Contributo del Partito Comunista Portoghese al 12° Incontro Internazionale dei PC

da Partito Comunista Portoghese – www.pcp.pt – in www.solidnet.org
Traduzione dall’inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Cari compagni:
 
Vorrei innanzi tutto salutare, in nome del PCP e della sua delegazione qui presente, gli ospiti del nostro 12° Incontro Internazionale – il Partito Comunista Sudafricano -, ringraziare per l’ospitalità che stiamo ricevendo a Tshwane e per le condizioni create per il successo del nostro Incontro.
 
Avendo luogo per la prima volta nel continente africano e in Sudafrica, l’Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai completa un’importante fase che, in pochi anni, lo ha portato dall’Europa ai territori dell’ex Unione Sovietica, all’America Latina, Medio Oriente (con l’Incontro straordinario), Asia e ora in Africa.
 
E’ stato, a nostro parere, un periodo in cui il nostro Incontro si è rafforzato, ampliato e accresciuto d’importanza politica e visibilità. Un periodo in cui diversi Partiti sono stati coinvolti, assumendosi la responsabilità per il successo degli Incontri Internazionali, durante i quali sono stati compiuti i giusti passi – anche se insufficienti – nel lavoro collettivo di preparazione e verifica delle principali conclusioni. Siamo migliorati nella conoscenza reciproca dei nostri Partiti, nel riconoscimento delle molte cose che ci uniscono, come dei temi e questioni su cui abbiamo opinioni differenti. Siamo inoltre avanzati, anche se chiaramente ad un grado ancora insufficiente, nel perseguimento di azioni comuni o convergenti, un obiettivo centrale dei nostri Incontri a cui dobbiamo continuare a rivolgere la nostra piena attenzione.
 
Nonostante la debolezza e l’instabilità che ancora affligge il Movimento comunista e rivoluzionario internazionale, nonostante la diversità di condizioni e situazioni specifiche in cui s’interviene, malgrado i ritardi nella definizione e realizzazione della nostra azione comune o convergente, a dispetto delle diverse esperienze, dei diversi livelli di valutazione e dei punti vista, nonostante tutto ciò, siamo in grado di stare insieme e rendere dinamico un processo che, basandosi sul rispetto reciproco e la sovranità e indipendenza di ciascun Partito, mira a rafforzare il nostro Movimento partendo dai punti di forza di ciascuno e al contempo a rinforzare reciprocamente tutti i nostri Partiti e la loro azione. Riteniamo che questo rappresenti una vittoria importante.
 
Siamo in Africa, un continente violentemente colpito dagli effetti del colonialismo, dove i crimini imperialisti assumono contorni particolarmente violenti e scandalosi, e dove decine di milioni di esseri umani vengono trascinati nella lotta individuale per la sopravvivenza quotidiana, mentre la loro coscienza di classe veniva sopita dal business della carità e degli aiuti, elemento centrale dell’offensiva ideologica in Africa. Un continente che è attualmente oggetto delle potenti manovre di ingerenza e di neocolonialismo, offensiva rivolta all’estorsione delle risorse naturali, allo sfruttamento delle sue terre fertili, allo sfruttamento esclusivo delle sue risorse umane, alla negazione del diritto allo sviluppo e al sovvertimento dei risultati raggiunti dalle lotte di liberazione nazionale – sia per mezzo di importanti e complessi meccanismi di controllo economico, politico, militare, ideologico e presumibilmente “ambientale” dell’imperialismo, sia attraverso l’attività di un crescente accostamento della borghesia nazionale con il grande capitale straniero, altro elemento chiave della strategia a tutela degli interessi dell’imperialismo, particolarmente presente nelle ex potenze coloniali.
 
E’ per la consapevolezza delle difficili condizioni oggettive e soggettive affrontate dai comunisti e dalle altre forze progressiste di questo continente, come della complessità delle sfide che ci attendono, che consideriamo questo Incontro Internazionale come una speciale manifestazione della nostra solidarietà e amicizia verso i compagni africani e, in particolare, verso il Partito Comunista Sudafricano, forza decisiva nella vittoria del popolo del Sudafrica contro l’apartheid e nella realizzazione della rivoluzione nazionale e democratica. Solidarietà con le lotte che state portando avanti e con gli sforzi per proseguire, nel solco dell’eroica storia dei movimenti di liberazione nazionale, il processo di liberazione progressista e rivoluzionario, approfondendo i legami tra i comunisti e le altre forze progressiste, costruendo e rafforzando un movimento antimperialista in grado di resistere agli attacchi e le minacce rivolte ai popoli africani, ai loro diritti e alla sovranità dei loro Paesi. Affermiamo questa nostra amicizia e solidarietà in modo molto speciale, a 50 anni dall’inizio formale della decolonizzazione in Africa.
 
