Così è saltato il gioco della propaganda

La valanga di prove sull’impiego di armi proibite a Fallujah deve avere inceppato qualcosa nell’apparato propagandistico statunitense se, appena poche ore dopo le indignate smentite delle ambasciate Usa di Roma e di Londra, il tenente colonnello Barry Venable alla fine ammette: «Sì, lo abbiamo usato come arma incendiaria sui combattenti nemici». Certo Venable è costretto ad arrampicarsi sugli scivolosi specchi dei trattati internazionali che effettivamente non bandiscono l’impiego del fosforo bianco come tracciante, ovvero per provocare «cortine fumogene o per illuminare gli obiettivi», ma ne proibiscono tassativamente l’uso contro gli esseri umani, e soprattutto contro i civili. E le smentite del Dipartimento di Stato? E le dichiarazioni dell’ambasciatore Robert Turtle che appena l’altro ieri scriveva sull’Indipendent che «il fosforo viene usato solo per illuminare le posizioni del nemico, mai come arma»? Venable le liquida come «non aggiornate» aggiungendo che sì, il fosforo bianco viene «usato come arma contro il nemico, non contro i civili». A stretto giro di posta arriva l’ammissione del ministro della Difesa britannico John Reid: anche le truppe di Londra hanno fatto ricorso al fosforo «ma mai contro la popolazione civile».
La linea del Piave della catastrofica battaglia per la conquista delle “menti e dei cuori” è stata dunque fissata dal tenente colonnello Venable nell’intervista concessa alla Bbc durante la quale ha ammesso l’impiego su larga scala del famigerato White Phosphorous. Del resto non sarebbe stato facile continuare a negare l’evidenza a fronte degli agghiaccianti report militari pubblicati sulla rivista “Field artillery”, che illustravano con dovizia di particolari l’efficienza delle operazioni ribattezzate “shake and bake”, letteralmente, “scuoti e inforna”, durante le quali «come tracciante venivano usate altre armi proprio per conservare il fosforo per le missioni letali», come scritto da un militare appena rientrato dal campo.

Peccato che le fotografie e i filmati dei civili letteralmente squagliati mentre dormivano, mentre pregavano o se ne stavano seduti a tavola, abbiano fatto il giro del mondo prima di approdare alla fine anche in Italia, grazie alla ben nota inchiesta di Rai news 24. E peccato che, oltre ai veterani già intervistati da Sigfrido Ranucci, stiano cominciando a parlare anche i giornalisti embedded, quelli cioè al seguito dei militari. Darrin Morteson del “North County Times” di San Diego, ha raccontato allo stesso Ranucci di avere sentito con le sue orecchie gli ordini dei superiori e di avere visto le tempeste di fosforo bianco abbattersi su case e palmeti. Difficile sostenere la vecchia tesi dei danni collaterali quando si bombarda a tappeto una città di 300 mila abitanti utilizzando un arma così letale.

Dall’altra parte dello specchio su cui si arrampica il Pentagono ci sono le testimonianze di giornalisti, medici e cittadini iracheni o di paesi limitrofi, i primi a denunciare l’uso di armi proibite già nei giorni dell’assedio e che, per dodici mesi, hanno riempito giornali e siti internet in lingua araba. Dodici mesi durante i quali ben pochi, in Occidente, hanno gridato allo scandalo. E’ grazie ai medici che hanno curato – e filmato – ferite incomprensibili, che la verità non è stata sepolta insieme ai cadaveri nelle fosse comuni. Ed è grazie a giornalisti come Burhan Fasa, un cameraman della televisione libanese che è riuscito a contrabbandare i filmati della pioggia di fuoco per farli arrivare alla Reuters se, dopo un anno, finalmente qualcosa si muove.

Le ammissioni di Londra e di Washington hanno infatti costretto il governo di Baghdad a prendere un’iniziativa. E’ di ieri sera l’annuncio che un’equipe di esperti iracheni del ministero dei Diritti umani è stata inviata a Fallujah per compiere delle indagini sull’uso del fosforo bianco da parte delle forze statunitensi durante l’offensiva. In un’intervista alla Bbc il ministro Narmin Uthman ha detto che gli esperti dovranno appurare gli eventuali effetti sui civili derivanti dall’impiego del fosforo nei combattimenti. A quando un’inchiesta internazionale indipendente?