Contributo del Partito dei Comunisti Messicani presentato dal compagno Pável Blanco Cabrera

Compagni,
ringraziamo il Partito Comunista dell’India e il Partito Comunista dell’India (Marxista) per aver creato le condizioni per questo incontro.

In questi giorni, compiendo la loro funzione ideologica i mass media celebrano il 20° anniversario della controrivoluzione nella RDT, risultato del tradimento da parte di Gorbaciov del Patto di Varsavia, come punto di svolta della storia. Sostengono anche la tesi del trionfo permanente del capitalismo e la definitiva sconfitta del socialismo. Ma la crisi internazionale del capitalismo fa crollare questo mito.

Milioni di licenziamenti, ulteriori tagli ai diritti sociali, aggressione in materia di diritti sindacali, estensione dello sfruttamento, maggiore saccheggio dei popoli, aumento della militarizzazione, salvataggio dei monopoli finanziari e industriali con fondi pubblici smitizzano il mondo della “libertà e democrazia” che Bush, Kohl e Gorbaciov promisero due decenni fa, e che ora si ripropone sulla scena senza essere in grado di esorcizzare la crisi ciclica di sovra-accumulazione e di sovrapproduzione, e la contraddizione tra capitale e lavoro.

I dogmi ideologici della ristrutturazione capitalistica, noti come neoliberismo, sono obsoleti, mentre dopo l’ennesimo annuncio della sua morte il marxismo-leninismo dimostra il suo pieno vigore.

Dove è la pace che era stata promessa una volta sconfitto “l’impero del male”? Dove sono il progresso, la libertà, la democrazia?

Come risposta abbiamo le guerre di aggressione per il controllo delle risorse naturali in Iraq, Afghanistan e le minacce al Medio Oriente e all’Iran; guerre per le rotte del petrolio e del gas e per i nuovi mercati; la militarizzazione dell’America Latina, con la Iniziativa Merida, la riattivazione della IV Flotta e l’installazione di nuove basi militari in Colombia. Una restrizione delle libertà democratiche, dei diritti civili, una democrazia escludente nella maggioranza dei paesi: le leggi anticomuniste che mettono nell’illegalità i partiti della classe operaia e le forze rivoluzionarie, come la risoluzioni promosse dall’Unione Europea per criminalizzare la lotta dei comunisti, ne sono una manifestazione evidente.

In una deformazione, assurda e incredibile, si equipara il comunismo al fascismo, con la volontà di dimenticare il tributo pagato dall’Unione Sovietica con la vita di più di venti milioni di suoi donne e uomini e l’opera liberatrice dell’Armata Rossa. Come si può paragonare Hitler e le sue orde criminali con quelli che gli hanno resistito? Onore e gloria alla resistenza comunista dell’Unione Sovietica, ai partigiani organizzati dai partiti comunisti in Europa! Onore e gloria ai comunisti organizzatori della lotta antifascista che morirono torturati o soffrirono nei campi di concentramento! Onore e gloria al popolo sovietico e al Partito Comunista (Bolscevico)!

L’abbagliante mondo della speculazione finanziaria, come la speculazione teorica borghese e piccolo-borghese sulla cosiddetta globalizzazione, non sono riusciti a far scomparire né a bloccare le leggi oggettive dello sviluppo capitalistico nella fase di predominio dei monopoli, o la contraddizione tra produzione sociale e appropriazione privata, o il sordido segreto dello sfruttamento: il plusvalore.

Oggi, nei movimenti di massa e nelle lotte dei popoli, tra gli intellettuali progressisti si pone con maggiore attenzione la questione dell’alternativa. Ci sono in vari paesi movimenti che prendono coscienza che non si tratta soltanto di mettere in discussione il neoliberalismo e riconoscersi nell’anticapitalismo e che più che considerarlo un problema di gestione, amministrazione, di modello, giungono alla conclusione che il problema è questo sistema basato sullo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo, della proprietà privata dei mezzi di produzione. Come sappiamo, questo concetto di anticapitalismo è solo provvisorio perché riconosce che nel modo di produzione contemporaneo non esiste una soluzione ai problemi degli oppressi e degli sfruttati, ma non pone necessariamente la questione della strategia dell’alternativa, dell’orizzonte. A questo dobbiamo aggiungere le confuse posizioni rappresentate da post-capitalismo, “socialismo del XXI secolo”, “socialismo democratico”.

