Commento sul voto amministrativo in Sicilia

La tornata elettorale amministrativa che in Sicilia ha interessato 38 comuni, piccoli e grandi, ha avuto come epicentro Catania e Enna. Ma è su Catania, in particolare, che si è addensata l’attenzione del dibattito politico nazionale, visto il forte insediamento del centro-destra nella città etnea. La vittoria del centro-destra dimostra che la crisi del berlusconismo non si è ancora del tutto consumata e che in Sicilia vi è un insediamento dell’avversario di classe che necessita di una risposta politica per quanto concerne le questioni sociali e i temi meridionalistici. Senza una elaborazione su questi versanti il Prc e tutta la sinistra non riusciranno a contrastare l’offensiva conservatrice che emerge dal voto siciliano. Offensiva, peraltro, confermata dalla vittoria del referendum che ha confermato la legge sullo sbarramento del 5% per avere rappresentanza nel parlamento isolano.

L’importanza del test catanese consiste nel fatto che la destra ha manifestato capacità di recupero a fronte della debolezza del centro-sinistra. Ancora: vi è stata l’affermazione di un neonato “movimento per l’autonomia” fondato e diretto dall’euro-parlamentare Raffaele Lombardo, esponente di spicco dell’UDC siciliana fino a qualche giorno fa, che intende fare di Catania e della Sicilia, visti i suoi stretti legami con Cuffaro “vasa-vasa”, il laboratorio politico della “Lega del Sud” da contrapporre al partito di Bossi, incanalando la protesta del Mezzogiorno nel vicolo cieco della rivendicazione corporativa. Intanto, nell’immediato, la rottura di Lombardo con Follini e Casini svuota l’UDC di potere contrattuale, rafforzando Berlusconi.

Scapagnini è stato rieletto con il 52,19 %, meno del 57,03% conquistato dalla coalizione di centro-destra; Bianco ha ottenuto, invece, il 45,67% e la coalizione di centro-sinistra appena il 40,92% (!).

Si tratta di una sconfitta inaspettata, soprattutto da quelli che sono abituati a fare politica nei salotti e con i sondaggi all’americana. In realtà, il voto ha confermato, ove ce ne fosse ancora bisogno, la debolezza del centro-sinistra in Sicilia e della sinistra in modo ancor più macroscopico: Ds, Comunisti italiani, Rifondazione, Verdi, IdV tutti insieme non raggiungono il 10%.

Il risultato di Rifondazione comunista è negativo, sia nel raffronto con le comunali del 2000 (1,87%), sia prendendo come riferimento le provinciali del 2003 e le europee del 2004 (3,4% – 3,5%); il nostro Partito, infatti, ha ottenuto 2143 voti pari all’1,21%, più dell’0,88 dell’IdV e dell’0,51 dei Verdi, ma meno dell’1,56 dei Comunisti italiani.

Il candidato che ha ottenuto più voti nella lista di Rifondazione è il compagno Nino De Cristofaro, dirigente provinciale del Partito e esponente di primo piano della mozione “Essere comunisti” in Sicilia, che conquista 490 preferenze.

Il dato di Catania è il più significativo di tutta la Sicilia, anche se ad Enna il centro-destra perde (e si afferma la coalizione di centro-sinistra, che elegge Rino Agnello sindaco), così come in altre parti dell’isola, anche se il ribaltamento del 61 a 0 è ancora lontano. Anche ad Enna, però, il risultato di Rifondazione non è positivo: il Partito conquista 381 voti di lista che non gli consentono di ottenere il seggio in consiglio comunale.

Il più votato nella lista di Rifondazione ad Enna è risultato il compagno Carmelo Albanese, dirigente della mozione “Essere comunisti” a livello regionale.

Ed è, allora, con stupore e indignazione che abbiamo letto le dichiarazioni rese al “Corriere della Sera” di oggi, 18 maggio ’05, da Francesco Forgione, il quale, di fronte ad un risultato così poco lusinghiero per Rifondazione in Sicilia di cui è stato e continua ad essere dirigente e deputato regionale, insulta il compagno De Cristofaro, mentre dovrebbe lavorare seriamente per la costruzione del Partito e se non ne è capace rassegnare le dimissioni.

*comitato regionale Sicilia – componente del CPN (area “Essere Comunisti”)