Nei precedenti Incontri Internazionali abbiamo condotto un’analisi della crisi del capitalismo e annunciato alcuni dei suoi sviluppi prevedibili. La realtà è lì a confermare queste analisi dimostrando così la validità e la notevole attualità del marxismo-leninismo per l’analisi del funzionamento del sistema capitalistico.
 
L’evoluzione dell’economia mondiale è attualmente caratterizzata dalla prosecuzione e approfondimento della crisi, dalla recessione profonda e prolungata del capitalismo dominato dalla Triade (Giappone, Europa occidentale, USA), dalla volatilità del settore finanziario, dal susseguirsi del circolo vizioso fondato sul drenaggio di fondi pubblici per sostenere le grandi imprese, dalle crisi del debito sovrano e l’imposizione di politiche anti-sociali e anti-nazionali, in particolare in Europa, così come dalla crescita delle tensioni economiche e monetarie a livello globale.
 
Queste caratteristiche confermano lo scenario di una profonda e prolungata crisi economica di sovrapproduzione e di sovraccumulazione, viva espressione della crisi strutturale e sistemica del capitalismo, che tuttavia si manifesta su altri piani come quello alimentare, energetico e ambientale e dove si possono avere cambiamenti rapidi e conseguenze imprevedibili per le popolazioni dei Paesi cosiddetti in via di sviluppo. Una crisi caratterizzata da una grande visibilità degli aspetti chiave dell’evoluzione del capitalismo, in particolare il suo sviluppo ineguale, che approfondiscono una mutazione nel contesto delle relazioni internazionali, segnata dal declino della principale potenza capitalista (USA) e l’affermazione di nuove potenze economiche. Un quadro dove non vi è esattamente uno scontro tra due blocchi antagonisti, ma uno in cui alcuni dei paesi alla testa di questi cambiamenti – e che oggettivamente entrano in rotta di collisione con le grandi potenze capitaliste – sono coinvolti nei processi di progressiva affermazione di sovranità o di definizione del socialismo come loro obiettivo.
 
Ma se gli eventi portano alla ribalta i limiti storici del capitalismo, le sue contraddizioni e le potenzialità di lotta, è anche vero che i rapporti di forza sono ancora profondamente sfavorevoli alle forze del lavoro e del progresso. Il potere economico, politico e mediatico del capitale viene utilizzato per sviluppare una violenta offensiva ideologica, autoritaria e anti-sociale contro i lavoratori, i popoli e la sovranità degli Stati. Le grandi potenze capitaliste – in particolare gli Stati Uniti e il direttorio delle potenze dell’Unione europea – si lanciano in una deriva militarista e securitaria come dimostrano l’intensificarsi della guerra imperialista in Afghanistan, la proliferazione dei focolai di tensione e provocazione in tutto il mondo e, in modo particolarmente grave, le conclusioni del vertice NATO a Lisbona con l’adozione del nuovo concetto strategico dell’aggressiva alleanza militare. Una deriva che riduce in frantumi le illusioni, sia per quanto riguarda il “Premio Nobel” Obama, sia per la supposta “indipendenza” dell’Unione europea dalla NATO, che è falsa e impossibile.
 
Siamo di fronte ad un pericoloso salto nel buio di un sistema intento a produrre una regressione storica nei diritti dei lavoratori e dei popoli, ad avanzare ulteriormente nella concentrazione e centralizzazione del capitale e del potere politico e a frenare la resistenza dei lavoratori e dei popoli – sia ideologicamente, schiacciando le coscienze con la teoria della “inevitabilità”, sia con la forza attraverso una nuova ondata di repressione e criminalizzazione della resistenza.
 
Un salto nel buio caratterizzato da sempre maggiori abusi e attacchi contro la democrazia, dove la riabilitazione del fascismo e l’anti-comunismo hanno un ruolo importante. Un salto nel buio che, in termini economici, ha avuto chiara dimostrazione nel corso dell’ultima riunione del G20, dove, in una situazione di crescenti tensioni economiche e monetarie, ciò che è emerso è stato da un lato l’assenza, all’interno del quadro capitalistico, di soluzioni concrete all’attuale crisi e, dall’altro, la riaffermazione di politiche che rappresentano la genesi della crisi e che contengono al loro interno, come già dimostrato, il germe di nuove crisi.
 
