Controversie nucleari: la posizione iraniana

Oggi l’energia è una delle più importanti questioni strategiche per la crescita economica di un paese. Contrariamente alla pubblicità, l’Iran ha molto bisogno di energie sostitutive, tra cui quella nucleare. La sua industria ne dipende: se l’Iran non troverà energie sostitutive, considerata la crescita della popolazione e dei consumi energetici entro 10 anni diventerà un importatore di petrolio. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea) ha consigliato all’Iran di produrre entro il 2010 almeno 10.000 megawatt di energia elettronucleare (equivalente a 7-8 volte più della centrale in costruzione a Bushehr). L’ Iran è tra i maggiori importatori di benzina in Medio Oriente, l’anno scorso ha importato per 4 miliardi di dollari (tra il 15-20% dei suoi introiti petroliferi). Avere a disposizione l’intero ciclo del combustibile, più che un discorso politico o di sicurezza, è una questione economica.
L’attività nucleare iraniana ha una storia di 40 anni. Circa 30 anni fa i Paesi occidentali, in particolar modo l’America, hanno proposto all’Iran di costruire centrali nucleari per produrre 34000 megawatt di energia elettronucleare e creare un ciclo completo di produzione di combustibile nucleare. Gli americani costruirono allora un reattore di ricerca a Tehran, e la Germania cominciò la costruzione della centrale da 1500 megawatt a Bushehr. Dopo la vittoria della rivoluzione islamica in Iran, sebbene il Paese fosse membro del Trattato di Non Proliferazione nucleare (Tnp), le nazioni occidentali, in palese violazione dello stesso trattato, hanno annullato unilateralmente e senza giustificazione legale tutti i contratti e hanno inoltre punito tutte le società e i Paesi che collaboravano con l’Iran in questo campo.
Oggi, grazie alle sue conquiste nella tecnologia nucleare, in particolare nel ciclo del combustibile, l’Iran è il 7º paese in possesso di questa tecnologia. Il ritardo nel comunicare alcune attività, che l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) ha dichiarato essere un’omissione (e non una violazione del Tnp), unitamente al possesso di particelle di uranio ad alta concentrazione, hanno avviato l’attuale polemica. L’Agenzia, con la collaborazione di alcuni paesi amici, ha poi convalidato quanto l’Iran aveva dichiarato, cioè che quelle particelle si trovavano su pezzi importati dall’estero.
L’Iran fa notare che la sua collaborazione più che legale con l’Agenzia e i risultati delle continue ispezioni testimoniano il cammino pacifico del suo programma nucleare. L’Iran inoltre ha fatto presente che le omissioni di cui parlano i Paesi occidentali sono il risultato del loro comportamento illegale, avendo violato i precedenti contratti, nonché delle discriminazioni illegali che hanno costretto l’Iran a difendere alcune imprese e Paesi amici dell’Iran da sanzioni loro imposte. Secondo l’Iran sono i Paesi occidentali a violare l’articolo 4 del Tnp, secondo cui i Paesi in possesso di tecnologia nucleare devono cooperare con i Paesi che rispettano il Tnp.
La natura delle attività nucleari iraniane è pacifica, e riferirne al Consiglio di Sicurezza dell’Onu non ha alcuna giustificazione tecnica o giuridica. L’Iran si attiene strettamente agli obblighi del Tnp e alla sua collaborazione con l’Aiea, e il volume senza precedenti di 1.400 persone/ora di ispezioni ai siti iraniani ne è la prova. Nessun rappresentante del Segretario Generale o funzionario dell’Agenzia ha mai dichiarato che l’Iran non ha mantenuto i suoi obblighi. Non è possibile costruire la bomba atomica sotto il controllo dell’Agenzia: il Tnp rappresenta la migliore garanzia che i programmi nucleari non siano deviati verso il militare. Se così non fosse allora molte nazioni, tra cui Israele, sarebbero già membri del Tnp. L’adesione al Tnp dovrebbe apportare vantaggi per tutti i Paesi membri, e ignorarli significa imporre un apartheid nucleare.

* Ufficio Stampa dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran