Comunisti: Che fare?

Su la testa! Non scoraggiatevi, compagne e compagni! Il progetto della costruzione di un partito comunista in Italia come frutto di un processo

unitario dei comunisti non può essere fermato da uno 0,6% in meno ottenuto nelle elezioni per il Parlamento europeo. Diciamo questo non per idealismo, ma sulla base di una analisi concreta della situazione concreta. Primo: l’esito delle elezioni non é certo positivo poiché non ci da parlamentari europei e ci sottrae dunque anche importanti risorse materiali, decisive, oggi più che mai, per i comunisti per proseguire il loro cammino autonomo. Tuttavia è la realtà delle cose che ci dice che il risultato non è drammatico e ci consente di andare avanti: siamo andati alle elezioni con ancora addosso tutto il peso della sconfitta storica dell’Arcobaleno, che ha agito in modo devastante nell’animo del nostro popolo, spostandolo verso l’astensione o ad un altro voto; siamo andati alle elezioni sotto la scorta della pesantissima scissione filo PD di Vendola che, aiutato da D’Alema e dai media borghesi, ci ha sottratto un 3% dei voti; ci siamo andati con l’oscuramento totale dei media sulla Lista comunista, segno ulteriore di quanto il sistema di potere complessivo sia contro la ricostruzione di un Partito comunista in Italia; ci siamo andati con le tante titubanze di una parte importante del PRC, che hanno ritardato gravemente i tempi del lancio della Lista comunista e non hanno certo contribuito a crearle attorno la necessaria passione popolare; ci siamo andati col trucco Chiesa-Ferrando e con “dirigenti comunisti” che hanno spostato voti verso Di Pietro e lavorato contro la Lista. Nonostante tutto ciò i due partiti comunisti nella Lista hanno ottenuto da soli più consenso ( in termini assoluti e percentuali) delle molteplici forze dell’Arcobaleno. E occorre una riflessione, decisiva: se i due partiti comunisti non avessero scelto la Lista unica quel bottino del 3,4% si sarebbe diviso in due, portando sia il PRC che il PdCI vicini alla soglia dell’estinzione. E ciò va presa come una metafora : divisi, ormai, si muore.

Seconda questione: proprio le elezioni europee ci dicono che la riproposizione di un partito comunista in Italia non è una fissazione di reduci né una coazione a ripetere. Le forze comuniste conseguenti e le forze della sinistra anticapitalista dell’Ue, infatti, non solo tengono, ma avanzano e si rafforzano, inserendosi in quel quadro mondiale che vede, al contrario dell’Ue, lo sviluppo imperioso delle forze rivoluzionarie, della trasformazione sociale e dell’antimperialismo (America Latina, grandi aree dell’Africa e l’Asia della gigantesca triade Russia-Cina-India).

Solo in Italia ( e nella Spagna della fallimentare ed ormai morente Izquierda Unida) i comunisti soffrono e ciò ci dice che la crisi non è- dunque- del movimento comunista e anticapitalista europeo, ma tutta italiana, tutta degli sfortunati eredi dell’eurocomunismo e della devastante triade Occhetto-D’Alema-Bertinotti.

D’altra parte è la stessa crisi profonda della socialdemocrazia europea ad indicare che l’unica strada, contro lo strapotere sociale e culturale del capitale, è quella del ritorno al conflitto e alla riproposizione di un orizzonte anticapitalista: è il tempo cioè dei comunisti e delle forze della sinistra d’alternativa.

