Così le destre italiane si stanno ridislocando

Paure ed antiche ossessioni scuotono da tempo le destre italiane. In quest’area politica, nel contesto dei processi di globalizzazione e del declino degli Stati nazionali, dell’allargamento dell’Europa, ma soprattutto della profonda trasformazione della società italiana, sempre più “contaminata” da fenomeni migratori, multilingue e multietnica, si va via via affermando in forme accentuatamente radicali l’idea di un paese “minacciato”, sfigurato nella sua identità, nelle sue radici cristiane e nel suo nucleo fondante: la famiglia, quasi una cittadella accerchiata prossima al crollo.
L’allarme è trasversale, da Alleanza Nazionale alla Lega Nord, fino a Forza Nuova. La stessa Forza Italia non ne risulta immune. Le esternazioni di Marcello Pera e l’entusiastico accoglimento delle invettive di Oriana Fallaci sono lì a dimostrarlo.

A differenza di altri paesi europei, dalla Francia alla Germania, le destre in Italia hanno tratti specifici. La componente di An non semplicemente proviene da una lunghissima storia di estraneità ai valori democratici e costituzionali che affonda nel neofascismo italiano e nelle pagine più torbide della storia repubblicana segnate da più di un progetto eversivo, ma tuttora, nonostante le conclamate “svolte” di Gianfranco Fini, questo partito mantiene inalterati i propri modelli autoritari e presidenzialisti di società, l’approccio istintivamente repressivo nei confronti di qualsivoglia conflitto o problema sociale, l’esaltazione del nazionalismo fino alla pubblica rivalutazione delle gesta del colonialismo italiano.

Si leggano in questo senso con più attenzione le sue ultime tesi congressuali. Gli stessi quadri dirigenti nazionali e locali di An si configurano come la continuazione senza innovazioni delle precedenti nomenclature del Movimento Sociale Italiano.

La Lega Nord, dal canto suo, si è ormai pienamente evoluta verso una nuova identità, sposando tesi, concetti e miti propri del variegato universo razzista, inglobando al proprio interno ogni sorta di sottocultura e comportamento intollerante tipico delle formazioni della destra radicale, con cui, non è certo un mistero, si sono infittiti gli episodi di contiguità anche operativa.

All’interno di tutte le formazioni politiche di destra i richiami ed il peso delle posizioni legate al cattolicesimo più intransigente costituiscono oggi un elemento fondante. In ciò un indubbio salto di qualità. La difesa della “cristianità” si confonde sempre più con la battaglia in favore dell'”Occidente assediato”. Così per la stessa Lega Nord che non ha esitato a ridimensionare progressivamente la sua “anima” neopagana.

Il nuovo corso vaticano viene seguito con interesse da tutte le destre, che ne apprezzano il profilo interventista in politica, ma punto di riferimento operativo rimane la campagna elettorale con cui Bush ha vinto nelle scorse elezioni presidenziali negli Stati Uniti, ormai assunta a modello per la sua capacità di saper coniugare fondamentalismo cristiano, patriottismo e identità, mobilitando l'”america bianca”.

Anche il variegato mondo del neofascismo è oggi percorso dalle stesse fibrillazioni. Forza Nuova in questo quadro si è particolarmente attivata per conquistarsi un proprio spazio autonomo. Con una violentissima campagna contro l’ingresso della Turchia in Europa ha anche ultimamente tentato, attraverso l’European National Front (una specie di piccola Internazionale Nera), di darsi una dimensione a livello continentale, promovendo nel settembre scorso in Grecia, con il Npd tedesco e la Falange spagnola, un meeting vietato dalle autorità governative, poi sfociato in una manifestazione ad Atene conclusasi con gravi incidenti.

L’avvicinarsi della scadenza elettorale porrà l’insieme del radicalismo di destra di fronte ad un bivio. Il cartello elettorale di Alternativa Sociale, di cui anche Forza Nuova fa parte, dovrà scegliere se continuare, dopo l’insuccesso elettorale delle regionali dello scorso aprile, a perseguire la strada di un “polo” autonomo o accordarsi con la Casa delle Libertà. Forti, al momento, le titubanze in una parte delle organizzazioni che diedero vita all’alleanza, in primo luogo da parte del Fronte Sociale Nazionale. Ma nella CdL nei fatti sono già confluiti Pino Rauti ed il suo minuscolo raggruppamento. La Fiamma Tricolore di Luca Romagnoli si è già dichiarata disponibile, così la stessa Alessandra Mussolini. In gioco una rappresentanza parlamentare in cambio di un pugno di voti.

Le destre si ridislocano e si ridefiniscono. Il confine tra area “radicale” e “moderata” sta ormai perdendo senso. Nei passaggi politici e sociali in corso in Italia il ritorno è ad una comune visione manichea, popolata da aggressioni imminenti e complotti. Al pericolo “comunista” si è da tempo sostituita l'”invasione islamica”. Nel quadro ancora confuso della crisi del berlusconismo, nell’attesa di scenari nuovi, anche elettorali, il travaglio delle destre va colto per tempo.