Questo salto nel buio sta prendendo piede molto velocemente e con dimostrazioni concrete in tutte le regioni del globo. Il Portogallo non fa eccezione. Insieme a quella degli altri Paesi della cosiddetta periferia d’Europa, la situazione portoghese è un ottimo esempio di quanto appena affermato. Immerso in una profonda crisi causata da decenni di politiche anti-sociali, dalla distruzione dell’apparato produttivo e dall’abdicazione nazionale dopo l’entrata del Portogallo nell’Unione europea, il nostro Paese è ora soggetto a ricatti e potenti manovre di colonizzazione economica, applicate in funzione degli interessi del grande capitale e governate dai centri decisionali dell’Unione europea e dal direttorio delle loro potenze, ma con la partecipazione attiva, in Portogallo, del governo guidato dal Partito Socialista (il partito della socialdemocrazia in Portogallo).
 
Invocando la necessità ipocrita di “calmare” i “mercati”, il governo, con il sostegno del presidente della Repubblica e dei partiti di destra, hanno reso profonda, dopo aver fornito molti milioni alle banche, una vera guerra sociale, innescando l’attacco più grave ai diritti dei lavoratori e del popolo dalla Rivoluzione [del 25 Aprile 1974], spingendo il Paese in una condizione di maggiore dipendenza e di crisi economica e abdicando ai rimanenti aspetti della nostra sovranità nazionale. Attraverso la minaccia del Fondo monetario internazionale, tentano di spingere i lavoratori alla resa, alla paura e rassegnazione. Il fatto è però che il governo della socialdemocrazia non sta facendo altro che seguire le ricette dell’UE e del FMI. Il risultato, come evidenziato dall’Irlanda, non può che essere un ulteriore peggioramento della situazione, e i lavoratori cominciano a rendersene conto. Ecco perché hanno appena fornito una risposta esemplare al ricatto e al circolo vizioso in cui vengono spinti realizzando uno sciopero generale fra i più grandi nella storia del Portogallo che, convocato dalla centrale sindacale di classe (CGT/IN), ha coinvolto oltre 3.000.000 di lavoratori, vale a dire più del 70% dei lavoratori portoghesi.
 
Compagni,
 
La situazione in Paesi come Grecia, Irlanda e Portogallo rende necessaria una riflessione più profonda sul tema dell’Unione europea. Il modo in cui la sovrastruttura del capitalismo europeo agisce nel contesto della crisi ed i cambiamenti sostanziali che il Trattato di Lisbona ha introdotto, confermano l’accelerazione di un processo basato sui tre pilastri dell’Unione europea – neoliberismo, militarismo e federalismo – avente come scopo la costruzione in Europa di un blocco imperialista da realizzarsi a spese dei diritti dei lavoratori e dei popoli, della sovranità e del diritto dei popoli allo sviluppo e della stessa democrazia.
 
La profonda crisi sociale che va diffondendosi in tutta Europa, il predominare del potere monopolistico su quello delle stesse istituzioni, lo scatto ultra-liberale e federalista in corso nelle istituzioni dell’UE e il rapido approfondimento delle contraddizioni politiche e istituzionali al suo interno, sono espressione del processo di concentrazione del potere politico ed economico e della compressione della sovranità nazionale degli Stati europei. Ma sono anche elementi che rivelano con notevole chiarezza i limiti oggettivi dell’Unione europea, confermando che essa non può essere riformata e che la costruzione di un’Europa diversa, dei lavoratori e dei popoli, dovrà necessariamente avvenire sulle le rovine dell’attuale Unione europea. Una lotta che dipenderà dall’affermazione del diritto sovrano dei popoli europei allo sviluppo economico e sociale, mostrando ancora una volta che la lotta in difesa della sovranità popolare è un elemento importante della lotta per l’emancipazione sociale e di classe, come risulta evidente in altri continenti come l’America Latina.
 
Compagni,
 
Avevamo ragione quando due anni fa avvisammo circa la possibilità di una forza di reazione del capitalismo alla propria crisi. Essa si presenta oggi ai nostri occhi nella forma di una risposta repressiva in campo economico e sociale, politico, ideologico, mediatico e militare, con l’attacco alla sovranità dei popoli, e tutto indica che la situazione può peggiorare ulteriormente perché inserita in una fase di approfondimento della crisi strutturale.
 
