Così sparisce il reato di corruzione

La Cassazione: solo uno di tutti i processi per tangenti oggi pendenti si salverebbe dalla ex Cirielli

La Legge Cirielli abolisce di fatto il reato di corruzione. È questo il primo, clamoroso dato che emerge dal rilevamento fatto dalla Corte di Cassazione che oggi renderà noti i risultati del suo lavoro. Secondo prime indiscrezioni solo uno dei processi pendenti per questo
reato non sarebbe falcidiato dalla nuova norma «liberi tutti». Secondo calcoli più ottimistici se ne salverebbero tre, ma questo significa comunque che in Italia si potrà corrompere impunemente un pubblico ufficiale: i processi arrivati già in Cassazione verranno prescritti, quelli che ancora devono partire si prescriveranno in 7 anni e mezzo a partire dalla data in cui è stato consumato il fatto, ovvero è stata pagata una mazzetta a un pubblico ufficiale, e calcolando che un processo ha una durata media di 8 anni è chiaro che nessuna condanna andrà in giudicato. I dati forniti dal ministro Castelli, come fanno notare i parlamentari ds Anna Finocchiaro e Giovanni Kessler sono elaborati al tavolino, con una serie di piccole astuzie. Cosa ha fatto il ministro? Primo: ha preso in considerazione i dati forniti dalle corti d’Appello (16 su 29). Mancano del tutto – perché mai richiesti – i dati relativi ai procedimenti pendenti in Cassazione sui quali l’impatto della prescrizione sarà più significativo. Secondo: ha preso in considerazione solo i procedimenti in cui è contestato un unico reato. Terzo, ha arbitrariamente ridotto ulteriormente il campione prendendo valutando solo i reati che non subiscono effetti dalla salva-Previti. Quelli più frequenti, dice il ministro, che non sono però quelli più significativi e neppure i più gravi: non si è infatti valutato l’impatto su corruzione, bancarotta, usura. E dunque i ds chiedono che la Camera rinvii ogni decisione attendendo dati veri attendibili e completi».
Paolo Carfì, il giudice dei processi Imi Sir e Lodo Mondadori che ora è il segretario milanese dell’Anm dice: «Mi sento preso in giro quando vedo che il ministro non ha tenuto conto dei reati di corruzione o di bancarotta. Certo, si afferma che con questa legge si renderanno più veloci i processi e che i cittadini saranno in questo modo più garantiti. Questo è certamente vero per i cittadini imputati ai quali sarà data una ulteriore possibilità di evitare il processo. Non lo è per le vittime dei reati, che vedranno diminuire la possibilità di veder riconosciuti i loro diritti. Diminuirà l’arretrato, ma solo perché non si riuscirà a celebrare in tempo la gran parte dei processi».
Con i meccanismi della nuova legge tutti i reati con pena massima fino a sei anni si prescriveranno in soli 7 anni e sei mesi.
Questo significa che ad esempio le morti sul lavoro, il furto in abitazione o lo “scippo“, la corruzione, la truffa aggravata,la detenzione di armi da guerra, la partecipazione ad un’associazione a delinquere, la bancarotta preferenziale, le evasioni fiscali più gravi potranno prendere il canale accelerato della prescrizione ed essere di fatto impuniti. Ma la legge “ex Cirielli” – spiega ancora Carfì – prevede anche la modifica dell’istituto del reato continuato. Attualmente la prescrizione decorre dall’ultimo dei reati contestati: se in un processo sono contestate all’ imputato dieci truffe aggravate o dieci corruzioni commesse la prima nel 1999 e l’ ultima nel 2001, la prescrizione decorrerà, per tutte le truffe o corruzioni, dal 2001 e dunque, in base alla odierna legge si prescriveranno tutte nel 2016. Con la nuova legge la prescrizione decorrerà autonomamente da ciascuna delle truffe e sarà per tutte di 7 anni e sei mesi. Così la prima truffa del 1999 si prescriverà nel 2006; l’ ultima del 2001 nel 2008. «Si tratta di una riforma semplicemente devastante anche con riferimento ai diritti della parte “ debole “ del processo, la vittima del reato.
Per giunta, la ex Cirielli si applicherà anche ai processi già in corso, magari definiti già in appello con conferma della condanna in primo grado: è il caso del processo Imi-Sir Lodo Mondadori. «Una tale decisione da parte del legislatore non trova alcuna giustificazione plausibile, salvo a voler pensar male, che tale riforma sia fatta solo per evitare che alcuni noti processi già decisi anche in Corte di Appello giungano alla loro naturale