e 4, 43 e 124 della Costituzione.
In caso di decesso, dimissioni o impedimento permanente del Presidente dell’Assemblea Nazionale, che si verifichi durante l’interim alla Presidenza della Repubblica, il ruolo di Presidente in carica della Repubblica è assicurato, alle stesse condizioni previste, dal vice Primo Presidente dell’Assemblea Nazionale ».
Se Ouattara fosse stato in buona fede avrebbe chiesto l’applicazione della costituzione ivoriana in modo da favorire una soluzione pacifica fra le due parti per poi procedere a nuove elezioni, invece che invocare l’aiuto delle truppe francesi e dell’ONU. Ma Ouattara è di fatto un burattino nelle mani dei grandi organismi finanziari internazionali (FMI, Banca Mondiale ecc) e dei loro referenti politici occidentali in particolare francesi e americani che vogliono appropriarsi delle ricchezze del paese, in particolare di quelle petrolifere.
La Costa d’Avorio infatti si affaccia a sud sul Golfo di Guinea, importante Eldorado petrolifero, destinato, secondo alcuni studiosi a soppiantare il Golfo Persico per la sua importanza strategica. Attualmente esso rifornisce del 15 % delle importazioni petrolifere americane ed entro il 2025 tale percentuale potrebbe salire sino al 25%. Stando alle analisi del Center for Strategic and International Studies di Washington un barile su cinque nel prossimo quinquennio proverrà da questa zona dove verranno investiti circa 33 miliardi di dollari provenienti per il 40% da società americane. E’ facile comprendere perché l’Occidente preferisca alla Presidenza della Costa d’Avorio un ex funzionario del Fondo Monetario Internazionale, piuttosto che il nazionalista Gbagbo.
La più grande paura dell’Occidente capitalista è che in aree ricche di petrolio e altre risorse naturali si diffonda il “virus nazionalista”. I regimi “nazionalisti”, come quello di Gbagbo in Costa d’Avorio o Gheddafi in Libia, potrebbero esercitare il loro legittimo diritto di sovranità usando i proventi del petrolio per finanziare programmi sociali in grado di elevare il tenore di vita delle popolazioni locali, invece che servire le multinazionali occidentali. Proprio Gbagbo nel 2008 aveva proposto la creazione in Africa di un Banco del Sud, simile a quello latino americano proposto dal Presidente Venezuelano Hugo Chavez, per combattere la povertà mondiale. L’istituzione avrebbe dovuto finanziarsi con un’imposta speciale sulle importazioni di materie prime delle nazioni in via di sviluppo. Tale provvedimento avrebbe leso fortemente i profitti delle multinazionali occidentali che evidentemente hanno fatto pressioni sui loro governi per eliminare il pericoloso presidente ivoriano.