Contributo del Partito Comunista Tedesco (DKP) al 12° incontro internazionale dei PC

*membro del CC, responsabile della Commissione internazionale del DKP

da Partito Comunista Tedesco (DKP) – www.dkp.de – in www.solidnet.org
Traduzione dall’inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Cari compagni,

Questo incontro che si svolge per la prima volta in Africa è senza dubbio di particolare importanza. Quello africano, più di ogni altro continente, è stato vittima dell’imperialismo e dell’odierna crisi neoliberale. Il fatto che le istanze del vertice delle Nazioni Unite per il millennio nel 2000 non siano state soddisfatti e che il rendiconto annuale recentemente pubblicato sia così negativo colpisce soprattutto i popoli di questo continente. Noi, il Partito Comunista Tedesco, auguriamo ai compagni del SACP [Partito Comunista del Sudafrica] nella comune lotta con l’ANC (African National Congress) e il COSATU [Confederazione dei Sindacati del Sudafrica] il miglior successo possibile. Siamo certi che i progressisti di questo continente guardino soprattutto al Sudafrica attendendo da questo paese le sollecitazioni per l’attuazione di politiche progressiste. Possa questo incontro promuovere l’aspirazione per gli ideali e le politiche comuniste!

Cari compagni,

Il DKP nel suo 19° Congresso ha eletto come suo nuovo presidente la compagna Bettina Jürgensen ed ha adottato la sua Risoluzione politica.

Molte sono le attività dei movimenti sociali, dei movimenti antifascisti, ecologisti e pacifisti che si svolgono nella Repubblica Federale di Germania, con l’attivismo di centinaia di migliaia di persone. L’autunno 2010 è stato chiamato “autunno caldo”. Noi, come membri del DKP partecipiamo a questi movimenti, promuovendo i nostri punti di vista. Riteniamo che sia essenziale per l’analisi sottolineare che sono i mercati finanziari internazionali a dettare la politica economica nazionale. Siamo di fronte ad una crisi ciclica, oltre che ad una crisi del regime di crescita neoliberale dominato dalla finanza. Entrambe queste forme di crisi si sovrappongono e si determinano reciprocamente.

Questa crisi è differente dalle precedenti anche a causa dei suoi diversi corsi. La crisi finanziaria, economica, energetica, climatica e alimentare, la crisi della politica e della democrazia, la crisi attuale in Medio Oriente, il fallimento della guerra di Stati Uniti e NATO in Afghanistan e Iraq, si influenzano e intensificano a vicenda. Esiste inoltre un processo migratorio su larga scala specialmente in Africa, Asia, America Latina e Caraibi.

In questa situazione il capitale predilige soluzioni reazionarie. Ci saranno cambiamenti fondamentali nei rapporti sociali, nella produzione, nell’esercizio del potere da parte del capitale, nel rapporto tra lavoro e capitale e nei rapporti di forza internazionali. Il capitale vuole trasformazioni in senso restrittivo per garantire il suo potere tramite l’utilizzo di metodi più reazionari che in passato. All’interno dell’Unione europea, le commissioni e i governi portano avanti i loro programmi di liberalizzazione e privatizzazione, nonostante i risultati catastrofici. Allo stesso tempo gli stati imperialisti e le loro grandi compagnie cercano di dominare il mercato mondiale e assicurarsi il controllo delle risorse di materie prime energetiche, se necessario, con le guerre di aggressione. La partecipazione dell’esercito tedesco ad azioni di guerra in tutto il mondo dimostra come il governo tedesco sia la forza motrice della militarizzazione dell’Unione europea e di come si sforzi di aumentare la propria influenza nella politica mondiale. Sviluppi reazionari in direzione di uno stato autoritario si manifestano anche adesso nelle crescenti limitazioni dei diritti fondamentali, come per esempio il diritto di associazione e riunione.

Accanto alla lotta per i diritti sociali, in questo frangente la lotta per la democrazia e la pace hanno particolare importanza. L’alternativa storica “Socialismo o barbarie (Rosa Luxemburg, 1915) è più esplosiva che mai nel periodo che ci sta di fronte. In questa situazione il DKP indirizza verso una resistenza comune e lavora per la costruzione di alleanze sociali che trascendano le differenze tra i diversi partiti e movimenti.

Dalla crisi del parlamentarismo e dei rispettivi partiti prevediamo pericoli ma anche delle opportunità. C’è il pericolo di un crescente sviluppo della destra. Circa il 25% della popolazione adulta tende verso posizioni reazionarie. Allo stesso tempo, si sta sviluppando una coscienza rivolta a soluzioni di tipo progressista e indirizzate a finalità sociali. Ora il compito principale è quello di rafforzare la resistenza contro lo sviluppo della destra. In questo processo le alternative e le prospettive dovrebbero anche essere promosse. Non siamo orientati solo verso una lotta di resistenza, ma anche verso una lotta per un cambiamento della politica. In questa situazione riteniamo che internazionalismo e solidarietà qualitativamente nuove siano possibili e necessarie. Ciò è stato dimostrato anche dalla Giornata europea d’azione della Federazione dei sindacati europei con la grande manifestazione del 29 settembre a Bruxelles. Ma è dimostrato anche dalle lotte nelle fabbriche delle multinazionali che si svolgono in modo congiunto.

Il DKP si impegna per una nuova cooperazione internazionale. La lotta contro l’imperialismo e il neoliberalismo sul piano internazionale e la lotta per le alternative richiedono nuovi sforzi dei comunisti, per rafforzare la cooperazione tra loro nonché con le altre forze progressiste e di sinistra del movimento operaio. Questo è uno dei motivi della partecipazione del DKP al Partito della Sinistra Europea con lo status di osservatore. La proposta del DKP è che sia necessario costruire reti che rendano possibile una diversa qualità della cooperazione del movimento comunista su basi paritarie. In queste lotte sociali si lotta per il rafforzamento del DKP, soprattutto conquistando nuovi giovani iscritti. Contribuiamo allo sviluppo di un dibattito sulle alternative sociali. Noi comunisti valorizziamo questo dibattito con le nostre opinioni circa una futura società socialista, che deve essere raggiunta insieme. Una società basata sul potere politico della classe operaia in alleanza con gli altri lavoratori, una società in cui i più importanti mezzi di produzione, istituti finanziari e risorse naturali siano nazionalizzati e controllati pubblicamente, una società in cui non ci sia povertà. Una società che si sviluppi in modo pianificato al fine di garantire che quanto viene prodotto dalla società sia utilizzato per il bene del popolo e per la tutela delle condizioni naturali della nostra esistenza. Solo una società come questa sarà in grado di creare un nuovo, giusto ordine mondiale per la cooperazione pacifica dei popoli di questa terra, libera dallo sfruttamento, l’oppressione, il fascismo e la guerra.

Cari compagni,

Sono convinto che con questo incontro di Johannesburg si possano dare nuovi impulsi per il rafforzamento del nostro movimento comunista. Lottiamo insieme per un mondo diverso. Questo mondo è possibile e necessario.