«Consumi, picchiata senza fine: governo incapace»

Venturi, presidente di Confesercenti: rincari fino al 6%, nessun piano per invertire la tendenza

Un quadro sconfortante. «I dati dimostrano ogni giorno di più le difficoltà che stanno vivendo le famiglie italiane costrette a stringere la cinghia nel tentativo di salvare il salvabile. Purtroppo questo è il quadro della situazione italiana, una fotografia tutt’al-
tro che rosea, sicuramente molto preoccupante per i cittadini e le imprese». È il giudizio di Marco Venturi, presidente della Confesercenti, in questi giorni di fine estate in cui ancora una volta i dati sul turismo in calo e sul flop dei saldi dimostrano le difficoltà economiche di un paese col fiato corto e le tasche vuote. Almeno quelle delle classi meno agiate.
Le località di villeggiatura per «ricchi» fanno affari d’oro, mentre i negozi restano vuoti anche nei giorni dei maxi sconti. In Italia si sta allargando la forbice fra chi ha e spende e chi invece è costretto a fare economia su tutto?
«Non c’è dubbio che in una situazione di crisi economica a farne le spese per prime sono proprio le fasce economicamente meno forti della popolazione. Queste sono le conseguenze di quello che sta accadendo in Italia: alcune tipologie di consumi che tradizionalmente sono prerogativa degli strati più abbienti della popolazione continuano ad andare bene a far registrare indici positivi mentre i consumi di massa registrano una preoccupante contrazione. Ma il benessere di un paese si misura proprio sull’andamento di quest’ultimi, e allora adesso più che mai è necessaria una politica in grado di incentivare il consumo».
Nel frattempo però sono già all’orizzonte i prossimi rincari. Dalle bollette alle spese per i trasporti, per le famiglie italiane si prepara l’ennesima stangata. Piove sul bagnato?
«I rincari sono già in corso e già i dati di aprile dimostravano una crescita pari al 5-6%. Purtroppo il prezzo del petrolio alle stelle ha aggravato questa tendenza però certo che quello che va sottolineato è l’assenza assoluta di una politica in grado di governare l’emergenza. Il rischio, a questo punto, è quello della deriva dei conti di fronte alla quale si può nulla o quasi in condizioni di perdurante assenza di una strategia politica in grado di assicurare l’inversione di tendenza. Fin qua non è arrivato nessun segnale che potesse far presagire un cambio di strategia e di direzione, e certo non ce l’aspettiamo dalla prossima Finanziaria. Ciò non toglie, però, che in quella manovra ci deve essere la capacità di imporre un punto ferma dal quale ripartire per ricostruire con la nuova legislatura e con un nuovo progetto di crescita e rilancio dell’economia. Insomma, ci troviamo di fronte ad un quadro sconfortante e non vediamo nessun intervento serio che faccia presagire un cambio di strategia. Pensiamo soltanto al prezzo della benzina e alla sua incidenza su tutte le tariffe: sono anni che persiste questa situazione eppure non è stato ancora fatto nulla. Perché non si interviene sulle accise?».
A proposito di Finanziaria. A detta di molti analisti, vista l’incombenza delle prossime elezioni, potrebbe trattarsi della classica «Finanziaria elettorale» inadatta ad affrontare i veri problemi. Cosa si aspetta?
«Non vedo grandi margini di manovra, proprio perché ormai siamo ridotti ad un livello molto critico e anche le previsioni per il futuro sono estremamente negative. A dirla tutta non credo ci siano nemmeno le condizioni per fare interventi tali da rimettere in moto l’economia. Piuttosto, essendo questa l’ultima manovra economica della legislatura, credo sia necessario “tamponare” questa situazione fino alle prossime elezioni. A quel punto si presenteranno alle urne i due schieramenti politici coi rispettivi programmi di rilancio di una economia che in questi anni è stata massacrata tanto da una situazione internazionale difficile quanto da una politica che non ha aiutato in alcun modo la ripresa».
Un paio di settimane fa, di fronte alla crescita minimale del Pil, il presidente del Consiglio ha detto che le cifre smentivano «le cassandre» della sinistra. È davvero da menagrami far notare che la salute economica del paese è tutt’altro che accettabile?
«Allora devo iscrivermi anch’io al partito di quelli che portano sfortuna, visto che sono mesi che ripeto che la situazione è purtroppo estremamente negativa. Le famiglie si accorgono da sole ogni giorno di questo andamento, anche nelle cose più piccole, mentre chi guida un’impresa può verificarlo sulla propria pelle. E non si può minimizzare quanto sta accadendo facendo finta di nulla. Per questo ci auguriamo che il rilancio dell’economia sia al centro del programma politico dei due poli per le prossime elezioni. Per una vera ripresa, però, gli interventi superficiali di “imbellettamento” non servono: è necessario affrontare i nodi profondi di questo paese».