Comunisti e basta

L’attuale situazione politica venutasi a creare con le dimissioni di Prodi e la caduta del governo di centrosinistra rende drammatica la situazione economica e sociale con, in più, il rischio che le prossime elezioni politiche diano alla coalizione di centrodestra la tanto agognata maggioranza assoluta, dai poteri forti ricercata per stringere il cappio intorno al collo della democrazia, della giustizia sociale e delle libertà civili nel nostro Paese.
Un governo rivelatosi assolutamente inadatto a dare risposte ai bisogni dei lavoratori, dei giovani, delle famiglie, dei pensionati, stritolato a tenaglia dal Vaticano e dalla Confindustria, infiltrato da opportunisti (Mastella) e trasformisti (Dini), frenato da logiche di potere (Partito Democratico) e di bottega (Sinistra L’Arcobaleno); un governo dove molti hanno parlato più per il gusto di apparire che per la volontà di incidere in scelte strategiche; un governo che ha pensato bene di attuare la politica – suicida – dei due tempi (prima risanare e poi sviluppare) di cui solo il primo giocato e perso ma utile a consegnare alla destra soldi sempre necessari a foraggiare ulteriormente il capitale finanziario; un governo che ha (timidamente) colpito corporazioni e lobby (le meno potenti) ma che ha (sicuramente) eluso il più etico dei compiti strategici di primo impatto sociale, cioè la redistribuzione del reddito.
E’ – in quanto comunisti – la conferma che le nostre idee, la nostra strategia, le nostre lotte, non possono andare a rimorchio di una delle due teste di un identico corpo: il capitalismo.
Non possiamo continuare a pensare di poter orientare una testa (il pragmatismo di Prodi e dei tecnocrati) contro l’altra testa (il liberismo autoritario di Berlusconi e dei populisti) senza avere una precisa strategia ed attuare una conseguente tattica volta a tagliare in due quel corpo putrido che è diventato il capitalismo italiano; dobbiamo,invece, realmente attrezzarci a rovesciare il sistema di potere capitalistico, a combattere una battaglia lunga e difficile ma tanto più efficace se riusciremo non a compattare gruppi dirigenti ma ad egemonizzare classi sociali già oggi in balia del capitalismo straccione italiano (di per sé facile preda di trust europei e nordamericani), e penso al proletariato, alla piccola e media borghesia, ai piccoli e medi contadini.
Senza un’attenta analisi della società italiana, senza la capacità di studiare per incidere tra le masse, senza conoscere il blocco storico a cui riferirsi, è impresa ardua, per non dire impossibile, tentare il sovvertimento dello stato di cose esistenti.
E’ giunta l’ora di tagliare il cordone ombelicale con forze politiche conservatrici o moderate, inutile allearsi con “i capitalisti buoni” e fare da stampella a riformisti vecchi e nuovi; fronte unito con altre forze di sinistra solo per e con l’obiettivo di abbattere il capitalismo; altrimenti tentare l’assalto al cielo da soli, da comunisti e per l comunismo!!
Salerno, 4 febbraio 2008