Come uno sciopero operaio

Un grande sciopero operaio. Questo è il primo messaggio degli oltre duecentomila lavoratori pubblici che ieri hanno manifestato a Roma per il contratto. La stessa forza, la stessa ironica rabbia verso il governo e le controparti, la stessa voglia di lottare e partecipare delle grandi manifestazioni operaie. Ma non è solo una questione di sentimenti. Oggi i lavoratori pubblici sono un punto decisivo della lotta per i diritti del lavoro. Innanzitutto perché difendendo se stessi, i loro diritti, lottano per mantenere in piedi quel servizio pubblico che il liberismo e la dittatura del mercato vogliono travolgere. La precarizzazione, le privatizzazioni dei servizi, i tagli alla spesa sociale, colpiscono tutti i diritti di tutti noi allo stesso modo con cui l’attacco al salario e ai diritti dei lavoratori pubblici, la loro precarizzazione, mettono in discussione la stessa funzionalità sociale della pubblica amministrazione. Attacco ai contratti e privatizzazione sono dunque due facce della stessa medaglia. Ma c’è di più. Per la prima volta i lavoratori pubblici hanno dovuto scioperare anche contro la Confindustria. Infatti è ormai evidente il patto di scambio politico che c’è stato tra il governo e l’organizzazione degli industriali. Quest’ultima ha approvato le misure sulla competitività del governo Berlusconi, quando queste sono sostanzialmente aria fritta. Il governo ha ricambiato il favore sostenendo la linea della Federmeccanica e della Confindustria sul rinnovo dei contratti nazionali a partire da quello dei metalmeccanici. Anche gli aumenti offerti sono praticamente gli stessi. Il governo ruota attorno al 4% e così pure la Federmeccanica. C’è evidentemente un patto contro il salario che lega l’esecutivo e le imprese. Tutto questo dimostra ancora una volta come la cosiddetta svolta di Luca di Montezemolo sia costruita sostanzialmente sul fumo dell’immagine. Nella sostanza, di fronte al rinnovo dei contratti, padroni e governo stanno assieme, assumono una linea che nega tutte le affermazioni fatte sulla necessità di valorizzare il lavoro. Torna invece l’attacco alle retribuzioni e ai diritti dei lavoratori come unica via per la competitività. Una volta tutto questo si sarebbe definito come alleanza di classe. Mi pare che proprio questo è ciò che si sta realizzando tra Berlusconi e la Confindustria. Messi al dunque, posti di fronte a richieste salariali assolutamente ragionevoli per i pubblici come per i privati, governo e Confindustria assieme dicono no. Questa è la politica economica reale che si fa in questo Paese, il resto sono chiacchiere e convegni.