Come cinque anni fa spunta l’ asse Cisl e Uil

Se qualcuno ancora nutre dubbi, basta che legga la lunga intervista col nuovo leader della Cisl, Raffaele Bonanni, pubblicata ieri da Europa, il quotidiano della Margherita. E avrà chiaro che Romano Prodi rischia di trovarsi davanti un sindacato nuovamente diviso, con Cisl e Uil da una parte e la Cgil dall’ altra. Sulla legge Biagi, sulla riforma del modello contrattuale, sulla necessità di fare della concertazione «il perno delle relazioni industriali». Su tutto questo, continua Bonanni, che il 27 aprile prenderà il posto di Savino Pezzotta, «le nostre posizioni e quelle della Uil sono oggettivamente vicine» mentre «la posizione della Cgil è incomprensibile». Non solo: «L’ atteggiamento della Cgil è ancora meno chiaro in relazione a Cisl e Uil. Lancia un segnale sbagliato, che non va nella direzione di un fronte comune per rilanciare il Paese». Un film già visto da Prodi nel 1996 quando formò il suo primo governo e del quale lo stesso professore farebbe volentieri a meno, visto che ha già non pochi problemi da affrontare. Ma il fatto è che ogni volta che il centrosinistra sale a Palazzo Chigi scoppiano tensioni fra le tre confederazioni. E così è di nuovo in pericolo quell’ unità sindacale riconquistata a fatica negli ultimi due anni, dopo il fallimento del Patto per l’ Italia tra Cisl, Uil e Berlusconi. Come nel ‘ 96 col primo Prodi e come nel ‘ 98 col governo D’ Alema, Cisl e Uil temono che tra la Cgil e l’ esecutivo “amico” si stabilisca un rapporto privilegiato che tagli fuori l’ area più riformista del sindacato. Del resto la Cgil, a differenza delle altre due confederazioni, ha il problema di non farsi scavalcare a sinistra da Fausto Bertinotti (Rifondazione comunista) e Oliviero Diliberto (Pdci). Viene letta in questo senso la richiesta della Cgil di cancellare la riforma del mercato del lavoro (legge Biagi), il no a una riforma della contrattazione se prima non si raggiunge un’ intesa sul questo nel sindacato, lo scarso entusiasmo verso la ripresa della concertazione, cioè di trattative a tre fra governo, imprese e sindacati. E si riascoltano quelle parole d’ ordine che sembravano dimenticate. Dice il leader della Uil, Luigi Angeletti: «Noi non accetteremo veti dalla Cgil. Se sulla legge Biagi e la riforma dei contratti non riusciremo a trovare un accordo, pazienza, andremo avanti lo stesso. Sulla contrattazione si può partire subito, anche se non c’ è una posizione comune». Si rischia una nuova spaccatura come sull’ articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (norme sul licenziamento)? Bonanni, che dello scontro con la Cgil fu nella Cisl uno dei più convinti sostenitori, e che si battè per il Patto per l’ Italia del quale la legge Biagi e figlia, non esiterebbe a ripetersi. Ma lui stesso spiega che c’ è una differenza fondamentale rispetto al 2002: che sulle materie sindacali il governo Prodi non procederà certo d’ imperio e quindi tutto sarà affidato alla trattativa. Paolo Nerozzi, che nella segreteria della Cgil di Guglielmo Epifani, è quello che più ha lavorato per ricucire con Cisl e Uil e che meglio conosce Bonanni è convinto che alla fine, su tutto, farà premio l’ emergenza economica e sociale. «Le condizioni materiali dei lavoratori che rappresentiamo ci faranno stare insieme». Ma è una scommessa che deve fare i conti con stati d’ animo e priorità diversi. Epifani dovrà continuare a tenersi in equilibrio tra una sinistra massimalista che pesa nella Cgil il 20%, contraria alla concertazione e alla politica dei redditi, e il grosso dell’ organizzazione che non vuole certo infierire su un gracile governo Prodi. Bonanni, appena eletto, e Angeletti che al congresso di giugno sarà riconfermato alla guida della Uil, punteranno invece tutto sulla ripresa delle trattative con la Confindustria e col governo per una nuova stagione di riforme. Con Epifani o senza.