Consiglio Mondiale della Pace – La Dichiarazione di Kathmandu della Conferenza di Pace Asiatica

da Consiglio Mondiale della Pace (World Peace Council – WPC) – www.wpc-in.org – in www.solidnet.org

Traduzione dall’inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Kathmandu, 20-21 Febbraio 2010

1. La Conferenza di Pace Asiatica organizzata congiuntamente dal Consiglio della Pace e Solidarietà del Nepal e dal Consiglio Mondiale della Pace (WPC) si è tenuta a Kathmandu il 20-21 febbraio 2010. Sono 64 i delegati da venti paesi che hanno partecipato a questo incontro.

2. In occasione di questa Conferenza, si è tenuto il 20 febbraio un incontro pubblico. La Conferenza è stata aperta da H.E. Madhav Kumar Nepal, il Primo ministro del Nepal e ha visto gli interventi del Presidente del WPC, sig.ra Socorro Gomes, e di personaggi di spicco del Nepal.

3. La Conferenza ha espresso profonda preoccupazione per il continuo deterioramento della situazione internazionale in generale e della regione Asia-Pacifico in particolare. Questa situazione, complessa e pericolosa in diverse parti del mondo, è dovuta alle politiche aggressive dell’imperialismo a guida USA impegnato a conseguire il dominio del mondo attraverso l’intensificazione della corsa agli armamenti, in particolare di quelli nucleari, prolungando i conflitti militari e le guerre di aggressione e l’ampliamento delle basi militari in diverse parti del mondo, mettendo così in pericolo la pace e la sicurezza dei popoli.

4. La zona Asia-Pacifico è rimasta fra quelle esplosive del pianeta, una base per le provocazioni militari e i conflitti armati, nonché per armamenti e interferenze che hanno seriamente minacciato la pace e la sicurezza in Asia e nel mondo. Gli attuali sviluppi in questa regione hanno dimostrato che gli Stati Uniti e la NATO hanno strategie imperialiste comuni per l’Asia-Pacifico. Stanno perseguendo la creazione di nuovi raggruppamenti politico-militari al fine di estendere il raggio delle loro attività militari su tutta l’area dell’Asia e del Pacifico. La presenza militare degli Stati Uniti in aumento nella Penisola coreana, nell’Oceano indiano e pacifico, l’alleanza strategica Stati Uniti-Israele e la crescente collaborazione militare con i regimi reazionari del Golfo rappresentano tutti una grave minaccia per la pace, la stabilità e la sicurezza nella regione.

5. L’intervento militare di Stati Uniti e NATO in Afghanistan è un deliberato tentativo di impossessarsi del crocevia verso l’Asia centrale, occidentale e meridionale. Continuano a occupare l’Iraq e minacciano l’Iran, con un occhio al suo petrolio. Israele, il loro maggiore alleato, crudelmente e senza alcun ritegno sta rendendo impossibile la vita al popolo della Palestina con l’occupazione delle sue terre. Queste politiche rendono più attive le forze del fondamentalismo religioso e del terrorismo in questa regione, particolarmente in Asia meridionale.

6. Mentre gli Stati Uniti e la NATO stanno cercando di aumentare la loro influenza, le forze emergenti in Asia-Pacifico sono alla ricerca di una migliore comprensione e cooperazione tra i popoli nel contesto della cooperazione universale, rinforzando i valori democratici sulla base della libertà per i popoli di scegliere il sociale regime che vogliono.

7. All’interno di questo contesto, diversi gruppi regionali con obiettivi specifici vanno formandosi in questa zona. Uno di loro è la Shanghai Cooperation Organisation, che rappresenta un importante fattore di stabilità per l’enorme continente eurasiatico. Questa organizzazione negli ultimi cinque anni ha rapidamente accresciuto la propria influenza, ha sviluppato un potente meccanismo di cooperazione multilaterale in molti settori importanti e trova oggi un posto di rilievo nella definizione della politica globale.

8. La Conferenza denuncia la crescente presenza militare statunitense nella Penisola coreana e chiede che l’Accordo di armistizio del 1953 sia sostituito con un accordo di pace complessivo.

9. La Conferenza esprime la solidarietà con il popolo della Palestina nella sua lotta per uno stato indipendente entro i confini del 1967 e con Gerusalemme Est come sua capitale e sostiene l’unità del popolo palestinese e dei suoi territori e il diritto al ritorno di tutti i profughi palestinesi sulla base della risoluzione 194 dell’ONU. La Conferenza chiede inoltre che Israele venga punita per i suoi crimini di guerra compiuti a Gaza, così come documentato dal Rapporto Goldstone.

10. La Conferenza inoltre chiede il ritiro di Israele da tutti i territori arabi occupati, compresi il Golan e le fattorie di Shebaa in Libano. La Conferenza sostiene il diritto del popolo a resistere contro l’occupazione.

11. La Conferenza esprime solidarietà con le vittime vietnamite dell’Agente Orange nella loro lotta per la giustizia e invita il governo degli Stati Uniti a continuare ad assumersi le proprie responsabilità rispondendo delle eredità della guerra in Vietnam, comprese le conseguenze dell’uso di sostanze chimiche tossiche. La conferenza invita inoltre gli amanti della pace in tutto il mondo a una ulteriore assistenza, sostegno e solidarietà con le vittime dell’Agente Orange. La conferenza chiede anche che l’uso del fosforo bianco e di altre sostanze chimiche e biologiche siano vietate.

12. La Conferenza appoggia le richieste del WPC per la completa abolizione di tutte le armi nucleari e il diritto di ogni nazione all’uso pacifico della tecnologia nucleare.

13. La Conferenza esprime la sua solidarietà con il popolo del Nepal e la speranza che possa portare avanti il processo di pace e di realizzazione della nuova costituzione entro il termine previsto rispondendo così alle aspirazioni del popolo nepalese e aprire così la nuova era di pace e progresso in Nepal.

14. La Conferenza sostiene le lotte del popolo birmano per il ripristino della democrazia e per la liberazione di tutti i prigionieri politici.

15. Mentre la Conferenza prende atto degli sviluppi politici nella regione, invita le persone democratiche amanti della pace di questa regione a rafforzare il movimento contro le politiche di globalizzazione e di guerra imperialista, a fare della regione Asia-Pacifico una regione di pace, stabilità, democrazia, diritti umani, giustizia, uguaglianza e sviluppo, nonché a sbarazzarsi delle basi straniere, dell’occupazione, del terrorismo, del fondamentalismo religioso e delle armi nucleari di ogni genere.