Consigli, democrazia partecipata, primarie: una chiarificazione necessaria

In molti degli interventi apparsi sul nostro giornale si confonde la democrazia partecipata con il meccanismo delle primarie. La democrazia partecipata è un tentativo di superare la democrazia rappresentativa nel senso di andare oltre il meccanismo della chiamata dei cittadini ad esercitare il diritto di voto ogni 5 anni e della delega agli esecutivi del potere di decidere.

La caratteristiche principale delle esperienze di democrazia partecipata, come viene praticata a Porto AIegre, sono tre: la “partecipazione popolare” attraverso lo strumento del bilancio partecipativo; la “pratica diretta”, cioè l’insostituibile azione dei cittadini nelle riunioni, nelle discussioni e nei momenti di acquisizione dei dati affinché si approprino degli elementi necessari per decidere; l'”autorganizzazione” che si esprime nell’autoregolamentazione costruita e decisa dai propri partecipanti in un salutare esercizio di sovranità popolare. Il corollario di queste esperienze di democrazia diretta è la pratica quotidiana e lo spostamento del potere della delega dall’alto verso il basso.

Queste esperienze si richiamano a quelle storiche del movimento operaio come la Comune di Parigi (1871), la Rivoluzione russa del 1917 e le esperienze consiliari degli anni ‘60-‘70 in Italia. Infatti le aree marxiste non settarie vedono nella democrazia partecipata una continuità con le esperienze sopra citate pur sapendo che il Bilancio Partecipativo si rivolge ai lavoratori in qualità di cittadini; altre aree della sinistra invece considerano la democrazia partecipata come uno strumento che, combinandosi ed armonizzandosi con la democrazia rappresentativa, riesce a democratizzare radicalmente il rapporto tra stato e società. Invece le aree che potremmo definire del “nuovo municipalismo” più o meno riconducibili all’area dei disobbedienti affermano che sono i “Municipi ribelli” che praticano la democrazia partecipata e svuotano di senso la democrazia rappresentativa. In sintesi nessuna della aree del movimento si è mai sognata di mettere sullo stesso piano o addirittura rendere equivalente la democrazia partecipata alle primarie.

Le primarie infatti sono un meccanismo elettorale basato sul bipolarismo puro di derivazione statunitense (Prodi parla di primarie con riferimento al modello Usa). Faccio molta fatica a comprendere come si concilii una pratica elettorale di tipo plebiscitario dove i partecipanti, previa iscrizione in apposite liste pre-elettorali, sono chiamati a scegliere il candidato e un programma ogni 4 anni, con la democrazia partecipata.

Voler confondere le due cose significa snaturare le caratteristiche e la radicalità dei movimenti, che, non separando la pratica dai contenuti, pongono delle discriminanti quali il no al liberismo e alla guerra. I movimenti con il loro irrompere sulla scena politica infrangono le strutture di rappresentanza politico-istituzionali, in quanto la funzione centrale della forma movimento è di far emergere istanze che non trovano espressione adeguata nelle strutture organizzate della società. Volerle ricondurre a tutti i costi, oltretutto senza che ne abbiano discusso, all’interno del confronto con le forze politiche del centro-sinistra, significa commettere due gravi errori. Il primo è il non riconoscimento dell’autonomia dei movimenti sociali e sindacali, asse centrale dell’ultimo congresso. Il secondo è l’illusione che attraverso la pressione del movimento si riesca a spostare il baricentro del centro-sinistra. In realtà le lotte dell’ultimo periodo, come quelle degli autoferrotranvieri, di Scanzano e Melfi per esempio, dimostrano un’altra cosa: l’azione dei movimenti spacca il centro-sinistra e la sua maggioranza assume posizioni di neoliberismo temperato che si pongono in contrapposizione alle istanze di classe dei movimenti sociali e sindacali.

E’ necessario investire nei movimenti, rispettandone l’autonomia, come unico strumento per battere le politiche antipopolari del governo Berlusconi; costruire la sinistra d’alternativa con un programma di governo antiliberista, pacifista e democratico e solo a partire da questo programma sfidare le forze moderate del centro-sinistra.

Nando Simeone