Congresso Cgil, con le tesi alternative per i diritti del lavoro e la democrazia

Il XV Congresso della Cgil sarà chiamato a dare risposte importanti, in primo luogo rispetto alle politiche del lavoro e della contrattazione – che sono la ragione prima dell’attività sindacale – ma non va certamente dimenticato il ruolo determinante del sindacato nella definizione più complessiva del quadro di riferimento programmatorio, a partire dall’assetto del macrosistema economico e del rapporto con le imprese. Così come determinante è l’apporto del movimento sindacale per la definizione delle politiche di welfare.
Ad aumentare l’attenzione verso il prossimo congresso sarà certamente anche il “peso della storia”, ovvero i cento anni dalla nascita della Confederazione, a cui si aggiunge l’imminenza della scadenza elettorale, con la sua carica di aspettative, sopratutto per quei milioni di lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, ma anche di giovani e disoccupati e precari, che attendono un cambiamento, una nuova politica che sappia rispondere ai bisogni di larghe fasce di popolazione che oggi vivono nell’insicurezza. Insicurezza economica, sociale, esistenziale.

La scelta di un congresso a tesi è dunque una scelta che può consentire una larga unità nelle direttrici generali e nel contempo mantenere viva la dialettica interna all’organizzazione, senza reprimere le differenze che permangono su alcuni temi.

E su due temi centrali per il futuro della Cgil e del sindacato nel suo insieme – ruolo del contratto e democrazia sindacale – esistono tuttora in Cgil letture e proposte fortemente divaricate.

E’ quindi importante il percorso proposto dal segretario della Fiom Gianni Rinaldini di scrittura di tesi alternative rispetto al testo della maggioranza, licenziato dalla Commissione della Cgil e approvato dal Direttivo.

E’ necessario partire da un dato concreto, quello della perdita del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni, per fare una approfondita riflessione sul fallimento complessivo del decennio concertativo. I dati dell’Osservatorio della Fiom presentati recentemente non lasciano alcun margine di dubbio se ancora ve ne fossero: dal 2000 al 2004 il tasso d’inflazione è stato superiore di 2 punti rispetto alla crescita dei salari. Dunque i salari italiani hanno perso costantemente il proprio potere d’acquisto. Analoga dinamica si è avuta anche per le pensioni medio basse, anche perché nonostante la sopravvivenza di parziali meccanismi di indicizzazione, questi non consentono una copertura totale. L’altro dato emblematico sta nel fatto che negli ultimi quindici anni 10 punti di Pil sono passati dal lavoro alla rendita.

Da qui bisogna partire per ridiscutere la contrattazione rispondendo con concrete proposte alternative a chi oggi prospetta una “concertazione minore”, sulla quale fanno leva sia l’attuale presidenza di Confindustria, nonché una parte consistente del movimento sindacale e delle forze politiche che si richiamano ad un riformismo spesso ingessato e incapace di trovare forme innovative.

In questo quadro è perciò importante uscire dall’immobilismo di chi vuole un puro e semplice ritorno al 23 luglio, senza guardare a quanto è accaduto nel mondo e nella società italiana nell’ultimo decennio. La globalizzazione capitalistica ha portato con sé lo scardinamento delle regole che hanno guidato i rapporti tra imprese, sindacati e forze politiche. I sistemi nazionali sono stati travolti, nella loro sfera autonoma. L’unico elemento oggi comune in tutti i paesi è da un lato l’aumento della precarizzazione del lavoro e dall’altro versante l’aumento della concentrazione della ricchezza in poche mani con una forte finanziarizzazione dell’economia.

A questa nuova fase si può rispondere oggi soltanto con un forte progetto innovativo. Il sindacato è chiamato a dare risposte alte a questa sfida e le risposte vanno ricercate soprattutto in una strategia che non può che essere globale. L’Europa quindi può divenire il riferimento sovranazionale su cui costruire una nuova strategia sindacale, è questa oggi la sola prospettiva vincente.

In questa direzione la proposta delle tesi alternative è di grande rilevanza, perché tocca il cuore del problema. La necessità per il sindacato di difendere in primo luogo gli elementi di solidarietà, che nello specifico italiano sono quelli individuati nello strumento del contratto nazionale e che in una prospettiva più larga sarebbero quelli di un “contratto base europeo” che tuteli il lavoratore individuando i parametri economici e i diritti fondamentali esigibili in tutti gli stati dell’Unione Europea.

La seconda questione fondamentale è inerente alla democrazia interna, ma anche questa andrà vista in futuro in una prospettiva più ampia. Vanno delineati i meccanismi con i quali si discute e si approva democraticamente quanto discusso nei luoghi di lavoro, ma anche tra i pensionati (che nella realtà italiana rappresentano più della metà degli iscritti al sindacato).

Anche qui vanno identificati meccanismi certi di discussione e di deliberazione e con l’elezione di rappresentanze che siano espressione reale del contesto in cui si lavora.

Su questi due grandi temi va affrontata una discussione senza preconcetti e paure. La scelta operata dal segretario della Cgil Guglielmo Epifani di un congresso unitario, ma a tesi è importante, in quanto le tesi predispongono di per sé all’apertura di una discussione su punti di vista diversi, nel rispetto del pluralismo e della dialettica delle idee. Per tali motivi la proposta di tesi alternative dà concretezza a questa impostazione.

Dopo più di un decennio di confronto su documenti alternativi, questa pratica, che pure ha avuto grande positività nella fase iniziale, sembra oggi aver esaurito la sua carica propositiva. C’è spesso una ossificazione delle aree programmatiche, che non garantisce una continuità dialettica, e dopo ogni fase congressuale si avverte una sorta di “torpore”, che sfocia spesso nella burocratizzazione e nella delega. Il pluralismo delle idee e delle sensibilità va oggi invece mantenuto, vivo anche rinnovando le metodologie con le quali si individuano percorsi di discussione e rappresentanze.

*Direttivo Cgil nazionale
**Direttivo Spi Cgil nazionale