Con India e Pakistan la nuova sfida “Uniamoci contro il terrorismo”

India e Pakistan, un viaggio particolare. Quello che inizierà domani e che lo porterà a visitare a poche ore di distanza i due grandi “nemici-vicini” del continente asiatico non sarà un viaggio qualsiasi per George W. Bush: soprattutto se alla fine ci dovesse scappare una tappa-sorpresa anche in Afghanistan.
Una visita particolare in una regione particolare del mondo, un´area cui gli Stati Uniti guardano, per differenti motivi, con occhi particolarmente attenti. Da una parte il Pakistan, il più importante e fedele (almeno pubblicamente) alleato di Bush nell´area più calda della guerra al terrorismo, dall´altra l´India, potenza economica emergente, quella che il Segretario di Stato Condoleezza Rice non ha esitato a definire «una delle cinque potenze mondiali». In mezzo l´infinita e irrisolta questione del Kashmir la provincia che divide i due nemici dai tempi della spartizione (1947) di quella che fu l´India britannica; questione che negli anni Settanta e Ottanta faceva dire agli esperti di politica internazionale che se quei due paesi avessero un giorno o l´altro ottenuto la bomba atomica proprio nel Kashmir sarebbe stata inevitabile la prima «guerra nucleare limitata».
Dell´atomica India e Pakistan sono adesso padroni, ma quelle fosche previsioni non le fa (quasi) più nessuno, forse perché anche nell´ambito regionale la deterrenza funziona come ha funzionato durante la guerra fredda. Il Kashmir resta però un problema irrisolto, una crisi che genera provocazioni, violenze e morti, e uno degli obiettivi che la Casa Bianca si propone di ottenere con la visita di Bush è proprio quello di dare una spinta al dialogo tra i due nemici nucleari (per quella regione dell´Himalaya New Delhi e Islamabad si sono fatte in passato già due guerre).
«Solleciterò i leader indiani e pachistani perché continuino a cercare una soluzione al problema, con l´idea che essa può essere trovata». Il presidente Usa ha tratto – dagli ultimi contatti avuti con il generale Pervez Musharraf, presidente del Pakistan, e con il premier indiano Manmohan Singh – la convinzione che i rapporti tra i due paesi siano oggi di gran lunga migliori rispetto agli ultimi anni e che il dialogo sia in continua evoluzione: «Penso che una soluzione duratura possa essere trovata, ho visto i progressi che sono stati fatti. L´America incoraggerà una soluzione sul Kashmir che sia ben accetta a entrambe le parti». Difficile invece che Bush ottenga qualcosa di realmente concreto sul nucleare indiano: «l´accordo con gli Stati Uniti sul nucleare non comprometterà nessun programma nucleare indiano», ha spiegato in Parlamento il premier indiano Manmohan Singh. «Sarà l´India e non gli Stati Uniti a decidere quale impianto sarà destinato al solo uso civile e in quale eventualmente accettare la visita degli ispettori».
Che sia un viaggio al di fuori della norma lo rivelano anche le note che la Casa Bianca invia ai giornalisti al seguito perché siano rispettate le “culture locali”. Non solo nel vestire, che pure è l´immagine più immediata per riconoscere l´occidentale in arrivo – né gli uomini né le donne «dovranno portare calzoncini corti», per le donne un suggerimento in più, «avere le spalle e le caviglie sempre coperte» – ma anche nei comportamenti. Ovvi motivi di sicurezza, bene o male il Pakistan è pur sempre il paese che potrebbe (alla Cia non usano neanche il condizionale) “ospitare” Osama Bin Laden in quei territori tribali dove le truppe di Musharraf non mettono piede; in quelle impervie montagne dove il controspionaggio del generale-presidente è bilanciato o contrastato (sospetta sempre l´intelligence Usa) da forze più o meno oscure che garantiscono la sopravvivenza ai leader di Al Qaeda. Ma anche il timore che la visita del presidente americano diventi l´occasione per i gruppi islamici più integralisti – e in Pakistan non mancano – di provocare tensioni e incidenti; facendo leva anche sul crescente sentimento anti-americano ed anti- occidentale che le ultime vicende, quelle legate alle vignette satiriche su Maometto, hanno evidenziato.
A New Delhi circa cinquemila agenti – fra cui cecchini, unità delle forze speciali, marines americani dotati di elicotteri, sistemi di disturbo elettronico e detector per individuare esplosivi – creeranno un cordone di sicurezza composto da tre anelli concentrici attorno a Bush e alla First Lady Laura. In India la tappa che preoccupa di più è quella di Hyderabad, dove sono state messe in conto contestazioni improvvise organizzate da gruppi islamici o comunisti (un partito forte nella regione).
La tappa critica sarà ovviamente il Pakistan (visita decisamente più breve di quella in India); per Al Qaeda non c´è occasione migliore della visita di Bush se vuole marcare la propria presenza. Quanto all´Afghanistan – nonostante le ovvie smentite di Steve Hadley (Consigliere per la Sicurezza Nazionale) e di Scott McClellan, portavoce della Casa Bianca («se ci saranno variazioni al programma, le comunicheremo») – le voci sono insistenti: il presidente potrebbe compiere un blitz a Kabul.