Concertazione e nuovi contratti scuotono la Fiom

Dibattito. Il no secco alla concertazione e all’ipotesi di nuovo patto sociale del segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, ha innescato un dibattito interno al congresso delle tute blu della Cgil tra le due anime della Fiom. Di fronte alla possibilità che tra go-
verno e parti sociali si apra una nuova stagione di concertazione, infatti, c’è chi dice sì: è la parte del sindacato più vicina alle posizioni del segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, che però all’interno della Fiom è minoranza.
A Montesilvano, a prendere posizione in favore della necessità di lavorare attorno a una nuova politica dei redditi, è Fausto Durante, segretario nazionale e rappresentante dell’ala riformista del sindacato dei metalmeccanici: «Sull’idea di concertazione – spiega Durante – col segretario c’è una differenza di giudizio. Il suo è un giudizio troppo severo e liquidatorio. Ci vuole una nuova politica dei redditi, è una parola che non mi scandalizza: non vuol dire moderazione salariale. Quando è stata ben praticata, la concertazione, sulla base dell’accordo del 1993 si è rivelata una leva utile per salvare l’Italia dal disastro. Di fronte al rischio declino, una nuova intesa tra governo, impresa e sindacato a me pare ancora attuale».
Quindi il segretario di minoranza sottolinea come, a suo giudizio, l’ipotesi di contratto nazionale appena sottoscritta con Federmeccanica «non è del tutto in sintonia con quella che è stata in questi anni la linea della Fiom». A proposito della rotta politica dell’organizzazione sindacale dei metalmeccanici Durante aggiunge: «Io vedo il rischio dello schiacciamento sulla parte più radicale e antagonista». E non nasconde qualche preoccupazione anche sullo stato dei rapporti fra Cgil e Fiom alla vigilia del congresso del centenario: «Spero che riusciremo ad arrivare ad una sintesi unitaria e spero che a nessuno venga in mente di lacerare la Fiom e la Cgil».
Diametralmente opposte le posizioni ribadite da un altro segretario nazionale della Fiom, Giorgio Cremaschi. Secondo Cremaschi un nuovo patto sociale sulla scia di quello del 1993 non è proponibile. In sintonia, quindi, con Gianni Rinaldini sull’impossibilità di riproporre un sistema basato sulla concertazione. Secondo Cremaschi il sindacato ha di fronte una «fase nuova» nella quale è necessario puntare alla «crescita delle retribuzioni» e non più alla moderazione salariale. «Per me questo non è un momento di patti – spiega – si possono avere opinioni diverse sul passato, e io sono sempre stato contrario anche al patto del ’93, ma bisogna sapere che quella è una stagione finita. Adesso sono altri che devono pagare». Cremaschi chiede anche con forza di applicare un principio di giustizia fiscale perché è inaccettabile che a pagare siano sempre soprattutto i lavoratori: «Bisogna rafforzare il peso salariale del contratto nazionale e pensare a una piattaforma più alta». Insomma, si dovrebbe anticipare il rinnovo del contratto e «tornare a chiedere molto».
A proposito del congresso nazionale della Cgil che si terrà a marzo, Cremaschi afferma il dibattito dovrà affrontare tre temi fondamentali: contrattazione, democrazia e indipendenza del sindacato dalla politica. «Dopo le elezioni ci sarà una verifica su tutto. È facile affermare l’indipendenza con un governo come quello attuale, ma dal 10 aprile dovremo dimostrare di essere del tutto indipendenti». E a Prodi, se diventerà presidente del Consiglio, chiede di abrogare la legge 30. «Se non la abroga dovremo fare contro il prossimo governo gli stessi scioperi che abbiamo fatto contro Berlusconi». Oggi, a Montesilvano, toccherà ad Epifani.