Costa d’Avorio: dove sono i difensori dei “diritti umani”?

L’operazione militare, condotta dalle forze speciali francesi e dalle milizie di Alassane Ouattara – l’ex funzionario del FMI garante degli interessi di Parigi che la “comunità internazionale” delle potenze imperialiste ha proclamato presidente della Costa d’Avorio – e che ha portato alla resa del presidente uscente Laurent Gbagbo, è stata costellata da massacri di massa, di fronte ai quali la Corte Penale Internazionale, così solerte in altre occasioni, è rimasta sorprendentemente in silenzio. E in silenzio sono restati anche gli strumenti di comunicazione occidentali, impegnati a puntare i riflettori sui presunti crimini di Gheddafi che giustificherebbero l’uranio impoverito della NATO che sta devastando il suolo libico e i missili che stanno seminando la morte tra i civili.

Nei giorni scorsi, l’organizzazione “Human Right Watch” ha rivelato il massacro di diverse centinaia di appartenenti all’etnia Guere, favorevole a Gbagbo, nella regione di Douékoué tra il 6 e il 30 marzo, in particolare a Bloléquin, nei giorni in cui è stata scatenata l’offensiva armata delle milizie di Ouattara appoggiate dall’esercito francese. I villaggi nativi di Gbagbo e dei principali esponenti del suo governo sono stati devastati e incendiati dai ribelli, che si sono abbandonati a violenze inaudite di ogni tipo.

Anche il palazzo presidenziale, dopo la sua conquista e l’arresto di Gbagbo, è stato teatro di barbare atrocità. Mentre un centinaio di collaboratori dell’ex presidente venivano sequestrati dai ribelli, il ministro dell’interno Désiré Trago e diversi altri esponenti del governo ivoriano, comprese alcune donne, dopo avere subito brutali maltrattamenti dai miliziani di Ouattara, sono stati assassinati o gravemente feriti. Secondo l’organizzazione umanitaria “African Survivors International” (http://survivorsnetworks.blogspot.com/2011/04/ivory-coast-former-first-lady-captured.html), Simone Gbagbo, moglie del presidente avrebbe subito uno stupro collettivo da parte delle soldataglie di Ouattara. Di fronte a questo misfatto, i militari francesi si sono limitati a dire di non avervi preso parte. Detto in altri termini, di aver lasciato fare.

Nello stesso tempo ad Abidjan, in particolare nei quartieri Yapougon e Koumassi decine di sostenitori di Gbagbo venivano giustiziati sommariamente. I soldati di Ouattarà si sono accaniti in particolare con appartenenti all’etnia bété, la stessa del capo dello stato deposto.

Sorge spontanea una domanda. Perché in questo caso, i tanti solerti difensori dei “diritti umani” sostenitori delle “guerre umanitarie”, non hanno avuto niente da dire?