Tuttavia, tracciato il quadro entro cui ci muoviamo, dobbiamo essere chiari nel “ che fare ”. Dobbiamo subito, da questo punto di vista, distogliere lo sguardo dal dibattito tra i gruppi dirigenti e recuperare il principio di realtà spostandolo sullo stato d’animo dei militanti comunisti, del PRC e del PdCI. Essi non sono certo in condizioni psicologiche eccellenti e dobbiamo sapere che anche l’intera diaspora comunista ( centinaia di migliaia di potenziali militanti ed elettori) resiste nelle sue certezze ideali su di una corda sospesa nel vuoto e può ancora avanzare e recuperare il terreno di lotta o precipitare nel vuoto della passivizzazione. Ciò che voglio dire – ed è empiricamente chiaro ai comunisti che vivono il loro partito ( sia il PRC che il PdCI) – è che nessuna idea “molle” potrà più riorganizzare e rimotivare ciò che resta del movimento comunista italiano. Occorre, subito, un’idea-forza. Ed una tale idea non è certo quella di una Federazione dei comunisti e della sinistra ( o una delle sue varianti organizzative) e cioè di una sorta di Izquierda Unida italiana. Una proposta di questo tipo sarebbe vissuta dai militanti comunisti come l’ennesimo pensierino debole, un nuovo cavallo di Troia di tipo bertinottiano volto ad eludere e cancellare la questione comunista in Italia (che ha bisogno, per essere risolta, di una piena autonomia : teorica, progettuale, organizzativa, politica ed economica). L’unica idea che può aspirare ad essere lanciata come idea-forza è quella della riorganizzazione dei comunisti in un nuovo e più forte partito unificato ( un partito che dovrà essere poi cardine dell’unità d’azione dell’intera sinistra anticapitalista). Solo questa – allo stato delle cose, di fronte alla frustrazione, al disorientamento, anche ideologico, e alla stanchezza dei militanti comunisti di questo Paese – potrà avere i crismi mobilitanti di una idea-forza.

Che fare per dare le prime gambe al progetto? Occorre, ad esempio, che il Coordinamento nazionale della Lista comunista che si è costituito dia nell’immediato indicazioni di lavoro volte a far si che già nei prossimi giorni, in tutte le città d’Italia, i comunisti del PRC e del PdCI – assieme ai comunisti di altre organizzazioni e a quelli senza tessera e senza organizzazione – si riuniscano per decidere iniziative di lotta unitarie ( chiamando alla mobilitazione gli altri soggetti della sinistra d’alternativa) contro il governo Berlusconi. E sul terreno reale della lotta costruire sia l’unità dei comunisti e della sinistra anticapitalista che i presupposti materiali per la costruzione processuale ( non in tempi biblici, poiché il tempo gioca a favore dell’ ulteriore indebolimento e diaspora dei comunisti divisi) del Partito comunista. E poiché siamo vicini all’estate indicare che in ogni città e paese in cui è possibile farlo i comunisti uniti organizzino le Feste comuniste, aperte alla sinistra. Questo è il livello di mobilitazione sociale necessario al progetto di unità. Vi è tuttavia un altro livello di impegno e di potenziale e alta mobilitazione: quello della ricerca e del dibattito politico e teorico sui temi fondanti relativi alla costruzione di un nuovo Partito comunista all’altezza dei tempi e dello scontro di classe e che tragga lezioni dagli errori commessi sia dal PRC che dal PdCI. Rispetto a ciò avanzo una proposta operativa: che il Coordinamento nazionale della Lista operi per mettere in piedi un gruppo di lavoro di intellettuali e quadri operai ( del PRC, del PdCI, di esterni) col compito di elaborare piattaforme alte su temi centrali del progetto comunista: la crisi del capitale ed il ruolo dei comunisti; la forma-partito; il rapporto con la socialdemocrazia ( affrontato anche in termini teorici e attraverso un’analisi di fase e non solo attraverso moniti contrapposti, tipo: “col PD mai , col PD sempre”); la questione – centrale – del sindacato di classe e ancora. Tali piattaforme dovrebbero poi essere discusse nei territori ( senza l’angoscia del voto che monta nei congressi, ma in modo franco, libero e quindi appassionante) da assemblee di comunisti uniti, al fine di coinvolgere i compagni e le compagne in una ricerca partecipata e vasta avente il doppio obiettivo di avviare un processo pedagogico ed unitario attraverso il dibattito e la ricerca aperta e in quello di unire le persone in carne ed ossa in un percorso unitario anche sul piano della costruzione delle relazioni tra compagni: verso il Partito.