Il socialismo scientifico, il marxismo-leninismo, ha sempre lottato contro le posizioni utopistiche e reazionarie che nel nome del socialismo si presentavano alla classe operaia, nel Manifesto del Partito Comunista come in altri testi classici. I comunisti ora hanno un’esperienza maggiore grazie allo sforzo eroico del proletariato che affrontò la pratica della costruzione socialista. Se i 70 giorni della Comune di Parigi arricchirono il marxismo, 70 anni di costruzione del socialismo non possono essere gettati in mare. Questa però non dovrebbe essere solo una dichiarazione, poiché ci troviamo di fronte alla necessità di uno studio approfondito di tale esperienza collettiva. Ci sono già iniziative serie di partiti fratelli in questa direzione: è il caso delle Tesi sul socialismo del XVIII Congresso del Partito Comunista di Grecia. Queste tesi affrontano la questione nel suo insieme, traendo un insegnamento generale, a differenza di quelli che pongono l’accento su particolarità e che privilegiano spiegazioni unilaterali.

Questo pone nuovamente il problema di avere una strategia collettiva per affrontare le questioni chiave, e cioè se sia possibile costruire forme di collaborazione e di coordinamento superiori a quelle attualmente esistenti nel movimento comunista internazionale.

E’ vero che ora a trovarsi sul banco degli imputati è il capitalismo, ma la dura lotta ideologica contro gli aspetti fondamentali del marxismo-leninismo continua. Un aspetto è rappresentato dalla sovrastima della democrazia concepita in opposizione alla dittatura del proletariato; un altro è l’idea del partito di tipo nuovo, in nome dei nuovi movimenti, rinunciando all’unità ideologica, programmatica, il che conduce a insiemi amorfi, tutt’al più a club ideologici, lontano dai partiti rivoluzionari che lottano per il rovesciamento del capitalismo, pur mantenendo il nome di partito comunista. E’ molto grave la socialdemocratizzazione di alcuni partiti nei principali paesi del sistema imperialista e nei centri dinamici della lotta di classe e di quella antimperialista, come nel caso dell’America Latina.

Compagni,
un elemento centrale della nostra teoria è il ruolo rivoluzionario della classe operaia, in quanto unica classe in grado di porre fine agli attuali rapporti sociali e a tutte le calamità generate dal capitalismo.

Le nostre lotte quotidiane non avrebbero senso senza essere collegate alla elevazione della coscienza dei lavoratori e all’organizzazione delle loro rispettive categorie per la lotta economica, politica e ideologica.

Riteniamo pertanto che si debba sostenere il nuovo corso della Federazione Sindacale Mondiale, nonché le espressioni del sindacalismo rosso, di classe, che rafforzi l’indipendenza del movimento operaio e si indirizzi verso la rottura con il capitale.

Essendo la classe operaia una classe internazionale, non sono sufficiente gli sforzi che compiamo nelle nostre strutture nazionali. Oggi più che mai le campagna internazionali per difendere i diritti dei lavoratori e per nuove conquiste potrebbero essere organizzate dal movimento comunista internazionale.

Compagni,
la crisi in Messico si esprime non solo in termini di disoccupazione, che nel periodo 2008-2009 ha lasciato per strada quasi tre milioni di lavoratori, ma nell’attacco agli stessi sindacati. I lavoratori del settore minerario, elettrico e dell’istruzione sono oggetto della repressione.

Iniziano a vedersi risposte unitarie dei lavoratori anche sul terreno difensivo: per la prima volta in quasi settanta anni si sta prendendo in considerazione uno sciopero generale.

L’ingresso di ampie fasce di lavoratori sul terreno della lotta rafforza il radicamento del movimento anticapitalista in cui intervengono i comunisti.

La lotta popolare negli ultimi tre anni è stata caratterizzata dal suo carattere di massa e dalla sua radicalità, ma la novità è rappresentata dall’elemento qualitativo che si è determinato dalla massiccia partecipazione della classe operaia.

Il prossimo 24 novembre saranno passati 90 anni dalla costituzione della Sezione Messicana della Internazionale Comunista. Le difficoltà e gli errori, i tradimenti e la liquidazione nel 1981 del primo PCM non annullano una storia nella quale la costante è stata la fusione del movimento operaio con le idee del socialismo. Una storia eroica che non buttiamo a mare, di cui siamo orgogliosi, che ci dà origine e di cui reclamiamo la continuità.

I rinnovatori, i realisti, coloro che hanno ceduto alla pressione ideologica, che hanno iniziato a delimitare e condannare la costruzione socialista, hanno dimostrato che l’ammodernamento del loro pensiero e delle forme organizzative in questa loro fuga in avanti conclusasi con l’integrazione nella socialdemocrazia, sono i nuovi volti del riformismo e del revisionismo, vale a dire il partito del capitale.

Ma oggi non è sufficiente rimanere sul terreno dei principi. Dobbiamo avanzare, organizzare e rafforzare i partiti comunisti, unica alternativa di classe al capitalismo.

Proletari di tutti i paesi, unitevi!