“Così uccisero donne e bambini ad Haditha”

Civili iracheni fatti scendere da un taxi e uccisi da un marine americano, con un colpo secco alla testa. La loro colpa era di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. I documenti degli interrogatori sulla strage di Haditha, in Iraq, svelano particolari terribili massacro di civili ad opera di marines americani nel novembre 2005. Il quotidiano statunitense Washington Post ha pubblicato ieri stralci delle deposizioni dei marines, dei superstiti e dei soldati iracheni. Ad Haditha morirono 24 persone disarmate, tra le quali donne e bambini, e quando nel giugno del 2006 trapelarono i primi particolari ci fu un terremoto politico, con i media che chiesero venisse fatta luce sulla vicenda, paragonandola al caso di My Lai in Vietnam.
Nei documenti ci sono resoconti che svelano con drammatica semplicità la paura dei soldati americani, spronati a «sparare prima e fare domande dopo», l´inevitabile pericolo che corrono i civili iracheni, colpevoli di trovarsi dove la guerriglia porta uno dei suoi attacchi. L´inchiesta del Naval Criminal Investigation Service del Pentagono, che deve accertare le responsabilità di quattro marine, che rischiano il carcere a vita per omicidio, e di quattro ufficiali, che non avrebbero indagato in modo adeguato sui fatti, contiene le deposizioni raccolte mesi dopo la strage. I racconti sono frammentari, sottolinea il Post, talvolta discordanti, ma nell´insieme forniscono la prova che dopo un attacco i marines hanno risposto in modi che è difficile considerare consoni ai loro compiti di soldati.
Dalle testimonianze appare chiaro che il sergente Frank Wuterich, il principale imputato, sparò a cinque iracheni dopo averli fatti scendere da un taxi, arrivato subito dopo l´esplosione di un ordigno, che aveva colpito uno dei mezzi della colonna americana, uccidendo un marine. La pattuglia di Wuterich, dopo l´attacco, reagì in maniera spropositata: oltre ad uccidere la gente sul taxi, i soldati Usa ispezionarono quattro case vicine, dove spararono a donne e bambini. La difesa sostiene che Wuterich non fece scendere gli uomini dal taxi, ma sparò a persone che scambiò per insorti. La pattuglia, inoltre, compì irruzioni nelle case perché da lì erano partiti colpi di fucile nella loro direzione e non ebbe né il tempo né il modo di accertare se ci fossero davvero uomini armati. A smentire questa versione anche la testimonianza drammatica di una bambina di nove anni, sopravvissuta solo perché dopo essere stata ferita si era fatta credere morta, e le immagini di un video girato il giorno successivo al massacro da uno studente iracheno.
Sotto accusa non solo gli autori materiali degli omicidi, ma anche i loro superiori, che accettarono la versione dei fatti fornita dai marines e, nonostante fosse chiaro l´alto numero dei civili uccisi, non ebbero esitazioni ad archiviare le morti come i più banali danni collaterali. «Niente era fuori dalla norma» ha dichiarato il colonnello Stephen W. Davis: la sua frase è l´orrenda conferma di quel che accade ogni giorno in Iraq.