«Con quel premier solo debiti, gli aiuti a un nuovo governo»

E’ sempre alta la tensione in Libano. Agli scontri violenti di martedì tra musulmani sunniti e sciiti e tra partiti rivali cristiani (cinque i morti e oltre 100 i feriti), ieri si sono aggiunti sanguinosi incidenti tra studenti di opposte fazioni. Nelle stesse ore, il premier Siniora a Parigi illustrava il suo piano di riforme economiche (molto contestato in patria), ottenendo sostanziosi aiuti dai paesi donatori. Sul clima di questi giorni, la conferenza di Parigi, le iniziative di protesta dell’opposizione e le tensioni tra partiti cristiani, abbiamo intervistato la signora Mai Akl, portavoce e consigliere di Michel Aoun, leader del partito cristiano «Corrente patriottica libera» (Cpl), principale alleato del movimento sciita Hezbollah.
Il sangue è tornato a scorrere, non temete che la situazione possa sfuggire al controllo sia della maggioranza che dell’opposizione?
Il rischio è concreto ma sappiamo che i nostri attivisti, e più in generale quelli dell’opposizione, sono disciplinati e fanno di tutto per evitare le violenze. Purtroppo non è così per quelli dello schieramento opposto.
Martedì avete sospeso lo sciopero ma ribadite che proseguiranno le proteste. Il governo vi accusa di fomentare i disordini.
E’ una falsità, al contrario proprio martedì abbiamo dimostrato un grande senso di responsabilità. In accordo con i sindacati, abbiamo interrotto lo sciopero per calmare la situazione. La nostra è una protesta pacifica, per l’obiettivo di tutte le forze dell’opposizione: un governo di unità nazionale incaricato di fare gli interessi di tutti i libanesi e non di poche forze politiche che alimentano la corruzione. E’ vero, martedì sono state erette barricate e sbarramenti e qualche azione andava evitata, ma nessuno aveva intenzione di imporre lo sciopero con la violenza. Il caos è esploso quando in strada sono arrivate le squadre di picchiatori dei partiti di governo che hanno aggredito i nostri manifestanti. Il diritto di sciopero è garantito dalla democrazia e martedì, è bene ricordarlo, vi hanno partecipato centinaia di migliaia di libanesi in tutto il paese.
La tensione tra partiti cristiani contrapposti ha raggiunto un livello che non si registrava dai giorni della guerra civile. Samir Geagea, il capo di «Forze libanesi» accusa il Cpl di «tradimento», di partecipare ad un tentativo di colpo di stato e ha più volte sollecitato l’esercito ad usare la forza contro l’opposizione.
In una democrazia esistono posizioni politiche diverse e in Libano i cristiani possono tranquillamente scegliere un partito piuttosto di un altro. Geagea, che era e rimane un criminale di guerra, non riconosce questo principio e pensa che tutti i libanesi cristiani debbano stare con lui, con le buone o con le cattive. Geagea continua a pensare al suo partito come una milizia da usare contro rivali e oppositori. I miliziani ai suoi ordini usano pistole e fucili per imporre la loro legge ma non ci intimidiscono. Geagea deve capire che le armi che nasconde nei suoi arsenali segreti non cambieranno la volontà dei libanesi che chiedono un nuovo governo.
Il premier Siniora ha ottenuto alla conferenza dei paesi donatori a Parigi aiuti finanziari molto generosi. Dove e come, a vostro avviso, il primo ministro dovrà impiegare i miliardi di dollari che ha ottenuto?
Noi ci auguriamo che non sia Siniora a gestire quei fondi ma un altro primo ministro alla guida di un governo di unità nazionale. Altrimenti sarà un disastro. Siniora, durante i governi di Rafiq Hariri (assassinato due anni fa, ndr), è stato ministro delle finanze e ha attuato diversi piani economici che si sono dimostrati un fallimento, accumulando un enorme debito pubblico (41 miliardi di dollari, il 180% del Pil) che ora intende ridurre colpendo i redditi delle fasce più deboli della popolazione.
Si parla di negoziati in corso, in altre capitali arabe, per risolvere la crisi interna libanese e le indiscrezioni dicono di una soluzione raggiunta da Iran e Arabia saudita. Siamo davvero vicino ad un accordo?
La crisi libanese verrà risolta solo dai libanesi, non all’estero. Sino ad oggi tutte le iniziative arabe sono state fallimentari. La soluzione è una sola: formare un governo di unità nazionale e mettere fine alla linea politica di Fuad Siniora.