«Confindustria la smetta con i veti il decreto va approvato immediatamente»

Senza sindacato, i lavoratori sono più ricattabili

«L’iter della legge 123 è terminato, mercoledì il Consiglio dei Ministri può approvare i decreti legislativi e trasferirli alle Camere per l’approvazione definitiva bipartisan». L’ex sindacalista e sottosegretario al ministero della Salute, Gianpaolo Patta non usa mezzi termini. «Non ci sono alibi per nessuno – dice – il paese aspetta da oltre 30 anni. Se non passa il decreto, non solo è un gesto di mancata sensibilità democratica ma un atto che contrasta con la coscienza di tutti».
Che norme introduce il decreto?
Intanto il coordinamento a tutti i livelli degli organi ispettivi. Secondo: ci sarà una responsabilità dei committenti su tutta la catena dell’appalto perché la gente che muore al 92% lavora in aziende sotto i 15 dipendenti, come nel caso di Molfetta. Inoltre estendiamo le norme al lavoro autonomo che oggi ne è escluso. Sul delicato tema degli appalti aboliamo il massimo ribasso, che è causa di compressione dei costi sulla sicurezza, e questi dovranno essere certificati e visibili, da sindacati e ispettori, nei capitolati di appalto. Viene istituito poi il coordinamento dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, con poteri di controllo su tutto il ciclo produttivo.
Quali novità a proposito di ispettori?
Sulle ispezioni verrà confermata la titolarità delle Asl generale su tutto il territorio nazionale. Gli ispettori saranno di più e avranno più poteri: potranno sospendere le attività delle aziende, in caso di rischio per i lavoratori. Un intervento di prevenzione. Poi abbiamo rivisto l’apparato sanzionatorio, estendendo le sanzioni penali a quasi tutti gli illeciti. Nel caso della non redazione del documento di valutazione del rischio si prevede anche l’arresto del datore di lavoro.
Nel caso Thyssen Krupp l’accusa è di omicidio volontario.
Lì è stata già applicata la 123: per la prima volta l’Asl ha sospeso le attività dell’impresa. Poi il magistrato è andato anche oltre, ipotizzando che l’azienda sapesse della pericolosità. Se così sarà dimostrato, ha fatto benissimo.
Ritorniamo al decreto. La Confindustria mette veti.
Critica l’impianto sanzionatorio, lo considera troppo pesante. Ma il paese deve capire che questa legge è fatta per sostenere i lavoratori e non gli industriali. E’ chiaro che la Confindustria deve pagare un prezzo per garantire la sicurezza ai lavoratori.
Basterà la nuova legge per contrastare le morti bianche?
Il primo problema della sicurezza non sono le leggi. Il nodo è nelle aziende sotto i 15 dipendenti, dove i lavoratori sono licenziabili senza giusta causa. E con i contratti interinali e a progetto, sono aumentate a dismisura le forme di ricatto. Questi lavoratori operano in qualsiasi condizione pur di non perdere il posto di lavoro. Infatti dei 1300 morti, solo il 3,5% avviene nelle aziende sopra i 50 dipendenti, in quelle piccole invece la situazione è drammatica: 3 milioni e mezzo di aziende senza rappresentanza per i lavoratori. Se Confindustria ritiene ancora che qui si debbano scaricare tutti i costi dello sviluppo i morti sono destinati ad aumentare. Non ci sono leggi che tengano.
Ma si può riproporre oggi l’estensione dell’articolo 18?
Ho partecipato due volte al referendum per la sua estensione ma abbiamo perso. La gente è andata al mare, seguendo indicazioni sbagliate provenute anche da sinistra. Invece bisogna riflettere su un aspetto: dove i lavoratori non hanno diritti c’è anche la minore produttivà e progresso tecnologico. Finché si punterà sullo sfruttamento delle braccia e non sull’innovazione non si andrà molto lontano.