Così hanno nascosto il lager Lampedusa all’Europarlamento

Una delegazione composta da 12 parlamentari europei si è recata a Lampedusa per visitare il centro di permanenza temporaneo dell’isola. Prima della visita, la delegazione del PE ha chiesto informazioni alle autorità italiane locali, per ottenere informazioni relative al centro. In seguito la delegazione ha visitato il centro per circa un’ora e mezza ed infine ha tenuto una conferenza stampa. (…) Le autorità italiane hanno informato i parlamentari che quel giorno il centro ospitava 11 persone. La delegazione ha espresso tutto il suo stupore. La cifra non corrispondeva alla realtà quotidiana del centro di Lampedusa.
Il questore di Agrigento ha replicato che il giorno prima ce n’erano 56. Alla domanda di quante persone ci fossero 96 ore prima, le autorità hanno risposto citando il numero di arrivati: 200 persone il 21 agosto scorso, 148 il 7 settembre, 29 l’11 settembre. Ciò non
chiarisce il numero totale di presenze nei giorni precedenti la visita dei deputati.
I parlamentari non hanno potuto prendere visione del registro delle presenze con gli arrivi e le partenze poiché tali registri non erano al centro ma presso gli uffici della prefettura di Agrigento. A più riprese i deputati hanno chiesto di avere accesso a quelle informazioni, senza successo. É stato ugualmente impossibile avere accesso ai decreti di espulsione, che si trovano anch’essi nella prefettura di Agrigento.
(…) Il questore ha ammesso che la presenza di sole 11 persone nel periodo estivo è da considerarsi eccezionale. Tra ottobre e marzo il centro è quasi vuoto.
(…)Le autorità italiane hanno fornito una descrizione dettagliata della procedura d’accoglienza:
– Di solito i battelli carichi di clandestini vengono fermati al largo di Lampedusa e arrivano raramente fino alla costa. Le persone sono prima perquisite in un locale all’ingresso del centro, e poi sottoposte a visita medica. Riceveranno in seguito abiti, sigarette, carte telefoniche. Ogni tre giorni vengono cambiate le lenzuola. Gli interpreti aiutano nel riconoscere la nazionalità attraverso un colloquio e in funzione dei tratti somatici della persona. Le autorità hanno affermato che la maggioranza dei clandestini è di nazionalità egiziana. Il fatto che la quasi totalità degli immigrati provenga dall’Egitto ha sorpreso la maggioranza dei deputati. I parlamentari hanno anche espresso dubbi riguardo alla possibilità di identificare una persona solo dopo alcuni minuti di colloquio e solo in funzione dell’accento della persona e del colore della sua pelle. I deputati hanno manifestato il loro stupore nell’apprendere che la quasi totalità degli immigrati sono considerati di nazionalità egiziana, senza alcuna presenza di altre nazionalità, per esempio irachena, e palestinese, tra quelle identificate al Centro.
(…) Tutti coloro che arrivano al CPT di Lampedusa devono farsi prendere la impronte digitali con un sistema di scanner, senza inchiostro e molto avanzato a livello tecnologico. Le impronte dei richiedenti asilo sono inviate al sistema Eurodac, le altre restano a disposizione delle autorità italiane. Gli archivi di queste impronte non sono disponibili al centro di Lampedusa. Non è stato possibile determinare quale ne uso faranno le autorità di polizia. Per identificare i bambini, i medici del Centro effettuano delle radiografie.
(…) Per quasi due ore la delegazione ha potuto visitare tutto il Centro e intrattenersi con le 11 persone che si trovavano lí.
(…) Il primo edificio era all’apparenza pulito, pitturato di recente, con la carta dei diritti degli immigrati appesa in francese, inglese e arabo. I deputati hanno constatato che questa carta era stata appesa di recente. I letti a castello sono in ferro con materassi in schiuma caucciù nuovi. Non c’erano lenzuola, nè coperte. Non c’erano vetri alle finestre. La spiegazione è che, a causa delle numerose risse, i vetri venivano regolarmente rotti. C’è una sola struttura comune che funge da bagno collettivo, con toilette senza porte, cosí come i lavandini e le docce. Ci sono solo una decina di water per tutto il centro. Le docce e i lavandini forniscono acqua di mare, quindi salata. Neppure lí ci sono finestre. L’infermeria è piccola e fornita di una sola barella, un ufficio e un armadietto. Non ci sono farmaci visibili.
(…) Tra le 11 persone presenti c’erano cittadini tunisini, tra cui alcuni accusati di essere scafisti e altri vittime degli stessi. Tutti insieme, nello stesso Centro. Un cittadino tunisino ha affermato di essere nel Centro da 4 mesi, nonostante le autorità avessero assicurato che la legge permetteva al massimo un soggiorno di 60 giorni. Altri hanno affermato di non aver mai avuto un avvocato e di non sapere il motivo della loro permanenza al centro.
Conclusioni
1. La delegazione esprime preoccupazione a proposito delle espulsioni degli immigrati verso la Libia, effettuate dal governo italiano.
2. Le condizioni di vita nel centro sono precarie e totalmente inadeguate ai considerevoli flussi migratori verso Lampedusa.
3. Le autorità italiane hanno manifestato una trasparenza insufficiente riguardo all’accesso ai documenti che certificano la situazione giuridica delle persone ospiti del centro. La delegazione attende di ricevere dal Ministerro degli interni italiano i dati che riguardano le presenze nel centro e i decreti di espulsione.
4. La delegazione, a nome della commissione Libertà, chiede alla Commissione europea di preparare un rapporto al Parlamento europeo sulla missione che la Commissione ha effettuato in Libia per verificare le condizioni dei centri di detenzione degli immigrati.
(…) Il fatto che le autorità italiane abbiano affermato che sono molto poche le richieste di asilo ha provocato lo stupore di gran parte della delegazione, che ha paragonato questa situazione a quella di altri paesi in cui c’è una grande richiesta di asilo.
(…) Secondo la testimonianza dei deputati che avevano già visitato il centro in passato, il Centro di Lampedusa non era in realtà quello che sembrava.

* parlamentare francese
che presiedeva la delegazione