Contro le spese militari e per la riconversione dal bellico al civile

Promossa dalle associazioni “Il Girasole” e “Sbilanciamoci” – alla quale aderiscono 42 associazioni, con donne e uomini impegnati e fedeli della Chiesa Valdese – ha avuto luogo a Torino presso la biblioteca Geisser una conferenza su spese militari e legge finanziaria. Ieri a Roma è stato presentato un dossier sulla finanziaria e alternative con proposte specifiche di emendamenti.
L’iniziativa è di grande rilievo anche per la rilevanza della Chiesa Valdese a Torino e nelle storiche valli del Pellice e Germanasca e per l’apporto qualitativo che essa rappresenta, per la sua storia di lotte civili e di libertà, il suo rilievo culturale, sociale ed economico. Una presenza che assieme a quella assai qualificata ed estesa del mondo cattolico, specie in Lombardia, costituiscono un fatto rilevantissimo. I relatori on. Gardiol e Andreis hanno illustrato le prossime iniziative di “Sbilanciamoci” con un esame particolare delle spese militari dirette ed indotte, ricordando come nella attuale finanziaria l’unica voce di spesa prevista in aumento è quella del riarmo con un 2.5 per cento in più!

Queste iniziative ovviamente si collegano al problema della produzione bellica dell’Alenia che costituisce a Torino, Roma, Napoli e Puglie e ancora a Grosseto con le piste di lancio dei bombardieri una delle più rilevanti commesse belliche del paese, e certamente si collegano alle iniziative lombarde che sono già in fase legislativa avanzata.

Presumibilmente a novembre verrà presentato al Senato il progetto di legge “interventi a favore della riconversione della industria bellica in attività produttive o di servizio per uso civile” che avrà come promotori Rifondazione, Verdi e altri.

Sarà un atto importante: esso prevede fra l’altro forme di sostegno alla fase di riconversione, garanzie salariali per i lavoratori nel trapasso da una lavorazione all’altra e sostegni alla formazione professionale per il passaggio da una lavorazione all’altra. Prevede anche il collegamento con le legislazioni regionali a incominciare da quella lombarda di iniziativa popolare già in itinere.

Sono questioni importanti in sé e importanti per la partecipazione popolare che suscitano.

L’avere a Torino avanzato da tempo proposte concrete di produzioni alternative fatte con tecnici e docenti (su ipertermia, trasporti, biomedico, sicurezza ferroviarie ecc.) – anche se di per sé non risolutive del problema occupazionale – sono già tasselli importanti di produzione civile.

Sul piano più generale c’è il fatto positivo (e diciamolo pure: nuovo) della presa di posizione delle segreterie nazionali Fim, Fiom, Uilm che in un loro documento rivendicano «un impegno specifico a valorizzare le possibilità di utilizzo duale delle tecnologie attualmente mirate finalizzate a scopi puramente bellici». Qui andrà chiarito che le nuove produzioni civili non dovranno essere semplicemente aggiuntive al carnet di spese militari che via via dovranno invece, pur con la gradualità che abbiamo sempre sostenuta (e che la disattesa legge 185 prevedeva), andare ad esaurimento.

Nella discussione noi abbiamo ancora rilevato il fatto che Alenia ha sedi in diverse regioni creando un problema di coordinamento politico e legislativo non facile. Si dovrà risolvere il problema se dotarsi di una legge regionale o no e se essa dovrà essere di iniziativa popolare (che avrebbe il vantaggio di realizzare più partecipazione ma sarebbe anche molto impegnativa) oppure di iniziativa di gruppi consiliari che camminerebbe più spedita. Comunque siano le iniziative legislative il cui destino sarà ovviamente legato al prossimo risultato elettorale (non dimentichiamo la ingloriosa fine della legge 185), esse saranno defatiganti nelle loro procedure. Ecco perché ancora una volta il coinvolgimento popolare e dei lavoratori sarà decisivo.