Come nell’84 sulla scala mobile: è lotta aperta nel sindacato

E’ in corso una furiosa battaglia, che riguarda tutto il centro-sinistra, su un tema decisivo per il futuro della nostra società: il diritto del sindacato a mantenere i suoi poteri contrattuali. Sullo sfondo la scommessa politica dei neocentristi e il dialogo tra Pezzotta e Montezemolo

La posta sono i contratti, i salari, i rapporti con Confindustria

Non è un fatto usuale che il segretario della Cgil scriva di suo pugno sul Corriere della Sera. Sergio Cofferati non l’avrà fatto più di tre o quattro volte. Guglielmo Epifani ieri è intervenuto per la seconda volta. La volta precedente, l’argomento era stato “guerra e terrorismo”. Ieri, il corsivo ha affrontato con molta chiarezza lo spinoso tema dei modelli contrattuali.
Al di là dei contenuti, che vedremo tra poco, l’intervento del segretario generale della Cgil sulle pagine del più autorevole quotidiano italiano segnala una urgenza direttamente al centrosinistra. Insomma, mentre Prodi, Fassino e Rutelli discutono di tutt’altro la Confindustria sferra un attacco senza precedenti contro il movimento dei lavoratori mettendo in discussione l’esistenza del contratto nazionale, ovvero, come ha sottolineato il segretario della Fiom Gianni Rinaldini, del primo strumento di solidarietà tra chi è costretto a legare la sua possibilità di reddito alla busta paga.
Il silenzio del centrosinistra è colpevole. E si capisce anche perchè. Uno dei comprimari del “nuovo corso” di Confindustria è certamente il segretario della Cisl Savino Pezzotta che, come Montezemolo, si è sentito addirittura in dovere di lanciare alla Cgil, che in questo momento sta aprendo la fase congressuale, un ultimatum, quello del 15 settembre, entro il quale dare una risposta alla proposta di revisione del modello contrattuale. Come potrebbe la Cgil dare una risposta in questo momento? Il clima è simile a quello dello scontro sulla scala mobile dell’84. Vale la pena di notare che il segretario della Cisl non ha usato la stessa determinazione per quanto riguarda i continui rinvii del governo non solo sullo scellerato “Patto per l’Italia”, ma anche su Tfr, Mezzogiorno, politica economica. Il segretario della Cisl sa benissimo, come fa notare giustamente il segretario della Cgil, che con questo governo sarebbe impossibile concludere qualsiasi accordo sulla riforma della contrattazione. E non solo per motivi tecnici, visto che l’esecutivo di centrodestra ha sempre cercato lo scontro con il sindacato. Quello di Confindustria, poi, non è un capriccio. Sul taglio del costo del lavoro fonda tutta la sua ipotesi di ripartenza del ciclo economico.

Nel merito, Guglielmo Epifani nel suo intervento sul Corriere della Sera non presta assolutamente il fianco a chi lo accusa di volersi chiudere a riccio. Anzi, lascia intravvedere che sulla durata della validità del contratto, che attualmente è di quattro anni suddivisi in due bienni economici, potrebbe esserci qualche apertura. Ciò da cui non si può prescindere è proprio il valore ‘generale’, ‘per tutto il mondo del lavoro’, sottolinea Epifani, ´che fu la vera novità di quell’accordo (23 luglio, ndr) – prosegue – e che oggi mantiene intatto il suo valore di solidarietà e di coesione’. Epifani, poi, ricorda che l’accordo del 23 luglio ‘fu votato da tutti i lavoratori italiani’. ‘Ogni sua riforma – conclude Epifani – non può che avere lo stesso principio di validazione’.
Nel dibattito sindacale, che in questo momento riguarda l’apertura della fase congressuale della Cgil, non c’è solo la questione del modello contrattuale, ovviamente. E Gianni Rinaldini, che l’altro giorno ha annunciato la possibilità di due tesi alternative, l’ha chiarito bene. Su contratto nazionale, appunto, democrazia sindacale e rappresentanza, si aprirà in Cgil un confronto senza esclusione di colpi. Queste sono ore di frenetico lavorìo, e di strenui tentativi di convincimento, su testi e formulazioni per fare in modo che una categoria così importante come la Fiom non entri in rotta di collisione con il “livello confederale”. Ma nel sostenere le ragioni della difesa del salario, anche se con la dicitura “potere d’acquisto”, e della democrazia come diritto dei lavoratori, e non come concessione, non ci sono solo i metalmeccanici. I vincoli del referendum sull’ipotesi di contratto costituiscono le uniche garanzie perchè non ci sia l’accordo separato.
Proprio pochi giorni fa la “Rete 28 aprile”, che ha in Giorgio Cremaschi uno dei suoi leader, ha annunciato di aver cominciato un percorso che potrebbe portare centinaia tra delegati, segretari e membri di direttivi, verso il documento alternativo. Molto dipende da come andrà il direttivo di lunedì e martedì, dedicato alle tesi del documento unico. Se le “formulazioni” non saranno soddisfacenti Rinaldini è pronto a giocare fino in fondo il suo ruolo incontrando così l’alleanza con Cremaschi. Se sul modello contrattuale la strada dell’accordo è meno insidioso, sugli altri due punti, democrazia e rappresentanza, come fanno notare in molti, potrebbe esserci la “guerra civile”. Lo stesso Gian Paolo Patta, leader di una parte “Lavoro e Società” che pure ha fatto un patto unitario con il segretario generale, l’altro ieri ha annunciato che potrebbero esserci alcuni emendamenti.
Giorgio Cremaschi, a proposito dell’articolo di Epifani, ha commentato: ‘Vedremo come andrà il dibattito interno. Quel che è certo è che non si può andare così rapidamente a un accordo con Cisl e Uil come ha scritto Epifani perchÈ è anche su questi temi che terremo il nostro congresso’.