Contemporaneamente si sviluppa, anche se ad un grado insufficiente, la lotta dei lavoratori e dei popoli. Le grandi lotte e scioperi in Europa (Grecia, Portogallo, Spagna, Francia, ecc…), la resistenza di quei popoli vittime di aggressioni e ingerenze dell’imperialismo, in particolare nel Medio Oriente e in Asia, le lotte progressiste per lo sviluppo della sovranità in America Latina, ma anche qui in Africa, la lotta antimperialista e contro il militarismo (di cui siamo orgogliosi di aver rappresentato un punto alto a Lisbona in occasione del recente vertice NATO), sono tutti elementi importanti di resistenza che devono essere giustamente enfatizzati.
 
I compiti che ci attendono sono molto complessi e impegnativi. Nel nostro Paese questi hanno richiesto al nostro Partito tutta la sua forza ed energia, la fermezza nei principi unita alla necessaria flessibilità tattica e, soprattutto, un legame profondo e duraturo con i lavoratori ed il popolo, tentando di estendere costantemente il fronte di resistenza alla multiforme offensiva che ci troviamo ad affrontare, e cercando parimenti di estendere il fronte sociale di lotta oltre la resistenza e verso la costruzione di un’alternativa.
 
Noi pensiamo che in questo quadro, non esista una soluzione rapida, semplice e universale, ma piuttosto il contrario. E’ anche vero però che la situazione apre prospettive che non vanno sottovalutate. Se l’approfondimento dell’offensiva imperialista porta con sé grandi pericoli, è anche vero che essa conduce ad un ampliamento e diversificazione delle forze che obiettivamente assumono posizioni antimperialiste e patriottiche. Spetta a noi, comunisti, contribuire ad espandere e radicalizzare il fronte antimperialista, fondamentale per sconfiggere le forze oscurantiste e opportuniste che cercano di strumentalizzare i genuini sentimenti di rivolta popolare per ottenere un positivo cambiamento nei rapporti di forza all’interno di un contesto di acuta e crescente lotta di classe.
 
Questo è, a nostro avviso, il modo in cui è possibile aprire lo spazio alla costruzione di un’ampia alleanza sociale anti-monopolistica e antimperialista, che non solo sviluppi la lotta di resistenza, ma che proceda nella lotta per il potere, per la conquista del potere, dando impulso così a profondi e progressivi cambiamenti. A tal fine l’esistenza di forti Partiti comunisti, con una reale influenza sulle masse, con la loro organizzazione, ideologia e indipendenza, è un requisito fondamentale accanto all’irrobustimento della nostra cooperazione e solidarietà. In altre parole, per noi, il potenziamento e la radicalizzazione del fronte antimperialista va di pari passo con il rafforzamento del Movimento comunista e rivoluzionario.
 
A questo scopo, particolare attenzione deve essere data al rapporto tra la lotta di resistenza e la necessaria offensiva ideologica, tema importante di questi giorni, senza trascurare nessuno di questi aspetti. Le condizioni oggettive per lo sviluppo della lotta rivoluzionaria chiaramente esistono, e ciò rende più evidente il significativo ritardo del fattore soggettivo. Abbiamo bisogno di ulteriori discussioni su questo tema. Ovviamente stiamo cercando di fare ciò che è maggiormente importante: sviluppare e promuovere la lotta su vari fronti con il coinvolgimento delle masse, ponendo l’accento sulla lotta sociale e antimperialista, e rafforzare i nostri Partiti. Ma necessitiamo anche di riflettere ulteriormente sulla necessità di sviluppare la coscienza politica delle masse, di considerare come spingere questa consapevolezza, soprattutto tra i giovani, riguardo la stretta relazione tra la lotta sociale, antimperialista, anti-monopolistica e anticapitalista e la costruzione dell’alternativa. Abbiamo bisogno di riflettere sulle modalità per rendere più visibile l’alternativa del socialismo, senza cadere nello spontaneismo o in un verbalismo disconnesso dalle condizioni e forze reali.
 
L’anno scorso fissammo le grandi linee d’azione dei nostri Partiti, incentrate sulla lotta sociale, la lotta per la pace e la lotta dei giovani. E’ con gioia che oggi possiamo affermare che ogni azione intrapresa dal PCP in Portogallo è stata diretta a dare seguito alle decisioni che prendemmo allora. E’ poi con una particolare felicità che concludo questo contributo del PCP augurando, attraverso voi e le vostre organizzazioni giovanili, il più grande successo per il 17° Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti [1] che inizierà tra pochi giorni, qui in Sudafrica.
 
NdT
1. www.resistenze.org/sito/os/ma/osmaan22-008051.htm